Torre del Greco Migranti

Torre del Greco ed i migranti tante domande che non trovano risposte tra informazioni contrastanti che aiutano il crescere delle preoccupazioni, probabilmente non riusciremo a fare chiarezza su tutto in particolare sulle ntenzioni dell’amministrazione ma almento proviamo a correggere l’informazione approssimative ed  allarmante fatta un po attraverso tanti media.

Come tutti i fenomeni complessi bisogna affrontarli dopo aver preso sufficienti informazioni e come quasi sempre non si può essere pro o contro a prescindere.

Semplifichiamo un pò il tutto rendendolo un po più astratto per favorire il ragionamento e non le paure e l’emotività.
Se vi chiedessi
Siete pro o contro la cioccolata?

Se siete a favore mangiatevi qualunque cosa si chiami cioccolata senza vedere marca produttore ed ingredienti, mangiate e basta è cioccolata; la cioccolata oltre ad essere buona ha tante proprieta positive .

Se siete contro non assaggiate nessun dolce che la contenga la cioccolata fa male alla pancia fa venire i brufoli.

Ragionate cosi con la cioccolata ? No mi direste dipende da tante cose dalla quantità dal soggetto dal tipo di cioccolatta dal tipo di produzione ecc. verissimo avete ragione e perchè invece lo fate , per chi lo fa, su temi più importanti portando avanti crociate ?

Parlando ancora di “cioccolata” si può parlare semplicisticamente di cioccolatta come se quella al latte, alle nocciola, fondente o alla menta avessero stesse caratteristiche? ragionando per idealismo per brand per dogmi?

-il discorso è che su situazioni complesse e dipendenti da tanti parametri umani e scientifici qualunque sia l’argomento non si può essere a favore o contrari a prescindere, sopratutto se non si è realmente padroni della materia.

Se lo si fa, si  cade nel ragionare per idealismo per brand per dogmi.

Sempre senza entrare ancora nello specifico non si può trascurare ad esempio che esistano casi particolari e determinati da situazioni particolari (a favore e contro) e non si possono usare queste situazioni come prova del tutto.
Non è un approccio ne scientifico ne logico.
Come non è logico stigmatizzare chi non è d’accordo in tutto su un argomento complesso come contrario su tutto l’argomento.
Se dobbiamo scegliere per cose molto meno complesse come se mangiare o meno la cioccolata su questo riusciamo ad essere d’accordo in tanti sul fatto che la denominazione dell’alimento non ne determina gli stessi ingredienti e gli stessi effetti siano pure prettamente organolettici e non mortali.

Su cose complesse invece molti cadono nell’ accettare tutto o rifiutare tutto, e guai a non essere completamente allineato a una posizione insomma se si ci confronta e si ci informa serenamente e con apertura mentale non è mai inutile se si fanno crociate è diverso allora si concordo è inutile .

 

  non si può essere pro o contro a prescindere ma bisogna vagliare la fattibilità dei progetti messi in atto e preferibilmente che non siano cas ma sprar. cosa significa? continuate a leggere.
Cominciamo subito con una domanda alla quale solo il sindaco può rispondere.Come mai un sindaco che fa tanti proclami contro i migranti fa un bando per accoglierli?
Ebbene si avete capito bene ecco qui di seguito alcuni link del bando.

 

Cosa succede a un migrante che arriva in Italia

sistema-accoglienza1Hotspot, hub regionali, CAS e SPRAR: una breve guida per orientarsi tra sigle incomprensibili e procedure molto macchinose.

Il sistema di accoglienza dei migranti in Italia è diviso tra strutture di prima e di seconda accoglienza.

La prima accoglienza

è gestita dalle prefetture locali che rispondono al ministero dell’Interno, e ne fanno parte gli hotspot e gli hub regionali (che a loro volta sono nati dalla conversione di altre strutture che prima erano dedicate all’accoglienza dei migranti e dei richiedenti asilo, come i CARA e i CDA). La seconda accoglienza è formata dagli SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati).

