Il lavoro dei nostri figli

di Alessandro Cacciato – Il mondo è cambiato ma sembra che nessuno se ne sia accorto. Dobbiamo darci una svegliata tutti quanti. É questa la riflessione che faccio quando leggo i dati del World Economic Forum che ci dicono che il 75% dei bambini che oggi frequentano le scuole elementari, andranno a fare un lavoro che non esiste più.

Ma tutto il mondo delle professioni è cambiato. Se hai la fortuna di lavorare, negli ultimi 15 anni, avrai visto come tutto è cambiato e come tutto cambierà sempre più velocemente.

Ma ci sono altri temi e ci sono altri frontiere. Ci sono frontiere come ad esempio il fatto che i dati sono il nuovo petrolio. Mi riferisco agli open data e big data e l’Iinternet of Things. Oggi ci sono dei bambini, dei ragazzi, che riescono a creare degli oggetti connessi con la rete, mi riferisco ad esempio alla scheda Arduino, che è un micro controllore che costa poche decine di euro e che ti permette di realizzare un impianto di videosorveglianza connesso col tuo cellulare o un drone.

Ma ancora ci sono i temi come quello del blockchain. Se non sai di cosa io stia parlando sicuramente stai guardando questo video da uno Smartphone connesso alla rete e allora basta che digiti sul tuo motore di ricerca preferito questa parola e avrai milioni di risposte in pochi secondi e un’infinità di video tutorial, dove poter capire che cosa sia il blockchain.

Ma se sei con un gruppo di amici e vuoi sviluppare un’idea, allora magari potrai venire a conoscenza di come creare un buon brain storming. E quando sei riuscito a plasmare con i tuoi amici un’idea di business come la metti su carta?

Allora avrai bisogno di strumenti, ad esempio c’è il Business Model Canvas, che attraverso uno schema, dove devi rispondere a delle domande, in poche ore saprai chi fa cosa, senza ricorrere a riunione fumose, dove magari alla fine non sai da dove cominciare. Questa cosa è in pratica l’anticamera del Business Plan o del Revenue Model.

E ancora, siccome il nuovo mondo del lavoro avrà mille problematiche, c’è bisogno di un approccio multidisciplinare per risolvere questi problemi. Ma di queste cose chi ne parla ai nostri giovani?

E allora magari tutto questo dovrebbe entrare nel mondo della scuola perché non esiste attualmente, o meglio, la dove esiste, è perché ci sono dei professori e dirigenti scolastici che cercano in tutti i modi di cavalcare l’innovazione, invece di subirla. Tutto questo dovrebbe entrare nei programmi ministeriali.

Ma attenzione facciamo una piccola parentesi, prima di dare anche degli spunti per delle soluzioni, guardiamo un po’ i nostri giovani italiani dove si sono iscritti nell’anno scolastico 2018/2019?

Bene il 55.3% ha scelto un liceo, il 30.7% un l’istituto tecnico del 14% l’istituto professionale.

Ora la regola generale dice che chi sceglie un liceo molto probabilmente continuerà la propria formazione all’università. Bene, ma i dati universitari sono scioccanti, perché il 60% degli universitari immatricolati non arriva alla laurea. Si ferma prima. Parliamo di due ragazzi su tre e questi vanno ad affollare le percentuali dei neet, specialmente al sud dove la crisi è più forte.

E dunque al sud abbiamo un 34.2% di neet, ovvero di quei ragazzi che non lavorano, non studiano e non fanno alcun corso abilitante a delle professioni, e la disoccupazione al sud è arrivata così al 33.1%.

Tutto questo ha portato alla fuga di 2 milioni di menti fresche, di giovani, di idee, solo negli ultimi 16 anni. Così come sono andati fuori, negli ultimi 16 anni, oltre 200.000 laureati, dove lo Stato ha speso circa 30 miliardi per formarli e li ha regalati ad altri Stati che li hanno saputi accogliere. Li hanno saputi accogliere forse anche perché investono di più in ricerca e sviluppo. Lo Stato Italiano ha investito fino a adesso il 1.3% del proprio PIL, in confronto alla Germania che va ad investire il 2.9%, e la media europea è del 2%.

Ma tu mi potrai dire, se fai riferimento alla disoccupazione del Sud, che comunque li c’è una forte crisi e non ci sono soldi. Allora io ho molto a cuore il sud ed è il luogo dove io opero principalmente, con la mia azione, e sono andato a vedere i dati dello svimez.

