Per non dimenticare: Chernobyl (Ucraina) Il 26 aprile di ventisette anni fa

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Il 26 aprile di ventisette anni fa, una violenta esplosione e un incendio nell’impianto nucleare di Chernobyl (Ucraina) portarono alla dispersione di enormi quantità di radiazioni nell’atmosfera, che si diffusero in buona parte della Russia occidentale e dell’Europa. Fu il più grave incidente nella storia dell’utilizzo del nucleare per scopi civili e da allora si lavora ancora per contenere le radiazioni emesse dal reattore della centrale e, fondi permettendo, alla costruzione di un nuovo “sarcofago” che isoli il più possibile la fonte delle radiazioni dall’ambiente circostante.
L’incidente avvenne in seguito a una avaria al reattore numero 4 della centrale nel corso di alcuni test di sistema. Si verificò un sovraccarico di potenza e, quando i tecnici provarono una procedura d’emergenza, si verificò un nuovo picco che portò l’involucro del reattore a creparsi e a una serie di violente esplosioni. Il nocciolo rimase scoperto e questo causò un incendio e la dispersione dei fumi radioattivi nell’atmosfera. Negli anni seguenti le indagini su quanto accaduto misero in evidenza gravi responsabilità da parte di chi gestiva l’impianto e carenze di sicurezza e manutenzione.
I morti a causa dell’incidente furono ufficialmente 31 nel 1986, ma a questi vanno aggiunte tutte le persone rimaste contaminate e morte negli anni seguenti. Fare una stima precisa è pressoché impossibile perché le variabili in gioco sono numerose. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che la dispersione delle radiazioni sia stata la causa principale di 4mila – 9mila morti negli anni seguenti, ma alcune associazioni ambientaliste come Greenpeace ipotizzano che le vittime possano essere state almeno 200mila.
 
 

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