Prima accoglienza Sulla carta i migranti che arrivano “via costa”, come dice la road map del ministero degli Interni del settembre 2015, devono passare per un hotspot. All’interno dell’hotspot ogni persona viene identificata e fotosegnalata. In teoria – molto in teoria – i migranti soccorsi in mare che fanno richiesta di protezione internazionale all’interno degli hotspot vengono ricollocati negli hub regionali: si parla sia di quelli che rientrano nel cosiddetto programma di relocation (siriani, iracheni, eritrei, che dovrebbero andare nei paesi dell’UE secondo una serie di quote) sia di tutti gli altri. Quelli che invece non vogliono fare richiesta di asilo dovrebbero finire nei CIE (Centri di identificazione ed espulsione) e ricevere un decreto di respingimento.
Secondo la road map del ministero, entro la fine del 2016 gli hub regionali dovrebbero arrivare a mettere a disposizione 15.550 posti rispetto ai 12mila del 2015. Qui i richiedenti asilo dovrebbero rimanere tra i 7 e i 30 giorni. Al termine di questo periodo i migranti dovrebbero essere inseriti negli SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), che sono invece strutture di seconda accoglienza.

Seconda accoglienza

La seconda categoria, almeno sulla carta, viene gestita dalle associazioni che presentano dei progetti in collaborazione con i comuni nei quali verrà istituita la loro struttura. Quindi un’associazione che vuole aprire uno SPRAR a Taranto, per esempio, presenta un progetto insieme al comune di Taranto: c’è una graduatoria, il primo vince e apre la struttura. Qui entrano solo i richiedenti protezione internazionale, in attesa che la commissione territoriale competente – composta da quattro membri, di cui due del ministero degli Interni – valuti la loro domanda e decida se accettarla o meno. Nel 2015 i posti garantiti negli SPRAR erano 22mila, nel 2017 il ministero dell’Interno vorrebbe arrivare a 40mila. Gli SPRAR, a differenza degli hub regionali, dovrebbero garantire percorsi individuali di integrazione: si parla di corsi di italiano ma anche di altri progetti che favoriscano una qualche formazione professionale. Secondo la road map del ministero dell’Interno, la commissione territoriale dovrebbe decidere la sorte dei richiedenti asilo entro 180 giorni dalla loro richiesta (di solito le associazioni si fanno carico dei ricorsi, in caso di diniego). In realtà i tempi sono molto più lunghi e ci sono richiedenti protezione internazionale che attendono oltre un anno prima di ricevere la risposta dalla Commissione territoriale competente.

I problemi

Anche a causa dell’intensificazione dei flussi migratori del 2015, l’intero sistema è ingolfato. Gli SPRAR sono pieni e i richiedenti protezione internazionali rimangono nel sistema di seconda accoglienza per più tempo del previsto, proprio a causa delle lentezze delle commissioni territoriali (che sono aumentate di numero, comunque). A questo si aggiungono le resistenze dei comuni a partecipare a progetti che potrebbero portare all’apertura di nuovi SPRAR, visto il costo politico che una decisione di questo tipo potrebbe comportare. Se gli SPRAR sono pieni, si crea una specie di tappo che blocca il trasferimento dei migranti dalla prima alla seconda accoglienza. Per questo sono stati aperti i CAS (centri di accoglienza straordinaria), che sono una specie di replica degli hub ma che di fatto ospitano richiedenti protezione internazionale che avrebbero diritto ad accedere al circuito degli SPRAR. Anche i CAS sono gestiti dalle associazioni e cooperative che rispondono a un bando del ministero dell’Interno.

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5 cose da sapere sui nigeriani migranti (di serie B)

http://frontex.europa.eu/assets/Publications/Risk_Analysis/Annual_Risk_Analysis_2017.pdf

http://www.ilpost.it/2016/05/29/sistema-accoglienza-migranti-puglia

 

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ITER TEORICO/PRATICO RICHIEDENTI ASILO IN ITALIA – SCHEDA RIUASSUNTIVA

a cura dott. Giulio Ricotti
Definizione categoria. Il richiedente protezione internazionale (di seguito richiedente asilo – R.A.) è un cittadino di un Paese terzo (non UE) oppure apolide, che ha presentato in Italia una domanda di protezione internazionale ed è in attesa della decisione sul riconoscimento dello status di rifugiato (come definito dall’art. 1 della Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status di rifugiato) o di altra forma di protezione.

Il quadro normativo. La normativa internazionale, comunitaria e nazionale, prevede che l’accesso del R.A. al territorio nazionale non debba incontrare limiti o preclusioni formali che possano pregiudicare il diritto ad accedere alla procedura di accertamento dello status di rifugiato.
Gli obblighi corrispondenti a tale diritto, universalmente noti con il termine non refoulement (non respingimento), sono sanciti dall’art.33 comma 1 della Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato.
1. Accesso alla procedura: i valichi di frontiera.
Salva l’ipotesi, assai frequente e anzi storicamente maggioritaria, nella quale l’accesso al territorio nazionale dei R.A. avvenga al di fuori dei valichi di frontiera (a tal proposito ricordiamo,inoltre, che è possibile presentare domanda di protezione quando si è già presenti sul territorio nazionale, in qualsiasi momento, e a seguito di una qualunque forma di ingresso regolare o irregolare) negli altri casi l’ingresso avviene ai valichi di frontiera aeree (utilizzati anche per il rientro da altri Stati dell’Unione Europea dei cd. casi Dublino), terrestri e marittime qualificati come tali dalla normativa comunitaria, abilitati al transito internazionale delle persone, e vigilati dal personale di polizia della frontiera.

