Cronache Parlamentari – 2

La xylella fastidiosa con le sue inevitabili ripercussioni non solo sull’olivicoltura pugliese ma anche sui vivai locali e sulle produzioni orticole della zona del Sud Est barese sono state al centro del lavoro parlamentare di questa settimana.

Proseguono le audizioni in Commissione Agricoltura alla Camera dove sono relatore dell’Indagine conoscitiva sul fenomeno del batterio da quarantena che porta al disseccamento rapido dell’olivo, ma intacca anche mandorlo e ciliegio. Dopo gli esponenti delle associazioni di categoria Agrinsieme e Coldiretti ed i ricercatori del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), è stata la volta dell’Ordine dei dottori agronomi e forestali e del CNR (Centro Nazionale delle Ricerche). L’invito è sempre il medesimo: ovvero quello di fare in fretta, di non perdere troppo altro tempo come si è fatto sinora con l’ignavia ed il disinteresse della politica che non ha gestito in maniera decisa e convinta la situazione. Assenza di comunicazioni chiare, assenza di strategia e visione hanno condotto la xylella a diffondersi e a giungere sino alla Terra di Bari. L’obiettivo dell’indagine conoscitiva è quello di fare chiarezza e di dare suggerimenti pratici e concreti al ministro dell’Agricoltura Centinaio per intraprendere la giusta strada per contrastare il batterio.

Inoltre, la questione xylella con lo spostamento tout court della zona cuscinetto più a nord da parte dell’Ue (con una Regione Puglia come sempre inerme e immobile) ha condannato tutto il territorio brindisino con quello salentino a morte certa. Con ciò, le ripercussioni si sono avute anche con i vivai orticoli di Monopoli e Fasano, fiorenti produttori di piantine brassicaceae (cavoli, verze, cime di rapa), pomodori e melanzane la cui produzione in loco è ora vietata. Una decisione che, purtroppo, è figlia delle mancate risposte date nel tempo dalla Regione Puglia di Michele Emiliano ma su cui sto lavorando in collaborazione con il Servizio Fitosanitario Nazionale del Ministero dell’Agricoltura per trovare possibili soluzioni alternative e non condannare un intero comparto, con il suo fatturato e i suoi posti di lavoro.

La Commissione Agricoltura, congiuntamente con la Commissione Attività Produttive, è al lavoro anche sulla proposta di direttiva europea che mira a ridurre le pratiche commerciali sleali mediante l’introduzione di un livello minimo di tutela comune a tutta l’UE comprendente un elenco di pratiche vietate. I produttori agricoli sono particolarmente vulnerabili, infatti, alle pratiche commerciali sleali, in quanto mancano spesso di un potere contrattuale che corrisponda a quello dei loro partner a valle che acquistano i loro prodotti. E con questa normativa si punta, pertanto, a tutelarli.

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FONTE : Giuseppe L’Abbate | Un cittadino in Parlamento

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