Commissione inchiesta suoi rifiuti: i risultati umbri in anteprima

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Questo quanto dovrebbe emergere dalla relazione:

[…] Con riferimento all’approfondimento sulla regione Umbria, la Commissione, in sede di Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, in data 26 gennaio 2016, ha convenuto sull’opportunità di svolgere una missione in tale regione, anche in considerazione dell’ambito di approfondimento già avviato sulle bonifiche, dal 24 al 26 febbraio.
Nel corso di tale missione la Commissione ha svolto una serie di audizioni con rappresentanti delle istituzioni locali, dell’autorità giudiziaria e delle forze di polizia, ascoltando, al contempo, il punto di vista delle principali associazioni ambientaliste del territorio. Con riferimento ai sopralluoghi effettuati, la Commissione si è recata preso il sito di interesse nazionale di Terni-Papigno, nonché presso la ex discarica di Vocabolo Valle e l’impianto “Le Crete” (Orvieto).
[…] La seconda missione effettuata dalla Commissione ha visto i commissari della delegazione impegnati nello svolgimento di audizioni e sopralluoghi, in particolare nell’area in provincia di Perugia, presso siti già oggetto di vicende giudiziarie quali la discarica comunale di Vocabolo Trebbiano, il sito ex miniera/centrale Enel, in località Poderetto-Poderone, nonché alcune aree circostanti.

SINTESI DELL’INCHIESTA SULL’UMBRIA

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Le tematiche oggetto di approfondimento da parte della Commissione hanno inizialmente riguardato:
1) La vicenda della discarica “Le Crete” di Orvieto, oggetto di un’indagine che non è approdata a risultati processuali a causa dell’intervenuta prescrizione dei reati nel 2011. In proposito, si era indagato sull’uso di un impianto nel circondario di Orvieto per ricevere rifiuti provenienti dalla Campania, sia a seguito di accordi, sia, presumibilmente, in forma illecita. Più di recente l’ARPA ha verificato superamenti di CSC per il parametro del mercurio; la Commissione ha raccolto le osservazioni sul possibile ampliamento della discarica.
2) Il sequestro della discarica di Pietramelina-Perugia, eseguito dal CFS in indagine della direzione distrettuale antimafia di Perugia per illeciti ambientali e traffico illecito di rifiuti; la società Gesenu, coinvolta direttamente nell’inchiesta, è stata oggetto di interdittiva antimafia della Prefettura di Perugia in relazione ad attività svolte con Tirreno Ambiente a Messina;
3) Il SIN di Terni-Papigno ex elettrochimico, sul quale la Commissione ha riferito nell’ambito della Relazione sulle bonifiche nei siti di interesse nazionale.

