Nel contratto di governo tra MoVimento 5 Stelle e Lega non esiste alcun riferimento all’uscita dall’euro.
Il candidato ministro dell’economia Savona aveva sottoscritto il contratto quindi si impegnava a rispettalo.
Il Presidente del Consiglio indirizza l’attività del governo e ha tutto il potere, quindi, di fermare eventuali proposte contrarie allo spirito della maggioranza di governo.
Il consiglio dei ministri vota sul calendario del governo e ha quindi tutta la possibilità di stoppare un ministro che voglia far da sé.
È evidente quindi che nessuno ministro, da solo, possa imporre una scelta politica piuttosto che un’altra.
È evidente di conseguenza che la storiella della necessità di respingere Savona sia tutta una montatura del Colle, della stampa e dei poveri piddini.
Continuiamo…
Qualcuno dice che bloccare Savona fosse nelle facoltà del Presidente della Repubblica. Falso.
Quelle che seguono sono solo tre tra le molteplici interpretazioni autorevoli del rapporto tra Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio incaricato nella formazione del governo:
1 – Temistocle Martines
Appartengono alla categoria degli atti (formalmente presidenziali, ma sostanzialmente) governativi gli atti che siano espressione di attività di indirizzo politico (ad es. la nomina dei Ministri);
2 – Caretti-De Siervo
La disciplina costituzionale appare esplicita nell’escludere un potere del Presidente della Repubblica nella scelta dei Ministri.
3 – Bin-Pitruzzella
Se i rapporti tra i partiti sono stabili, saranno le stesse forze politiche a determinare i contenuti delle decisioni fondamentali, ed il capo dello stato si limita ad esercitare i suoi poteri per garantire il rispetto di alcuni valori costituzionali.

In nessun passaggio, di nessun costituzionalista, esiste l’ipotesi che il Presidente della Repubblica possa imporre un orientamento politico alla maggioranza di governo o ai suoi membri.

Di tutto questo ho parlato a La7 poco fa…buona visione.



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