Marangoni. Interrogato il Ministro Di Maio per fare chiarezza su progetto rilancio industriale

Con buona pace di Olivi, purtroppo la situazione della Marangoni non è affatto rosea. Nonostante gli incentivi ricevuti e dopo essersi liberata negli anni recenti di decine di lavoratori occupati nello stabilimento di Rovereto, la proprietà non pagherebbe nemmeno più i contributi previdenziali integrativi mentre l’assessorato e la Provincia si rifiuterebbero persino di comunicare con i rappresentanti sindacali.

Dal momento che a noi del M5S questi comportamenti non stanno per niente bene e visto che l’assessorato provinciale pare in tutt’altre faccende affaccendato, per avere informazioni abbiamo interpellato la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati che attraverso il suo vicepresidente Tripiedi ha ritenuto opportuno presentare un’interrogazione al ministro Di Maio, segnalandogli la grave situazione e chiedendo un intervento del Ministero al fine di provare a dare risposte ai lavoratori della fabbrica di pneumatici.

L’assessore Olivi può pure continuare a raccontare e a raccontarsi le meraviglie che immagina di aver realizzato. Lontano dalla sua poltrona dorata esiste una realtà che deve fronteggiare quotidianamente l’incertezza e che della sua propaganda autoincensatoria ed autoassolutoria non sa proprio che farsene. A queste persone spetta un trattamento dignitoso e onesto, e se lui non è in grado di garantirlo sappia che il M5S ha a cuore il destino dei lavoratori della Marangoni e la volontà di dare una sterzata ad una situazione che lui sta lasciando colpevolmente andare alla deriva.

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Segue interrogazione parlamentare 5-00408 del 12 settembre 2018

TRIPIEDI, PALLINI, COSTANZO,  DAVIDE AIELLO,  PERCONTI,  INVIDIA, TURRI, SIRAGUSA, SEGNERI e GIANNONE. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

   lo stabilimento sito a Rovereto della Marangoni spa produce materiali in gomma e pneumatici ricoperti. Nel 2008, per la prima volta si era paventata l’ipotesi di un consistente ridimensionamento occupazionale e il profilarsi di un esubero di 80 lavoratori con il ricorso alla Cassa integrazione guadagni ordinaria, fino all’esaurimento nel 2010;

   nel 2009, la provincia autonoma di Trento, attraverso la controllata Trentino Sviluppo spa, è intervenuta a sostegno dell’attività produttiva con lo strumento finanziario del lease-back acquistando 109.000 metri quadrati di capannoni per 40,9 milioni di euro. A fronte dell’intervento, a partire dai 324 dipendenti impiegati a fine 2009, la provincia autonoma di Trento ha chiesto il rispetto del vincolo occupazionale per 300 dipendenti fino al 2013;

   nel 2013, attraverso una procedura negoziale, la Pat ha riconosciuto un contributo finanziario di 1,6 milioni di euro a sostegno di un progetto di ricerca e sviluppo con impegno di occupazione per 320 dipendenti sino al 31 dicembre 2016;

   il 18 luglio 2014 si è proceduto con gli «accordi di competitività e rilancio» con condivisione del piano industriale 2014-2017 e garanzia della salvaguardia dei livelli occupazionali;

   ad agosto 2015 è stato siglato un accordo di Cassa integrazione guadagni straordinaria di 12 mesi fino al 23 agosto 2016 per tutto il personale dipendente, con la dichiarazione di 50 esuberi a cui nell’autunno successivo, vista la decisione di delocalizzare in Sri Lanka il reparto «gomme piene», se ne sono poi aggiunti altri 40. A febbraio 2016, la direzione ha comunicato l’aggravarsi ulteriore della crisi e il conseguente probabile aumento del numero di esuberi stimato in 120/130 lavoratori;

   a marzo 2016 il consiglio provinciale ha approvato all’unanimità una mozione di indirizzo a sostegno delle iniziative sindacali messe in campo per tutelare i lavoratori;

   il 4 ottobre 2016, successivamente all’accordo di mobilità che riguardava 46 esuberi, è stato sottoscritto il protocollo con la Pat per altri 30 esuberi;

   il 26 novembre 2016 è stato presentato il nuovo amministratore delegato Maggioni;

   il 13 dicembre 2016 è stata costituita la new.co M.I.T. con Onyx poi ceduta alla multinazionale nel maggio 2017;

   il 26 gennaio 2017, Maggioni ha presentato il business plan articolato su due assi: il primo di tipo commerciale (conquista di nuove fette di mercato); il secondo di natura organizzativa (efficienza e qualità). L’obiettivo principale è stato quello di evitare, per il 2017, esuberi occupazionali;

   il 16 febbraio 2017, si è svolta la prima e unica riunione del «tavolo tecnico» richiesta dalle organizzazioni sindacali rispetto alla situazione produttiva e alle notizie relative alla morosità dell’azienda sul lease-back;

   il 22 giugno 2018 si è svolto l’incontro con Maggioni dove è stata ribadita la gravità della situazione produttiva/finanziaria. Maggioni si è dimesso a sorpresa l’8 agosto 2018;

   i rappresentanti sindacali, nella conferenza stampa del 3 settembre 2018, hanno comunicato la situazione finanziaria critica; la sostituzione dell’amministratore delegato non è ancora avvenuta; il progetto industriale è in situazione di totale incertezza; vi sono gravi ritardi nel pagamento dei fornitori nonostante nel periodo interessato il fatturato sia stato in linea con il budget; risultano due trimestri di quote di previdenza integrativa non versata ai lavoratori. Ad oggi, i lavoratori non hanno ricevuto alcuna spiegazione da parte della proprietà e dall’assessorato competente della provincia –:

   se il Ministro interrogato, per quanto di competenza, non intenda assumere iniziative per la verifica degli accordi siglati e per il rispetto dei vincoli occupazionali nonché degli impegni per il riassorbimento dei lavoratori in esubero e per la loro riqualificazione professionale.
(5-00408)



FONTE : MoVimento 5 Stelle Trentino