E mi dicono che dal 1951 al 2016 sono stati stanziati nel sud, tra fondi europei e fondi statali, 430 miliardi. Parliamo di 6 miliardi di media all’anno, per generale questi dati catastrofici. Allora c’è qualcosa che non va.

Da una parte c’è una burocrazia che molto spesso crea dei bandi veramente molto difficili da interpretare, oppure leggo anche di come siano tornati indietro: l’Europa si riprende 380 milioni per innegabile errori di spese, e parliamo di Sicilia.

Allora qual è una delle soluzioni, o meglio, una degli spunti per magari arrivare a una soluzione, è quella ad esempio di far entrare nelle scuole queste tematiche. Perché non istituire l’ora di progettazione Europea nelle scuole superiori di qualunque tipo. Dal terzo al quinto anno. In modo tale che non appena tu diplomi i ragazzi, almeno hanno in mano gli strumenti per leggere, interpretare ed istruire un progetto che possa essere finanziato dalla comunità europea.

Quindi dare strumenti, meno convegni, lo dico anche al mondo della politica, e più workshop. Perché il mondo della politica ha un sacco di somme a disposizione. E allora non facciamo convegni facciamo workshop, diamo questi strumenti per interpretare il futuro. E ancora, al mondo della politica, perché non creare, con un po’ di fantasia e anche un po’ di coraggio, delle figure inedite che non esistono e che possono permettere al Ministero dell’Istruzione, dell’università, della ricerca, di dialogare con una figura che non esiste, che si crea, con i ministeri che hanno a che fare col mondo del lavoro e quindi parlo del Mise, del Ministero del Lavoro, perché loro sono più vicini al mondo delle professioni e quindi possono sapere quali sono le figure che devono essere abilitate e create per andare ad agganciare tutti questi nuovi temi.

E dunque modificare questi programmi ministeriali, anche di anno in anno, in modo di trovare una soluzione liquida, in modo tale che quando questi ragazzi escono dalle scuole, già hanno avuto a che fare con queste tematiche, che sono quelle in cui si andrà a sviluppare il nuovo mondo del lavoro.

Perché fino ad oggi, e io lo posso dire dalla mia esperienza nel frequentare le scuole, dove vado a fare i miei incontri, convegni e workshop, è quello di preparare ragazzi perfettamente equipaggiati per un mondo che non esiste più.

E le statistiche, il mondo reale è proprio quello.

E allora noi stiamo bruciando un’opportunità incredibile perché il nuovo mondo delle professioni, il nuovo mondo delle innovazioni, oggi chiama alla riscossa chi ha le idee più fresche, chi è più pronto e noi dobbiamo aiutare i nostri ragazzi con nuovi strumenti.

Il periodo che vediamo davanti a noi, se lo subiamo diventiamo soltanto dei target per le grosse aziende, che faranno soldi sulle nostre spalle. Invece se noi riusciamo a cavalcare, riusciamo a far crescere la nostra Italia con le migliori menti del territorio, senza farle scappare via in altra nazione. É un momento assolutamente propizio non ci dobbiamo assolutamente scoraggiare e grazie a nuove dinamiche, sicuramente potremmo agganciare il nuovo che avanza.

In bocca al lupo a tutti noi.

L’AUTORE


Alessandro Cacciato – E’ nato a Vicenza nel 1978 ma vive ad Agrigento dal 1994. Si occupa di internazionalizzazione e promozione delle imprese nel circuito delle Camere di Commercio. Dal 2013 collabora attivamente con Farm Cultural Park di Favara (Ag). Nello stesso anno ha creato il format video e radiofonico “Edicola dell’Innovazione” per raccontare le storie di successo create nel Sud Italia grazie all’innovazione sociale ed imprenditoriale le quali hanno altresì ispirato i suoi libri: “Il Sud Vola” – 2015 Medinova editore ed “Il Petrolio? Meglio sotto terra” – 2016 StreetLib editore. Nel 2015 è stato speaker al Tedx della della Scuola Superiore di alta formazione dell’Università di CataniaDal 2017 è fondatore e direttore editoriale della testata giornalistica “Edicola Innovazione”. www.alessandrocacciato.com



FONTE : Il Blog di Beppe Grillo

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