VERSO IL 4 MARZO – DESTRA E SINISTRA, OVVERO IL DISASTRO POLITICO ED ECONOMICO DELLE LARGHE INTESE

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Quarantadue milioni di euro è stato il dissesto dichiarato nel 2015 dal Comune di Potenza. Nel 2013, il M5S ha invece rinunciato a 42 milioni di euro di finanziamento pubblico, che gli spettavano per una legge che gli italiani, con un referendum, hanno chiesto di abrogare.

A parità di cifre, la differenza è però notevole: da una parte, una forza politica che restituisce agli italiani soldi illegittimamente divisi tra i partiti; dall’altra, amministrazioni pubbliche di piccoli comuni (Potenza è una città di appena 70 mila abitanti) che si indebitano senza neanche amministrare il Comune. Distratti come spesso sono questi assessori di enti pubblici da consulenze di vario genere, esternalizzazioni di servizi, appalti impossibili e incarichi professionali di dubbia utilità.

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L’amministrazione del Comune di Potenza è di fatto un governissimo di larghe intese. Una marmellata ideologica che accoglie quasi tutto l’arco costituzionale, magari pronti ideologicamente a distinguersi, di mattina, su migranti e diritti civili, ma come arrivano le prime ombre della sera, li vedi accordarsi su scelte che poi ti portano a un dissesto di 42 milioni di euro.

Seicento euro a testa, per ogni potentino.

Non va meglio a Matera, “Capitale europea della cultura 2019”, altra amministrazione di larghe intese, che va dalla destra, ai socialisti e agli immancabili del Pd. A meno di un anno dalla cerimonia di inaugurazione, tutti i lavori per le opere di infrastruttura sono in alto mare.

Con i 30 milioni di euro avuti da gestire per le celebrazioni, finora, la Città dei Sassi, guidata da un ottantenne coetaneo di Berlusconi, è stata capace solamente di dare un po’ di stipendi ai dirigenti della neonata “Fondazione Matera 2019”, di far arrivare un Commissario ad acta, per manifesta incapacità amministrativa dell’evento europeo, e di rischiare il titolo di “Capitale europeo del disastro”.

Tutto questo, mentre la Basilicata si spopola per emigrazione, si impoverisce in ogni settore e ha la più alta percentuale di giovani disoccupati.

Le larghe intese sono fallimentari, ma necessarie al sistema politico. È per questo che si sperimentano a livello locale per poi applicarle a Roma, con i “governissimi” che tanto piacciono a Silvio Berlusconi, al suo avatar Matteo Renzi e anche alla lunga lista di imputati e condannati che destra e sinistra portano nel Parlamento italiano e nei governi regionali. Nel 2016, in Basilicata, il governatore Marcello Pittella e altri 21 consiglieri sono stati condannati per cene, hotel e scontrini vari a sbafo dei contribuenti.
Queste larghe intese, a volte sono più o meno alla luce del sole, vedi i pezzi (Alfano, Cicchitto, Verdini, eccetera) che Forza Italia, a seconda delle necessità, ha dato in prestito al governo Pd di questa legislatura.

A volte, si nascondono nella penombra dei governi tecnici, come il governo Monti del 2011, che mise la faccia necessaria a togliere la pensione agli italiani, mentre i voti li portarono Bersani & Berlusconi. Per un provvedimento impopolare, necessario non a un’idea Paese, ma a preservare il sistema clientelare che alimenta corruzione e deficit pubblico.

Solo il Movimento 5 Stelle è l’alternativa alle larghe intese a danno degli interessi dei cittadini.

Mirella Liuzzi, portavoce M5S – Camera



FONTE : Mirella Liuzzi

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