Via gli impresentabili dalle liste dei partiti: ecco il modulo per cacciarli

di Luigi Di Maio

Tutti i giornali italiani per giorni hanno sbattuto in prima pagina tutta la vita di Emanuele Dessì, cittadino incensurato candidato al Senato con il MoVimento 5 Stelle. Ieri abbiamo parlato e abbiamo convenuto che la cosa migliore per tutelare lui e il MoVimento 5 Stelle fosse il ritiro della sua candidatura, cosa che abbiamo fatto. Il segretario del Pd ieri ha diffamato pubblicamente il MoVimento 5 Stelle dicendo che noi abbiamo impresentabili. Gli impresentabili e riciclati li ha messi lui nelle liste con un atto d’imperio fregandosene degli iscritti e della democrazia interna del suo partito. Gli impresentabili sono nelle liste di un un centrosinistra che ha rinnegato la lezione di Berlinguer sulla questione morale. E sono anche nelle liste del centrodestra.

È un affronto agli elettori candidare come capolista gente come Giggino ‘a purpetta ed è un insulto ai lettori vedere i giornali osservare un omertoso silenzio nei riguardi di questa gente. Oggi chiediamo a tutti i capi di partito di far rinunciare alla candidatura tutti questi impresentabili. Qui è scaricabile il modulo che va compilato con i dati del candidato, corredato di firma autenticata da pubblico ufficiale e presentato alla Corte d’appello del collegio del candidato. Basta impresentabili in Parlamento. Di seguito trovate i nomi degli impresentabili dei partiti. Devono sparire dalle liste. Ora!

Impresentabili del Pd

Luciano D’Alfonso , governatore della Regione Abruzzo, indagato a Pescara e a L’Aquila, per una inchiesta su appalti regionali e sul recupero del complesso che ha ospitato il mercato ortofrutticolo pescarese.

Vito Vattuone che ha dal 29 gennaio scorso una richiesta di rinvio a giudizio, capolista del Pd nel collegio plurinominale per il Senato in Liguria, uno dei tanti politici candidati e coinvolti nelle vicende sui rimborsi regionali.

Come lui in Lazio, ci sono Claudio Mancini (proporzionale Camera Latina), Carlo Lucherini (uninominale Senato Guidonia), Bruno Astorre , (proporzionale Senato), Claudio Moscardelli, tutti coinvolti nell’inchiesta sui rimborsi e le spese di rappresentanza del gruppo alla Pisana fra il 2010 e il 2012, rinviati a giudizio lo scorso settembre.

Ferdinando Aiello , Brunello Censore e Antonio Scalzo in Calabria, rinviati a giudizio nel luglio scorso.

Angelo D’Agostino, imputato in un processo a Roma per una storia di certificati falsi per appalti pubblici emessi da una società specializzata nella certificazione dei requisiti.

Vittorino Facciolla, assessore regionale all’Agricoltura in Molise, indagato nell’ambito di un’indagine sui Peu (Progetti Edilizi Unitari), fondi per la ricostruzione post sisma in Molise. Lui ha parlato di atto dovuto.

Menzione speciale per la mia regione, la Campania.
C’è De Luca junior, candidato ovviamente a Salerno, nel “feudo” del padre. È imputato di bancarotta fraudolenta per il crac della società immobiliare “Ifil”.

Il sottosegretario Umberto Del Basso De Caro, accusato di tentata concussione, è stato sentito dai pm nel dicembre scorso. Secondo l’accusa avrebbe fatto pressioni per la rimozione o il trasferimento di alcuni funzionari “non graditi” alla moglie, dirigente amministrativo nello stesso ospedale.

Franco Alfieri, il “signore delle fritture” elogiato dal governatore campano perché sa fare le clientele come Cristo comanda”, già condannato in appello a restituire 40.000 euro al Comune di Agropoli e imputato per omissione in atti d’ufficio e sottrazione di beni alla loro destinazione:
avrebbe lasciato dei beni sequestrati alla Camorra, e destinati al Comune di Agropoli, nella disponibilità dei vecchi proprietari. Per i pm non per dimenticanza, ma per ingraziarsi il “clan degli zingari”.

Luca Lotti, indagato per favoreggiamento e rivelazione di segreto istruttorio nel caso Consip.

Impresentabili del centrodestra

Luigi Cesaro, detto “Giggino a’ purpetta”, indagato per voto di scambio in riferimento alle ultime elezioni regionali e per minacce a pubblico ufficiale aggravato dalla finalità mafiosa: avrebbe fatto pressioni su una funzionaria del comune di Marano, che si occupava dei controlli su opere costruite dall’impresa di Aniello e Raffaele Cesaro, suoi fratelli.

Antonio Angelucci, premiato per la sua assidua presenza in Parlamento (99.59% di assenze) e per i risultati sul fronte giudiziario con una condanna in primo grado a un anno e 4 mesi per falso e tentata truffa per i contributi pubblici percepiti tra il 2006 e il 2007 per i quotidiani ‘Libero’ e ‘il Riformista’; oltre un indagine in corso in merito a un’inchiesta sugli appalti nella sanità della procura di Roma. Per lui il posto di capolista alla Camera nel Lazio.

Ugo Cappellacci, capolista in Sardegna, ex governatore, per lui chiesta condanna per abuso d’ufficio nel processo scaturito nell’inchiesta sulla cosiddetta P3; condannato in secondo grado a restituire alla Regione Sardegna circa 220 mila euro. Condannato a due anni e mezzo di reclusione per il crac milionario della Sept Italia, società fallita nel 2010.

Fresco di sentenza Michele Iorio, candidato al Senato in Molise, è stato condannato qualche giorno fa dalla corte d’appello di Campobasso a 6 mesi di reclusione per abuso d’ufficio e a un anno di interdizione dai pubblici uffici.

Urania Papatheu, candidata nel Catanese, con una condanna in primo grado per gli sperperi dell’ex Ente fiera di Messina.

Edoardo Rixi, Lega, assessore regionale in Liguria e imputato per le spese pazze in regione Liguria: si sarebbe fatto rimborsare spese private con soldi pubblici.

Umberto Bossi, condannato a 2 anni e 3 mesi per aver usato i soldi del partito, quindi “provenienti dalle casse dello Stato” a fini privati

Roberto Formigoni, condannato per corruzione a sei anni e imputato in altri processi: è candidato al Senato come capolista nella formazione del centrodestra ‘Noi con l’Italia’ in Lombardia.

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