Terrorismo: cooperazione obbligatoria

#ObiettivoEsteri

Il Ministero della Difesa russo ha annunciato questa mattina di essere in possesso di informazioni “da diversi canali” che indicano come il leader dell’ISIS, Abu Bakr Al-Baghdadi, sia stato ucciso in Siria da un raid russo.

I bombardamenti effettuati il 28 maggio da un Su-34 e un Su-35 nelle vicinanze di Raqqa, la roccaforte dell’Isis, mentre era in corso un incontro al vertice del sedicente Stato Islamico, sarebbe stato fatale per Al- Baghdadi. «Secondo le informazioni che si stanno verificando attraverso diversi canali», nel sobborgo a sud di Raqqa «era presente anche il leader dell’Isis Ibrahim Abu-Bakr Al Baghdadi, che è stato eliminato in seguito al raid», si legge nella nota del Ministero russo.

Secondo quanto riporta il Cremlino, altri esponenti importanti del cosiddetto “Consiglio di Guerra dello Stato Islamico” sarebbero morti nel raid, tra questi Abu Al Jadji – l’“emiro di Raqqa”, Ibrahim Al Jadji – responsabile del controllo militare della regione limitrofa a Raqqa, e Suleimán Al Shauaj – capo delle forze di sicurezza.

La morte del leader dello Stato Islamico è stata annunciata varie volte in passato anche dalla cosiddetta “Coalizione internazionale” degli USA, ma mai con prove e molto spesso smentita nell’evoluzione dei fatti. La stessa Russia aveva annunciato l’uccisione, per poi tornare indietro sui suoi passi, solo qualche settimana fa. Anche in questo caso, quindi, è necessario attendere per sapere se davvero un colpo così duro sia stato inferto ai tagliagole.
Il dato saliente da sottolineare però, è l’impegno russo profuso da diversi mesi in Siria per combattere e sradicare il terrorismo. Terrorismo che produce vittime, e tante, anche in Europa.

Dopo anni di cieca contrapposizione diplomatica, nata con le sanzioni in seguito alla crisi ucraina, qualcosa sembra cambiare. In una lettera congiunta del Ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel e del Cancelliere austriaco Christian Kern, pubblicata giovedì, è arrivata, con toni poco diplomatici, una netta condanna alla decisione degli Stati Uniti di inasprire le sanzioni contro la Russia definite, dai due leader, “inaccettabili”.

Lo ripeto da anni, tirandomi addosso anche parecchie critiche, e lo ripeterò fino a quando non sarà chiaro a tutti: Mosca non è la minaccia da combattere, come qualcuno vorrebbe far credere, ma un importante alleato nella sfida esistenziale per il futuro dell’Europa, per la risoluzione dei conflitti in Medio Oriente e per la guerra al terrorismo.
Lo diciamo da tempo, lo abbiamo scritto in una mozione parlamentare che continuiamo a sostenere ed è un punto fondamentale del nostro programma di politica estera.

La vecchia Europa non può farsi trascinare dai Paesi dell’Est e dagli Stati Uniti in una stupida contrapposizione con un vicino strategico e potente come la Federazione Russa, abbiamo il dovere, sì, di comprendere le loro preoccupazioni e rassicurarli, ma non possiamo che avere come obiettivo la distensione dei rapporti con Mosca.
Quanto potremmo fare di più se tutte le intelligence cooperassero per la lotta contro il terrorismo?



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