Come già ricordato, delegazioni della Commissione hanno successivamente svolto due missioni in Umbria. La prima, del 24 – 26 febbraio 2016, nel corso della quale sono stati auditi i soggetti istituzionali (prefetti, procuratori della Repubblica, comandanti delle polizie giudiziarie, presidenti della Regione, delle province, dei comuni capoluogo, direzione ARPA), nonché rappresentanti di associazioni ambientaliste e comitati (Umbria Mountain Wilderness; Legambiente regionale; WWF Terni; Comitato No Inceneritori Terni; Cittadinanzattiva; ISDE Umbria). Si è inoltre tenuto un incontro istituzionale della delegazione della Commissione con rappresentanti della Commissione di inchiesta regionale sulla tenuta del sistema di gestione integrata dei rifiuti. Nel contesto della suddetta missione sono stati svolti, come già detto, sopralluoghi nel SIN di Terni-Papigno, nella ex discarica di Vocabolo Valle e nella discarica Le Crete di Orvieto; si è infine tenuto un incontro presso il municipio di Orvieto con il sindaco, nonché con rappresentanti di associazioni ambientaliste (Italia Nostra, Amici della Terra, Comitato Rifiuti Zero).
Nell’ambito della seconda missione, in data 6 dicembre 2016, la Commissione ha invece svolto sopralluoghi presso la discarica comunale di Vocabolo Trebbiano e il sito ex miniera/centrale ENEL in località Poderetto-Poderone (Valnestore, di cui si dirà oltre). In seguito, presso la prefettura di Perugia si è proceduto ad un ciclo di audizioni istituzionali, nonché di rappresentanti del comitato “Soltanto la salute”. La Commissione ha quindi esteso l’oggetto del proprio interesse dalle situazioni iniziali, così come sopra indicate, ad ulteriori criticità individuate in territorio umbro.
Ulteriore documentazione, poi, è stata acquisita in ordine ai temi della costruzione della galleria Tescino, dell’interdittiva antimafia Gesenu, Ecoimpianti e Gest, del complesso impiantistico Pietramelina, nonché della liquidazione del complesso Valnestore Sviluppo s.r.l..
Particolare rilevanza è stata attribuita alla situazione derivante dall’interramento di ceneri in terreni siti nei comuni di Piegaro (Pietrafitta) e Panicale. Si tratta di una vasta area riferibile all’ex miniera di lignite di Pietrafitta e alla centrale ENEL di Pietrafitta, nella Valnestore, dunque facente parte del bacino idrografico del fiume Nestore. All’accertamento dell’interramento di ceneri derivanti dalle attività produttive, è seguito il sequestro giudiziario dell’area nel giugno 2016 (il procedimento penale è in corso).
La centrale Enel di Pietrafitta, costruita a bocca di miniera, è entrata in funzione nel 1958. Veniva alimentata con lignite prelevata dall’adiacente concessione mineraria e per le fasi di avviamento veniva utilizzato olio combustibile. In diversi periodi sono stati utilizzati anche carbone, bricchette di lignite tedesche e sansa olearia. Inoltre ENEL nell’area ha operato con due gruppi turbogas, nonché un gruppo turbogas in ciclo combinato (PF5) alimentato a gas naturale costituito da due turbine a vapore complessivamente da 362MWe (680MWt) del 2003 ed attualmente operanti.
La concessione mineraria comprendeva originariamente un’area di circa 2144 ettari successivamente ridotti nei primi anni ‘90, a circa 175 ettari. Complessivamente si stima che siano state estratte dalla miniera circa 30.000.000 tonnellate di lignite con rimozione e movimentazione di circa 70.000.000 mc di terreni sterili di copertura. La parte più ampia della miniera, coltivata a ventaglio dal 1958 al 1987, è l’attuale lago di Pietrafitta che presenta uno specchio d’acqua di circa 110 ettari.
Sulle ceneri, come ha riferito ARPA Umbria con nota del 2 dicembre 2016 (Doc. n. 1620/1-2), “…l’attività della centrale ha comportato la produzione di ingenti quantitativi di rifiuti prevalentemente costituiti da ceneri leggere e pesanti. Si stima una produzione complessiva di ceneri pari a circa 4.200.000 tonnellate, di cui circa l’80 per cento costituito da ceneri leggere (raccolte dai filtri elettrostatici) e il 20 per cento costituito da ceneri pesanti (raccolte sul fondo delle caldaie).
Le informazioni al momento reperite hanno consentito di appurare che una parte delle ceneri sono state utilizzate nell’area di Pietrafitta per riempire vuoti di miniera, per realizzare strade funzionali all’attività di miniera, per realizzare rilevati di incerto utilizzo al di fuori della concessione mineraria, per le fondazioni della nuova centrale ENEL.
Una parte delle ceneri venivano portate presso una discarica privata autorizzata ubicata in località Pietrafitta, dove venivano mescolate con RSU. Un’altra parte di ceneri sono state utilizzate da cementifici e per la realizzazione di alcune opere edili anche fuori regione.
Nel territorio comunale di Piegaro in località Macereto, per il risanamento di una frana, e nella stessa discarica per RSU di cui sopra, sono state utilizzate anche le ceneri provenienti dalle centrali termoelettriche alimentate a carbone di La Spezia e Vado Ligure. In alcune zone dell’area di Pietrafitta le ceneri sia pesanti che leggere sono visibili a vista e sulle stesse vengono effettuate coltivazioni agricole”.
Segnale di particolare allarme è che parte delle aree siano adibite a coltivazione di cereali e che siano stati rilevanti superamenti delle CSC per i parametri selenio, vanadio, boro, fluoruri, COD, nichel e nitrati; nelle acque prelevate da pozzi ubicati in Panicale e Piegaro per arsenico, ferro, solfati e manganese.

