PROGRAMMA DI GOVERNO #M5S: Smart Nation – Pubblica Amministrazione Digitale per una Smart Nation

Digital PA

Indice

Introduzione 1
Contesto 1
Obiettivi 3
Semplificare i rapporti tra Amministrazione e cittadini 3
Proposte 4
Puntare sugli Open Data 4
Attuare il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD): la ‘cittadinanza digitale’ 4
Superare il Digital divide 5
Riorganizzazione e Formazione del personale della PA 5

Introduzione

Contesto
La Commissione Europea, a marzo 2017, ha pubblicato il Digital Economy and Society
Index (DESI) relativo all’anno 2017, ossia l’indice che permette, attraverso l’analisi di alcuni
specifici ambiti, quali connettività, capitale umano, uso di internet, integrazione delle
tecnologie digitali e servizi pubblici digitali, di misurare lo stato di avanzamento dei Paesi
membri dell’Unione Europea nell’ambito della digitalizzazione dell’economia, del sistema
pubblico e della società. Il rapporto DESI vede l’Italia ancora collocata al venticinquesimo
posto, seguita da Grecia, Bulgaria e Romania, che evidenziano performance peggiori in
materia di digitalizzazione. Sebbene vi siano stati alcuni miglioramenti rispetto al 2016 in
termini di connettività, l’utilizzo delle tecnologie digitali da parte delle imprese e la fornitura di
servizi pubblici online è sotto la media europea. La diffusione della banda larga è ancora
bassa, ma il fattore particolarmente critico è la mancanza o scarsa presenza di competenze
digitali, principale fattore di freno allo sviluppo dell’economia digitale e della società. Uno
scenario riportato anche nel documento conclusivo dell’Autorità Garante della Concorrenzae del Mercato (Agcm) e dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) concluso
nel novembre 2014 e intitolato “Indagine conoscitiva sulla concorrenza statica e
dinamica nel mercato dei servizi di accesso e sulle prospettive di investimento nelle
reti di telecomunicazioni a banda larga e ultra-larga (IC 48) ​”: «l’Italia non è attualmente
un Paese caratterizzato da una diffusa cultura digitale: rispetto ai principali Stati Membri
dell’Unione Europea, sono poche le imprese e le famiglie connesse ad Internet e risulta
relativamente poco intensivo l’utilizzo dei servizi digitali online ad elevata capacità».
L’indice europeo DESI registra che i servizi pubblici on line sono in linea con la media
europea, ma il dato più critico è che il loro utilizzo è in netta discesa rispetto al 2016 e che, in
particolare, l’utilizzo di servizi di e-government è sceso dal 18 al 16%, da confrontare con il
34% della media europea. Eppure la rilevanza dei servizi di e-government è ormai
riconosciuta anche a livello internazionale, in quanto essi rappresentano un importante
indicatore della competitività e affidabilità del Paese.
Le Nazioni Unite, nel Rapporto annuale sull’e-Government, quale strumento di sviluppo
sostenibile del 2016, hanno evidenziato un sensibile aumento dei Paesi che usano strumenti
informatici nella Pubblica Amministrazione per offrire pubblici servizi online ai cittadini. Le
ragioni di questo crescente interesse per la digitalizzazione della Pubblica amministrazione
sono da ricondurre alla stretta relazione tra progresso tecnologico e sviluppo economico
degli Stati.
Come evidenziato dalla ricerca della Banca d’Italia, intitolata “L’E-Government in Italia:
situazione attuale, problemi e prospettive”: «Da un lato, accrescendo l’efficienza dei processi
interni alla PA, l’informatizzazione aumenta la produttività del settore pubblico e genera
risparmi di spesa liberando risorse da destinare ad usi produttivi alternativi; dall’altro,
migliorando l’offerta dei servizi pubblici a cittadini e imprese, essa sostiene la produttività del
settore privato.».
È indubbio che l’uso delle tecnologie sia un importante strumento di riforma e
modernizzazione della Pubblica amministrazione ai fini della semplificazione e
riorganizzazione dei procedimenti e, soprattutto, di una maggiore e più efficiente interazione
tra Stato e cittadini. Come evidenziato anche dall’OCSE nel luglio 2014 nella
raccomandazione sulle strategie del Governo digitale, il ricorso a tali tecnologie è
fondamentale ai fini della realizzazione di un’amministrazione aperta, innovativa, partecipata,
responsabile e meritevole di fiducia da parte dei cittadini.
Sono ancora molte in Italia le carenze e le debolezze di carattere sistemico che occorrerà
affrontare. A livello locale, secondo una indagine ISTAT, intitolata “Le tecnologie
dell’informazione e della comunicazione nella pubblica amministrazione locale”, realizzata a