Oltre ai valichi di frontiera, sono dunque da considerare le frontiere “de facto”. Il caso di Lampedusa è particolarmente esemplificativo in tal senso.

2. Accesso alla procedura.
La domanda di protezione internazionale è individuale e può essere presentata:
alla Polizia di frontiera, al momento dell’arrivo in Italia;
alla Questura – Ufficio Immigrazione del luogo di dimora.

Si è autorizzati a rimanere sul territorio nazionale per tutto il tempo necessario sino alla decisione della Commissione territoriale.
Il Prefetto, stabilisce un luogo nel quale il R.A. potrà dimorare sino alla conclusione della procedura di esame della domanda di protezione internazionale.

Esiste su tutto il territorio nazionale una forte disparità di trattamento sia nell’accesso alla procedura, che nell’accoglienza. Nella quasi totalità dei casi, la domanda di protezione non è formalizzata nel momento in cui il R.A. manifesta alla Questura/Polizia di frontiera la sua volontà,
viene bensì fornito un appuntamento per sottoporre il R.A. ai rilievi fotodattiloscopici. Solo all’esito di questi ulimi, e solo qualora il R.A. non risulti inserito nella banca dati EURODAC o nello SDI, viene fornito un appuntamento per la formalizzazione della domanda e compilazione del modello C3. Tra i due momenti possono trascorrere dai 20 giorni (possibilità oramai particolarmente inconsueta) ai 4 mesi (si segnalano casi in cui il periodo tra la manifestazione di volontà e l’effettivo accesso ad una struttura di accoglienza, di cui si dirà in seguito, è di circa 10/12 mesi).
In questa prima fase della procedura, attivata ma formalmente non ancora avviata, molti R.A. sono abbandonati a se stessi e costretti spesso a vivere all’addiaccio e/o in sistemazioni di fortuna con ogni evidente conseguenza di disperzione.
I più fortunati, possono in questo frangente trovare accoglienza presso strutture di accoglienza/dormitori comunali (qualora il Comune ne disponga, o vi siano posti liberi) che tuttavia possono non essere riservati ai soli R.A. ma anche a tutti i “senza tetto”, ovvero in altre strutture non-comunali gestite da enti privati di assistenza.

3. Fasi della domanda di protezione internazionale: sintesi.
– Accesso alla procedura (I fase)
– Richiesta di accoglienza (in particolar modo se il R.A. è privo di mezzi di sussistenza)
– Audizione (II fase)
La decisione sulla domanda di protezione internazionale è compito di un organo chiamato “Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale”.
– Decisione della Commissione Territoriale (III fase). La Commissione può:
a) riconoscere lo status di rifugiato;
b) non riconoscere lo status di rifugiato ma concedere la protezione sussidiaria;
c) non riconoscere la status di rifugiato, ma ritenere che sussistano gravi motivi di carattere umanitario e pertanto richiedere alla Questura competente il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari;
d) non riconoscere lo status di rifugiato e rigettare la domanda;
e) rigettare la domanda per manifesta infondatezza.

– Ricorso (IV fase).
Contro la decisione della Commissione è possibile presentare ricorso al Tribunale.
– Ritorno volontario nel Paese d’origine (eventuale). Un R.A. con diniego da parte della Commissione entro 30 giorni dal ricevimento di notifica, oppure un titolare di protezione, può accedere ad una procedura per il rientro volontario nel Paese d’origine.

4. L’accoglienza: il sistema dei Centri.
La tematica dei centri per stranieri a diretta gestione delle autorità centrali rivolti ai R.A. è particolarmente complessa a causa della non omogeneità degli stessi, delle differenti e spesso poco chiare modalità di accesso, e delle frequenti novità di gestione dei flussi a cui si è assistito in particolar modo negli ultimi quattro anni, aggravate dalle ultime situazioni di “emergenza” sopraggiunte (Primavera araba, conflitto in Libia, conflitto in Siria, per citarne alcune).

