Caldo record, Parigi potrebbe non bastare

Il caldo di questi giorni, le temperature record di questa estate, così come i giorni miti del passato inverno, non rappresentano certo un caso. Sono, purtroppo, il risultato di un processo già in atto, che porterà il Pianeta a mutamenti finora sconosciuti.

Non perderò nemmeno un secondo di tempo, così come ritengo non dobbiate farlo neppure voi, a discutere le ipotesi di chi ancora ritiene il cambiamento climatico una teoria allarmistica o, peggio ancora, un qualcosa che non esiste. La verità è che l’ultimo treno per fermare l’incremento delle temperature sulla terra è già partito. Su Nature Climate Change, un gruppo di studiosi fra cui economisti, scienziati ed esperti in statistica hanno pubblicato uno studio in merito alle previsioni sull’anno 2100. Scrive Elena Dusi su Repubblica.it, commentando i risultati: “Altro che due gradi: le chance che l’aumento di temperatura del pianeta rientri in questo limite sono del 5%. L’obiettivo della conferenza di Parigi del 2015 di non superare il grado è mezzo ha una probabilità di essere centrato irrisoria: appena l’1%. L’ipotesi più realistica, secondo i calcoli dei ricercatori, è che l’aumento si attesti attorno ai 3,2 gradi”.

Gli obiettivi che ci siamo posti al termini della conferenza di Parigi, Cop 21, sono realistici, ma potrebbero non bastare. Citando ancora l’articolo pubblicato su Repubblica.it: <Nature Climate Change pubblica uno studio che arriva dall’università del Colorado e prova a immaginare come la Terra reagirebbe di fronte a uno scenario assai improbabile: l’interruzione improvvisa, dall’oggi al domani, di emissioni inquinanti da parte dell’uomo. Nel 2100 l’aumento di temperatura registrato rispetto all’epoca preindustriale sarebbe comunque di 1,3 gradi. Colpa soprattutto dell’inerzia termica degli oceani e della lunga permanenza (secoli o millenni) dell’anidride carbonica in atmosfera. Al ritmo di inquinamento attuale, l’asticella del grado e mezzo verrà raggiunta in 15 anni.

Un terzo studio dell’università della Carolina del Nord calcola le conseguenze per la nostra salute. Tra oggi e il 2030 l’inquinamento provocato dal riscaldamento climatico causerà la morte prematura di 60mila persone in tutto il mondo (260mila entro il 2100). Al caldo sono infatti associati l’aumento del gas ozono a livello del suolo e del particolato fine. Le piogge diminuiranno, insieme al loro effetto di ripulire dall’inquinamento l’aria che respiriamo.

Per ciò che concerne il Mediterraneo la situazione non è certo migliore: “Nel Mediterraneo – spiega Katrin Schroeder, ricercatrice dell’Ismar e fra gli autori dello studio – l’evaporazione supera le precipitazioni e l’apporto dei fiumi. Nella parte orientale siccità e temperature hanno raggiunto livelli record rispetto agli ultimi 500 anni”>>.

Allora cosa fare?

Senza dubbio è necessario agire immediatamente. Concentrare tutti i nostri sforzi, nel perseguimento degli obiettivi fissati da Cop 21. Per farlo serve una politica capace di una visione più ampia, di programmi che non siano limitati ad un orizzonte temporale quinquennale, bensì ad interessi più ampi, che guardino innanzitutto al bene di tutti i cittadini. Questo non solo permetterebbe di garantire una speranza al nostro Pianeta e al nostro futuro, ma rappresenterebbe anche una grande opportunità per creare lavoro e competenze grazie allo sviluppo di un’economia finalmente sostenibile.

Potrebbe non bastare? È vero, ma è vero anche come il nostro Pianeta sia sempre stato capace di stupirci, reagendo alle sciagure causate dall’uomo. Abbiamo il dovere di mettercela tutta, perché la terra andrà avanti comunque con o senza di noi, spetta a noi decidere se concentrare i nostri sforzi nel batterci al suo fianco per superare questa crisi o esserne irrimediabilmente travolti.

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