gennaio 2017, ci sono ancora forti ritardi se si considera che oltre il 40% dei Comuni con
popolazione superiore ai 60 mila abitanti non mette a disposizione data base aperti e che
meno di un quarto delle Amministrazioni locali ha aperto data base relativi a settori cruciali
come Ambiente e Trasporti. A livello regionale, il rapporto annuale per il 2016 dell’Agenzia
per l’Italia Digitale (AGID) evidenzia una distribuzione molto eterogenea del tasso di apertura
delle banche dati (dal 72% circa della Regione Lombardia al 4% circa di Abruzzo e
Campania).
Occorre anche rilevare le carenze del catalogo delle basi dati in possesso delle pubbliche
amministrazioni il cui censimento nel 2014 è stato affidato all’AGID.
I ritardi in termini di impatto dei dati aperti sono stati rilevati dalla Commissione europea nel
monitoraggio sulla maturità delle politiche per gli open data degli Stati Membri in cui l’Italia sicolloca sotto la media europea. In particolare, l’Overview sull’Italia del settembre 2016,
reperibile sull’European Data Portal, riferisce che l’analisi della strategia del governo italiano
da parte della Commissione europea ha evidenziato alcuni fattori di ritardo, quali: l’assenza
di un orizzonte temporale di medio-termine per la programmazione dell’apertura delle basi
dati e di misure per l’aggiornamento regolare dei data base aperti; la scarsa interattività del
portale nazionale; il mancato monitoraggio dell’utilizzo dei dati in termini quantitativi e
qualitativi; l’assenza di studi da parte del governo sulla domanda di dati aperti e di analisi sul
loro impatto in termini di sviluppo economico e miglioramento delle prestazioni pubbliche.
Le numerose disposizioni in materia di attività digitale delle pubbliche amministrazioni sono
raccolte nel Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), con l’obiettivo di delineare un
quadro normativo adeguato a promuovere e disciplinare la diffusione dell’utilizzo delle
tecnologie dell’informazione non solo nell’ambito dell’attività interna delle pubbliche
amministrazioni, ma anche nei rapporti con i cittadini e con le imprese, realizzando una
progressiva riduzione dei costi e, contestualmente, un incremento dell’efficienza e della
trasparenza. Il Codice afferma innanzitutto il principio secondo cui le pubbliche
amministrazioni centrali e locali sono tenute ad organizzarsi, per garantire «la disponibilità,
la gestione, l’accesso, la trasmissione, la conservazione e la fruibilità dell’informazione in
modalità digitale».
Nella Legislatura che si è appena conclusa, il Governo è stato delegato ad attuare una
nuova riforma del Codice dell’Amministrazione Digitale, il quale aveva già subito negli ultimi
dieci anni vari interventi di modifica, quasi tutti al di fuori di un quadro organico e ad opera di
nuove disposizioni contenute in provvedimenti omnibus. In attuazione della delega è stato
adottato il d.lgs. 26 agosto 2016, n. 179, che ha apportato ulteriori rilevanti modifiche al
CAD, con l’obiettivo, non raggiunto, di superare le criticità emerse nell’attuazione delle
precedenti riforme e di affrontare i nodi delle inefficienze del processo di digitalizzazione
della Pubblica Amministrazione italiana.
Obiettivi
Semplificare i rapporti tra Amministrazione e cittadini
Gli obiettivi principali legati alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione sono:
● semplificare i rapporti tra Amministrazione e cittadini;
● ridurre le duplicazioni di attività e controlli, garantendo che l’onere della raccolta delle
informazioni già in possesso del settore pubblico gravi solo ed esclusivamente sulle
amministrazioni;
Nonostante in questi anni siano stati adottati strumenti volti ad avviare attività e progetti di
digitalizzazione della PA, i risultati sono ancora lontani dagli obiettivi dell’Agenda Digitale
Europea e della stessa Agenda italiana.Proposte
Puntare sugli Open Data
La trasparenza amministrativa, intesa come libero accesso al patrimonio informativo
detenuto dalle pubbliche amministrazioni, ha conquistato un posto di rilievo nell’agenda delle
riforme amministrative di quasi tutti i Paesi avanzati. Sinora, in Italia, l’enfasi è caduta sugli
obblighi di pubblicazione in modo da rendere disponibili dati puntuali per assicurare il
controllo da parte dei cittadini sull’organizzazione e sul funzionamento delle pubbliche
amministrazioni. Negli altri Paesi l’accento è stato invece posto sugli open data come forma
di trasparenza che rende accessibili i data base detenuti dalle pubbliche amministrazioni.