4.1 Centri di primo soccorso e accoglienza – C.P.S.A. / Centri di accoglienza – C.D.A.
Si tratta di centri dislocati sui principali territori divenute frontiere de facto quali, ad esempio
Agrigento (Lampedusa)
Cagliari (Elmas)
Ragusa (Pozzallo)
La normativa vigente che disciplina i CPSA è carente e si presta ad interpretazioni difformi e discrezionali. Si tratta di strutture destinate a garantire un primo soccorso allo straniero irregolare rintracciato sul territorio nazionale. L’accoglienza nel CPSA dovrebbe essere limitata al tempo e strettamente necessario per stabilire l’identità e la legittimità della permanenza dello straniero sul territorio o per disporne l’allontanamento.

4.2 Centri di accoglienza per i richiedenti asilo – C.A.R.A.
L’accoglienza dei R.A. è un obbligo giuridico per gli Stati membri dell’unione europea. La Direttiva 2003/9/CE prevede norme minime sull’accoglienza dei R.A. finalizzate a “garantire loro un livello di vita dignitoso e condizioni di vita analoghe in tutti gli Stati membri”.
Sul territorio nazionale sussistono centri che sono definiti sia CDA che CARA. La sovrapposizione tra CDA e CARA, in termini di capienza posti, non consente di definire con chiarezza quanti siano i posti riservati all’accoglienza dei R.A.
Se infatti ai CDA vengono condotti gli stranieri in attesa di identificazione e dell’adozione dei relativi provvedimenti amminisrativi, non risulta possibile concludere che tutti coloro che hanno trovato accoglienza temporanea nel CDA abbiano in effetti presentato istanza di asilo.

4.3 Il trattenimento dei R.A. nei Centri di identificazione ed espulsione – C.I.E.
I CIE sono strutture detentive create dalla legge 40/1998 cd. “Turco-Napolitano”, denominate originariamnete Centri di permanenza temporanea (Cpt), il cui scopo è di “trattenere” gli stranieri destinati all’esplusione in attesa dell’esecuzione di tale provvedimento.

L’art. 21 del D.Lgs 25/08 disciplina le ipotesi in cui si da luogo ad un trattenimento di un R.A. in un CIE. Le ipotesi riguardano i casi nei quali il R.A. rientri nelle seguenti condizioni:
siano riscontrabili le condizioni di cui all’art. 1F della Convenzione di Ginevra;
lo straniero sia stato condannato per delitti di cui all’art. 380 commi 1 e 2 c.p.p. ovvero reati stupefacenti, favoreggiamento immigrazione clandestina, tratta, sfruttamento di minori;
lo straniero sia stato già destinatario di provvedimenti di esplulsione diversi da quelli di cui all’art. 13 co.2 lettera a e b del T.U. (pericolosità sociale, sanzione sostitutiva o alternativa alla detenzione, espulsione antiterrorismo).

Si noti che la percentuale degli stranieri effettivamente rimpatriati si attesta solitamente attorno al 40% circa dei trattenuti.

4.4 Sistema di Protezione Richedenti Asilo e Rifugiati – S.P.R.A.R.
Nato nel 2001 come Programma Nazionale Asilo (PNA) grazie a fondi straordinari FER (Fondo Europeo Rifugiati) e fondi derivanti dall’8 per mille IRPEF, è stato istituzionalizzato nel 2002 con la legge 189/2002 cd. “Bossi-Fini”. Il Sistema SPRAR, a differenza dei Centri precedentemente elencati, si basa sull’idea del coinvolgimento dei Comuni nella progettazione ed attuazione di progetti di “accoglienza integrata” sul territorio, con la collaborazione delle associazioni del terzo settore.

Lo SPRAR realizza dunque sul territorio dei progetti di accoglienza, all’inizio pensati in linea teorica come una “seconda accoglienza” dei R.A. e Titolari di protezione (dunque seguente a quella in un CDA o CARA), orientati alla creazione di percorsi di autonomia ed inclusione sociale.

4.5 Altri Centri.
Come precedentemente citato, a seguito di eventi che oramai ciclicamente riguardano i Paesi dell’area nord-africana o del Medio oriente, o di aumento dei flussi migratori in entrata, il Governo ha, negli ultimi anni, risposto con l’istituzione di nuovi Centri di accoglienza non ben definiti da un punto di vista normativo e volti, appunto, ad affrontare delle “emergenze”.
E’ il caso di quanto avvenuto nel 2011 con la cd. Emergenza Nord Africa – ENA, che ha visto coinvolti in rilevanti ruoli di coordinamento anche soggetti del tutto o in parte nuovi alla materia dell’asilo, quali ad esempio il Dipartimento della Protezione Civile; o della gestione di nuovi Centri istituiti nel 2014 e dipendenti direttamente dalle Prefetture.