La prefettura di Terni, a richiesta della Commissione, con nota in data 5 aprile 2017 (Doc. n. 1886/1), ha aggiornato alcune situazioni, riferendo quanto segue:
“a) ex discarica di Papigno: a seguito degli esiti delle indagini integrative svolte nel sito, è stato proposto un intervento di messa in sicurezza di tutta la discarica; tale idea progettuale era stata preventivamente comunicata a codesta Commissione al momento della visita. In data 29 novembre 2016 è stata emessa un’ordinanza da parte del Sindaco a tutela della pubblica incolumità, con la quale è stato prescritto l’abbattimento di alcune alberature radicate sulla scarpata nord della discarica, in assetto di precarie condizioni di stabilità, il cui crollo avrebbe compromesso l’integrità della recinzione, realizzata quale opera di messa in sicurezza di emergenza della discarica e oggetto di recente manutenzione.
b) ex discarica Valle: il Comune ha continuato a gestire, in maniera ordinaria, lo smaltimento del percolato proveniente dalla discarica R.S.U., provvedendo a promuovere, per gli anni 2016/2017, una gara europea per l’affidamento del servizio di smaltimento, attualmente in fase di rinnovo. In data 11 marzo 2016, con D.G.C, n. 33, è stato dato mandato al dirigente competente di elaborare un progetto preliminare per un’alternativa al trasporto del percolato. In seguito a ciò, l’amministrazione comunale ha proposto alla regione Umbria, quale autorità preposta, la realizzazione di un impianto di trattamento chimico fisico del percolato R.S.U., al fine di convogliarlo, a seguito del trattamento, nel depuratore di Terni 1, promuovendo incontri con i vari soggetti interessati. La regione Umbria ha tuttavia espresso, nelle vie brevi, una valutazione non favorevole a detta soluzione.
Successivamente, a seguito di una differente proposta pervenuta dalla TKAST, si è proceduto a richiedere un incontro al MATTM, tenutosi in data 14 novembre 2016, nel quale la società ha presentato uno studio idrogeologico, redatto dal professor Di Molfetta, del Politecnico di Milano, in cui si riferisce un quadro dell’assetto idrogeologico dell’area della “ex discarica Valle”, con particolare attenzione all’area in destra idrografica del Fosso Cacciamano, e si propone un intervento di barrieramento idraulico della discarica R.S.U., volto alla riduzione del battente idraulico presente all’interno di detta discarica, in conseguenza della diminuzione dell’ingresso delle acque di alimentazione sotterranea. L’amministrazione comunale, ritenendo possibile intervenire in modo radicale per l’eliminazione delle problematiche connesse alla produzione del percolato e di matrice idrogeologica, traendo spunto dalla proposta presentata da TKAST, ha presentato l’ipotesi di soluzione definitiva del problema in sede ministeriale, consistente nel barrieramento idraulico (proposta TKAST) unito al capping di copertura del corpo discarica (da attuare direttamente dal Comune con le risorse del SIN Terni-Papigno).
In ultimo, l’amministrazione ha attestato l’impegno ad intervenire nella discarica R.S.U. attraverso una impermeabilizzazione del top della discarica, richiedendo a tal fine al MATTM lo stanziamento di nuovi fondi o, in alternativa, la possibilità di utilizzare i fondi messi a disposizione per le aree di competenza comunale interne al SIN.”



FONTE : Filippo Gallinella

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