Casualmente qualche giorno fa ho visto su Netflix A Ciambra, un film di Jonas Carpignano che racconta la vita di rom e africani a Gioia Tauro, una sorta di ritratto di un mondo che molti preferiscono evitare di conoscere e disprezzare a prescindere.

Proprio nella piana di Gioia Tauro, in una zona contrassegnata dalla totale assenza dello Stato, è stato barbaramente ucciso, sabato scorso, il sindacalista di origine maliana Soumaila Sacko.
Ovviamente tutti gli intellettualoidi da salotto nostrani, come ampiamente prevedibile, non hanno perso tempo a buttarla in caciara facendone una questione politica di razzismo e immigrazione. Cosa che non c’entra assolutamente nulla.

Soumalia Sacko non è stato ucciso dal razzismo o dalle uscite (sicuramente inopportune) di Salvini, è stato ucciso perchè era schiavo in una terra di nessuno dove si può fare il tiro al bersaglio contro quello diverso, più debole. Una terra dove ci sono padroni e schiavi e va bene così. Una terra che lo Stato Italiano (quello che gli intelluatoloidi antifascisti hanno sempre difeso su tutti i giornali e salotti tv) ha lasciato volutamente in mano alla ‘ndrine, che controllano tanti voti e gestiscono grossi patrimoni.

Sacko è stato ucciso perchè al sud Italia per essere competitivi sul mercato si fa caporalato, perchè gli africani “lavorano” a 2 euro l’ora e sono costretti a vivere in lager fatti di lamiere e rottami e a comprare ciò che il padrone impone. (vi consiglio a proposito di leggere la storia di Yvan Sagnet, che si ribellò al caporalato in puglia goo.gl/uc5Zj8).

Il problema di questa vicenda non è il razzismo. Il problema è il neoliberismo, la globalizzazione incontrollata e la grande distribuzione organizzata.
Quella che vediamo è la guerra tra poveri che ne scaturisce come conseguenza. Il produttore che per competere con chi fa schiavitù dall’altra parte del Mondo è costretto a fare schiavitù a casa sua. E’ una spirale di follia, una corsa a chi schiavizza di più o peggio, andate a vedere le condizioni di lavoro negli agrumeti delle multinazionali in Africa o nei campi di caffè o di banane in sud America.

In questi anni ci siamo battuti per equità nel commercio, per la reciprocità delle regole, affinché il libero scambio sia lo strumento per aumentare i diritti altrove, non per abbassarli a casa nostra come fatto finora. Ho fatto approvare relazioni di iniziativa in Parlamento Europeo dove si chiede alle multinazionali europee di rispettare gli stessi standard di produzione in Europa quando producono altrove per poi tornare a vendere qui. Ma evidentemente i tempi non sono ancora maturi.

Se gli intellettualoidi alla Saviano vogliono trovare un colpevole in questa storia, oltre alla bestia che ha premuto il grilletto, il colpevole è di chi ha chiuso gli occhi e ha lasciato fare caporalato nei campi del sud Italia e di chi ha lavorato sodo per favorire le multinazionali e questo folle sistema neoliberista. Ed in entrambi i casi il colpevole è lo stesso che gli paga lo stipendio o qualcuno dei loro commensali.

Che il sacrificio di Sacko serva almeno a rendere tutti consapevoli che così non si può andare avanti.

SACKO È STATO UCCISO DALLA GLOBALIZZAZIONE, NON DAL RAZZISMO Casualmente qualche giorno fa ho visto su Netflix A…

Pubblicato da Ignazio Corrao su martedì 5 giugno 2018

 

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FONTE : Ignazio Corrao