5. I minori stranieri non accompagnati richiedenti asilo – MSNA.
I minori stranieri non accompagnati richiedenti protezione internazionale sono soggetti che hanno abbandonato da sol il proprio Paese di origine per sfuggire a situazioni di conflitto e/o persecuzioni.
Essi presentano dunque un elevato grado di vulnerabilità dovuto al fatto di essere in primo luogo minori e di non essere accompagnati da uno o entrambi i genitori o dal proprio principale tutore per legge o consuetudine.

L’accoglienza dei MSNA richiedenti asilo è effettuata secondo provvediemnto del Tribunale per i minorenni ad opera dell’ente locale che può predisporla presso una Comunità per minori o, preferibilemente e in caso di disponibilità, presso una struttura dedicata afferente allo SPRAR.
Questa categoria risulta, negli ultimi anni, in costante aumento ma non ha assunto dimensioni tali da risultare di difficile gestione.

 

 

 

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http://www.movimentosangiorgio.it/questi-fantasmi/

Non bastano gli slogan mediatici per sviluppare una cultura dell’ #accoglienza.

Lo sforzo da parte della comunità non può essere preteso senza che i cittadini vengano adeguatamente informati e coinvolti in un processo di #integrazione.

Soprattutto alla luce di trascorsi per niente positivi sulla gestione del progetto #SPRAR (ancora in corso) di 116 migranti “fantasma”, senza che nessuno li abbia mai visti in Città.

Leggi tutto qui: http://bit.ly/2nLx8Pt

L’ Amministrazione ci dica chiaramente come gestirà l’accoglienza e quali obiettivi intende raggiungere attraverso un confronto democratico in pubblica assise.

In foto l’articolo del Cronache di Napoli di oggi. #m5s #SanGiorgioACremano

 

 

 

 

 

Ieri sono giunti a San Giorgio a Cremano 35 migranti provenienti da vari Paesi per essere ospitati in un CAS (centro di accoglienza straordinaria).

Ovviamente sui Social si è scatenato il panico. In molti si è risvegliato un sentimento (evidentemente sopito) di rivalsa, di rabbia. Eppure per altre vicende avvenute “in casa propria”, ben più gravi dal mio punto di vista, in tanti tacciono o preferiscono voltare la faccia.

Questi 35 migranti hanno fatto sprofondare i sangiorgesi nella più profonda depressione. Prima del loro arrivo sembrava quasi che vivessimo in una “piccola Svizzera” come qualcuno ama definirla.

Oggi tutti si scoprono attivisti impegnati, preoccupati delle faccende politiche nazionali e locali.

Insomma grazie a questi 35 poveri migranti si è risvegliato nel sangiorgese un sussulto di reazione rispetto all’ambiente che ci circonda.

Pochi sono stati i commenti sensati che ho avuto modo di leggere. Gran parte di essi frutto di contrapposizioni ideologiche. Perchè noi ormai siamo abituati a tifare, e basta. A schierarci senza mai approfondire ciò che va oltre alcuni fenomeni.

Non saprei se per ignoranza o per convenienza. Ma nessuna delle due ipotesi esclude l’altra perchè in fondo ad essere ignoranti (nel senso di ignorare, di rifiutarsi ad apprendere) conviene senz’altro.

Nel frattempo, tra risse virtuali e cori ultras comodamente seduti da casa o dal proprio smartphone, c’è chi specula sulla disperazione umana.

Questi 35, tra uomini e donne, persone lontano dai loro paesi di origine, derubati di tutto, persino della loro identità, un miracolo però lo hanno compiuto: hanno svegliato le coscienze scuotendo gli animi dormienti.

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http://www.comune.torredelgreco.na.it/index.php/tutte-le-news/archivio-primo-piano/item/344-urban-innovative-actions-il-comune-cerca-partners

http://www.comune.torredelgreco.na.it/index.php/tutte-le-news/archivio-urp-informa/item/333-avviso-bando-europeo-urban-innovative-actions-uia

http://www.trasparenza-comune-torredelgreco.it/CallPage.php?dir=Bandi%20di%20gara%20e%20contratti&id=872

Pubblicazione Avvisolink al documento
Avvisolink al documento
allegato Alink al documento

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http://trasparenza.comune.torredelgreco.na.it:8080/documents/10881//4073513//91.pdf



FONTE : MoVimento 5 Stelle Torre del Greco

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