“Whatever it takes” all’Amatriciana!
“Whatever it takes” all’Amatriciana!

“Whatever it takes” all’Amatriciana!

FONTE : Lastampa.org

Qualche settimana fa, in un post, espressi lamia opinione riguardo alle motivazioni che stavano spingendo Renzi verso le elezioni anticipate e scrissi

Anche alla luce del downgrade subito qualche settimana fa dall’Italia da parte di Fitch, la prossima legge di bilancio per il 2018 (verrà varata a fine 2017) sarà necessariamente più incisiva sul fronte della stabilizzazione dei conti pubblici, sui quali pesano anche le clausole di salvaguardia che valgono 20 miliardi di euro.
A complicare il quadro, già di per sé complesso, si aggiunge anche la prospettiva dell’aumento del costo del debito quale conseguenza della fine dell’acquisto dei titoli di stato dal parte della BCE (nel 2018) e la debole crescita dell’Italia, nonostante fattori esterni estremamente favorevoli (almeno fino a questo momento).Motivo per cui, salvo la clemenza della Ue, la legge di bilancio 2018 rischia di essere un vero salasso.
All’inizio del prossimo anno giungerà a termine la legislatura e quindi si dovrebbe votare a marzo.
Il Pd non può permettersi di presentarsi davanti agli elettori a solo 3 mesi di distanza dall’approvazione di un’altra manovra di bilancio che rischia di essere un vero e proprio salasso (c’è il rischio che venga aumentata l’Iva e non solo). Anche perché ciò amplificherebbe la possibilità di affidare al Movimento 5 Stelle il governo del paese.Il ragionamento appena fatto spiegherebbe (almeno in parte) l’intenzione di Renzi di voler tornare alle urne in autunno (quindi prima della manovra di bilancio 2018), e la rapidità con la quale il Pd si è diretto verso le primarie e  poi verso l’assemblea nazionale che, proprio oggi, lo ha nominato  segretario del partito, confermerebbe lo scenario appena delineato.
Se tutto il ragionamento dovesse risultare corretto (non lo so, lo vedremo) il nuovo governo (verosimilmente Pd con qualche alleanza), che a quel punto avrebbe davanti a sé 5 anni di legislatura, dovrebbe varare la manovra robusta di cui ho detto sopra.
Per dirla in altri termini: prima si va al voto e dopo si tassa.

Dopo qualche giorno iniziarono a parlare di legge elettorale e via dicendo.

Ora, se non riescono a fare la legge elettorale per votare in autunno, il Pd dovrà varare (da solo) una manovra da 15/20 miliardi di euro. Il che significa che alle elezioni di marzo il Pd rischia di prendere una sonora batosta, magari a favore dei 5 stelle.

Come detto, la scialuppa di salvataggio potrebbe arrivare da un atto di clemenza della Ue, che potrebbe concedere più tempo per disinnescare le clausole di salvaguardia, differendole (tutte o in parte) all’anno successivo.

Non a caso Padoan si è già attivato per chiedere il differimento di 9 miliardi di euro. E’ possibile che la manovra correttiva da 3.4 miliardi approvata di recente, sia strumentale proprio ad ottenere il differimento delle clausole di salvaguardia. Come dire: “noi vi facciamo la manovrina (3.4 mld) però voi (la Ue) lasciate perdere la manovrona (15/20 mld), dato che abbiamo le elezioni politiche e non possiamo permetterci di deteriorare il consenso politico”. Anche perché, a parer mio, se cosi non fosse, i 5 stelle rischierebbero davvero di vincere le elezioni di marzo.

Cosa che la Ue (e la Bce) ovviamente non desidera.

Nel caso si riuscisse a votare in autunno con una nuova legge elettorale, il discorso sarebbe diverso e per certi versi ancor più articolato.

In primis, il nuovo governo (quale non si sa) dovrebbe avere il tempo per varare l’aggiornamento al DEF (scade ad ottobre, a meno che non lo faccia Gentiloni) e poi dovrebbe fare la legge di stabilità per l’anno 2018 (scade a dicembre). I tempi sono assai stretti e il fatto che si stia (stava) lavorando per una legge elettorale che, almeno nel contesto politico italiano, non restituirà una maggioranza idonea a governare da sola, complica il quadro e lascia aperti possibili (e imprevedibili) scenari.

La cosa abbastanza scontata è che il partito che otterrà la maggioranza relativa, per forza di cose, dovrà fare alleanze con altri partiti. Il che significa che comunque verrà attenuata l’azione riformatrice del governo, dato che i compromessi e i ricatti saranno all’ordine del giorno, depotenziando così l’azione dell’esecutivo. In un certo senso è questa la preoccupazione che i mercati hanno espresso nei giorni scorsi, con la risalita dello spread sui titoli di stato.

Poi, se vogliamo azzardare qualche ipotesi, possiamo aggiungere anche che l’evoluzione degli eventi dipenderà dal partito che otterrà la maggioranza relativa. E qui le ipotesi sono sostanzialmente 3, due delle quali possibili e la terza, invece, poco probabile, almeno stando ai sondaggi.

La prima: Il Pd ottiene la maggioranza relativa e di conseguenza dovrebbe fare un’alleanza con il FI. Nulla di particolarmente insolito, ma il governo sostenuto dalla “strana maggioranza” disporrà di un’azione riformatrice particolarmente limitata, proprio per i i ricatti e i compromessi di cui parlavo prima.

La seconda: la maggioranza relativa va ai 5 stelle. Difficile che riuscirebbero a formare un governo, dato che loro non voglio alleanze e anche eventuali alleanze di scopo appaiono abbastanza improbabili. In questo caso si tenterebbe di formare un governo di unità nazionale (lo chiamano così, in genere, quando devono fare il lavoro sporco), magari con a capo Romano Prodi. Perché Prodi? Mah….di recente appare spesso in televisione e spara dichiarazioni come se non ci fosse un domani. La cosa abbastanza  insolita è che riesce anche a dire cose sensate. Comunque, a parte gli scherzi, credo che la candidatura di Prodi non sia qualcosa di infondato e campato in aria (leggi QUI). La Bce, nel corso del 2018 dovrebbe cessare l’acquisto dei titoli di stato. Questo determinerà un rialzo dei rendimenti in italia e quindi, dato l’alto debito e gli scarsi risultati sul fronte della crescita economica, assumerà particolare importanza affidare la guida del paese a una figura credibile nei confronti dei mercati e della Ue. Un fedelissimo, insomma.

Quindi, una figura istituzionale come Prodi sarebbe ben vista in europa e, dato il suo europeismo, rafforzerebbe anche l’idea che al comando dell’Italia c’è una leadership europeista convinta. Non solo, ma Prodi rafforzerebbe ancora di più l’idea che l’euro è irreversibile. Un “Whatever It Takes” all’amatriciana, insomma.

La terza: FI (con qualche alleato) ottiene la maggioranza relativa. Direi che è un’ipotesi poco probabile (per non dire impossibile), ma se così fosse si tornerebbe al punto uno, con pesi e poteri ovviamente diversi.



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