Gli Open Data rappresentano uno dei temi principali su cui il Movimento 5 Stelle
intende puntare per valorizzare il patrimonio informativo in possesso delle Pubbliche
Amministrazioni. A tale scopo è indispensabile rendere effettivo, a tutti i livelli
amministrativi, il processo di pubblicazione dei dati per il loro successivo riutilizzo. A
beneficiare degli open data, infatti, possono essere in primo luogo le stesse amministrazioni
in termini di miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia della propria azione. In secondo
luogo, i data base liberamente riutilizzabili sono un fattore di sviluppo economico, in quanto
esse possono essere impiegate per creare nuovi servizi e applicazioni. Per rimuovere gli
ostacoli e colmare i gap sopra citati occorre: adottare nuove Linee guida nazionali per la
valorizzazione del patrimonio informativo pubblico e intervenire non solo, come fatto sinora,
sugli aspetti di carattere tecnico pur necessari (standard, formati, vocabolari, metadati), ma
anche sugli aspetti di carattere organizzativo in termini di fasi e responsabilità del processo
di apertura delle basi dati.
Attuare il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD): la
‘cittadinanza digitale’
Anche a seguito della riforma recentemente varata, uno dei grandi problemi del CAD
resta la mancata effettiva adozione dei provvedimenti attuativi ​, in parte attribuibile
all’assenza di coordinamento dei centri decisionali e alla frammentazione delle numerose
amministrazioni di volta in volta coinvolte nei processi che ha generato rallentamenti e
sprechi di risorse. Il Movimento 5 Stelle intende perseguire una visione strategica della PA
digitale, che si traduce, da un lato, nel dare seguito e nuovo impulso al percorso di
digitalizzazione, intrapreso ormai da anni ma ancora non giunto alla definitiva transizione al
digitale, e, dall’altro, nel dare coerenza e concretezza all’insieme degli interventi che il
Codice dell’Amministrazione Digitale prevede in materia di riforma della Pubblica
Amministrazione.
A tal fine, il Movimento 5 Stelle punta all’effettiva realizzazione della cosiddetta
‘cittadinanza digitale’ ​, in primis promuovendo la diffusione generalizzata del domicilio
digitale delle persone fisiche, e alla definizione di modelli di standardizzazione einteroperabilità dei diversi livelli amministrativi, anche prevedendo l’esercizio di poteri
sostitutivi nei confronti delle amministrazioni inadempienti, dando così maggior rilievo al
coordinamento a livello centrale per assicurare la funzionalità del sistema.
Superare il Digital divide
Una delle principali criticità della totale digitalizzazione dell’Amministrazione pubblica è il
rischio di esclusione per un rilevante numero di cittadini, quali anziani, disabili, soggetti con
bassa scolarità, emarginati, abitanti in aree remote o rurali, in ritardo con l’alfabetizzazione
informatica.
L’effettiva digitalizzazione dei procedimenti amministrativi necessita dunque che venga al più
presto colmato il cosiddetto “digital divide”, cioè il divario nella popolazione tra coloro che
conoscono e usano efficacemente gli strumenti informatici e coloro che, per diversi fattori,
non vi hanno accesso.
Occorre garantire a tutti l’accesso ai servizi offerti dalla Pubblica Amministrazione
attraverso un processo inclusivo, sia di cittadini che di imprese, e politiche volte a
diffondere l’uso di Internet per aumentare il grado di alfabetizzazione digitale.
Riorganizzazione e Formazione del personale della PA
La realizzazione di progetti di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione è ostacolata,
in molti casi, anche dalla mancanza di competenze specifiche degli impiegati della PA. Una
lacuna a causa della quale si è spesso costretti a esternalizzare funzioni e progetti dedicati
riducendo così la capacità di monitoraggio e controllo delle attività.
Occorre pertanto riorganizzare il personale della PA favorendo l’inserimento di nuove
risorse, in particolare giovani, con competenze specifiche nell’ambito dei processi di
digitalizzazione, e investire su iniziative specifiche di formazione del personale già
impiegato, ​sia per l’aggiornamento delle competenze tecniche già acquisite sia, in generale,
per l’adeguamento del livello di alfabetizzazione digitale di tutto il personale.

Questa pagina e’ qui servita solo allo scopo di migliorare l’accesso all’informazione.
Per il programma ufficiale del governo #m5S, si prega di fare riferimento a: http://www.movimento5stelle.it/programma/

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