Un “Gentiloni” per Macron

Sul finire di quest’assurda legislatura, pare stia passando quasi inosservata una primizia senza precedenti storici: l’avvio di una nuova missione militare durante il periodo di scioglimento delle Camere. Sto parlando, ovviamente, della missione in Niger che Gentiloni ha “garantito” a Macron nel recente incontro.
Vediamo allora di cosa si tratta.
È probabilmente la missione più difficile degli ultimi 50 anni a livello tecnico/logistico dato che i nostri militari si troveranno a dover attrezzare e strutturare da zero un fortino della Legione Straniera francese degli anni ’30 sperduto nel deserto montagnoso nell’avamposto di Madama, a 100km dal confine sud della Libia e a 800km da Agadez. Intorno, sui monti, le tribù Toubou. A sinistra e a destra Algeria e Ciad, due polveriere dello jihadismo.
Qualcuno dirà che una situazione simile l’abbiamo vissuta e la viviamo ancora in Afghanistan ma le due cose non sono in realtà paragonabili dato che lì abbiamo sempre avuto il sostegno della NATO mentre in Niger saremmo da soli o, al massimo, con un leggero supporto francese e tedesco. Cosa accadrà quindi in caso di attacco alla base visto che la missione è stata definita “non-combat”? Chi difenderà il contingente?
I costi poi sono esorbitanti, basti pensare che l’unico modo per ottenere mezzi, rifornimenti, truppe e materiali è per via aerea.
Lo scopo, sulla carta, è bloccare i flussi di immigrati illegali che da Agadez vanno verso la Libia ma, in un’area così vasta, non è difficile immaginare che i trafficanti possano aggirare il controllo sconfinando in Algeria per entrare in Libia a Sud di Ghat.
Trovandosi in pieno deserto, oltretutto, l’ottima visibilità per chilometri permetterebbe ai trafficanti, una volta avvistate le colonne di mezzi militari, di mollare i migranti in mezzo al nulla e scappare essendo certi che, in tal caso, le camionette italiane dovrebbero fermarsi a soccorrere onde evitare la loro morte certa nel deserto.
Insomma, sarebbe come giocare ad acchiapparèllo contro Usain Bolt. Una missione, a prima analisi, senza senso.

E dire che di soluzioni migliori ce ne sono almeno due, la prima consiste nel pattugliare seriamente la costa libica bloccando i trafficanti, la seconda, quella più efficace, sarebbe quella di pattugliare il Fiume Niger, confine sud naturale del Paese da dove tutti i migranti sono costretti a passare (ne parlai qui goo.gl/x5TUiR e qui goo.gl/9jbRCN).

In compenso la Francia ottiene tre risultati immediati:
1. Un enorme risparmio economico dopo decenni di “post-colonialismo” pagato a caro prezzo;
2. La cessione all’Italia della responsabilità di nuove tragedie nel deserto e, come si sa, fa più effetto un morto fotografato che 100 negli abissi del Mediterraneo;
3. Macron non sarà colui che ha rovinato gli affari d’oro dei regimi africani, suoi amici, che da decenni alimentano il loro sistema corruttivo e speculano con l’Europa proprio grazie ai flussi migratori.

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D’altronde era stato proprio Macron ad affermare recentemente che la “françafrique” andasse superata in favore di una normale politica estera nei confronti dei Paese africani. Difficile però credere che, in questa frase, vi fosse la reale idea di lasciar liberi e indipendenti quei Paesi-colonie e non, invece, la necessità francese di ridurre i costi dell’influenza in un periodo di vacche magre.

La domanda a questo punto è scontata: cosa spinge Gentiloni a sostenere quest’accordo?
Qualche risposta salta subito all’occhio e ha già trovato conferma nelle parole dello stesso Macron in visita a Roma.
Ecco quindi le sue recenti parole:
“L’Italia entra in un periodo elettorale: sono stato contento di lavorare con Gentiloni negli ultimi mesi. Spetterà al popolo italiano decidere, e mi guardo bene dall’esprimermi, ma consentitemi di dire che l’Europa ha avuto molta fortuna ad avere Paolo Gentiloni in questi ultimi mesi. Un’Italia che crede nell’Europa è buona e positiva per l’Europa: mi auguro che possiamo continuare il lavoro importante e ambizioso che abbiamo avviato” e ancora, riferendosi al “Trattato del Quirinale” che dovrebbe formalizzarsi tra qualche mese “Vogliamo dare una cornice più stabile e ambiziosa ai nostri rapporti. Abbiamo deciso di mettere al lavoro un gruppo di persone per un trattato che può rendere ancora più forti e sistematiche le nostre relazioni. È un trattato rivolto al futuro che può essere un contributo anche per il futuro della UE. Un Trattato bilaterale italo-francese”.
In buona sostanza tre concetti chiave: sostegno elettorale a Gentiloni, briciole di quel che avanza dall’asse franco-tedesco a questo governo e sostegno post-elettorale per un Gentiloni bis in caso di stallo nella formazione di un nuovo governo.
In poche parole, la linea europea la detteranno ancora e sempre Merkel e Macron ma, se li aiutiamo in Niger, il sistema di potere dietro Gentiloni sarà garantito anche in futuro con quei tristemente famosi “ce lo chiede l’Europa”.

In un paese con 18 milioni di poveri o a rischio povertà, 11 milioni di persone che non si curano più per motivi economici, 3 milioni di disoccupati, 2 milioni e mezzo di precari, 14 milioni di abitanti nelle periferie, 700mila senza casa, quasi 5 milioni di emigrati all’estero e con i salari di chi lavora tornati al livello del 1995 (dati del Fondo Monetario Internazionale), è facile fare la voce grossa. In Libia, come in Niger, come sulla questione dei migranti.
Ed è quindi normale, del tutto comprensibile, che Macron sarebbe contento di rivedere dopo il 4 marzo un Gentiloni (non per forza Paolo, un “Gentiloni” qualunque) a Palazzo Chigi: più l’Italia affonda e più Francia e Germania comandano.

Purtroppo per loro, però, questa volta la storia andrà diversamente. Per troppo tempo i “Gentiloni” che si sono alternati al potere in Italia hanno deciso di piegare ogni scelta interna al dominio del “vincolo esterno”, ma la sorpresa per Macron/Merkel e Gentiloni arriverà proprio a marzo, quando in Italia si formerà finalmente un governo in grado di dettare autonomamente e in piena libertà la propria linea politica, in difesa degli interessi strategici nazionali e a tutela dei diritti degli italiani.

#ObiettivoEsteri



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