TATTEO TENZI: IL RITORNO DEL CAZZARO
TATTEO TENZI: IL RITORNO DEL CAZZARO

TATTEO TENZI: IL RITORNO DEL CAZZARO

Bruno Fusco

Il giovane Tatteo Tenzi, tenuto per la mano affettuosa dal nonno Mapolitano, passeggiava nel vialetto del parco Italia, la sua irritazione veniva notata dai bambini che giocavano con l’acqua presso la fontanella pubblica: “andate via, questa fontanella è mia e dei miei amici, voi non potete giocare! Comprate l’acqua minerale”
Il più temerario lo guardò e rise: “bulletto dei miei stivali, chi cazzo sei? Ma chi ti credi di essere, il padrone del parco? Questa è acqua pubblica, e noi ne facciamo quello che vogliamo, ci possiamo anche pisciare dentro!”
Il ragazzo dentato di Rignano, avvezzo a battute volgari alla sua portata, sorrise a quella ipotesi che lo avvinse immediatamente: “si, si, dai, dai, mi piace l’idea, cacciamo tutti quanti il pisello…, a chi la fa più lontano”
La competizione acquatica avveniva immediatamente, ma le espressioni irridenti dei ragazzi, quando videro il pisellino del cazzarucolo impenitente, lo avvilirono: “che ridete…? Sono anche abbastanza eccitato!”
Il nonno Mapolitano, che in un primo momento si era tenuto in disparte, e osservava le gesta del nipotino con curiosità, non gradì lo sfottò dei ragazzini, e intervenne con un monito supercazzolaro contro i ragazzi: “con viva e vibrante…, che ridete, adesso vi mostro io la verga!”
Allo sguardo incredulo dei bambini, il Mapolitano, senza vergogna, estraeva il suo membro e lo ponevo sopra la testa del nipotino Tatteo, che fermo, reggeva orgoglioso l’asta e sorrideva con quel suo sguardo perso nel vuoto: “adesso non ridete più!? Bravo nonno, gli hai dato quello che meritavano…”.
I bambini ritenevano che la cosa non fosse corretta: “ma tuo nonno non può intervenire a cazzo di cane, questa è una competizione tra bambini che centra questo vecchio bavoso!”
la scena non sfuggiva al papà di uno di questi, un certo Giuseppe Birillone, noto alle cronache come “il castigatore degli antri oscuri”, che interveniva con audacia, affondando con veemenza il suo birillo, nelle certezze espresse dal piccolo Tenzi Tatteo, e nelle natiche flosce del Mapolitano: “vecchio infingardo, lasci stare i bambini, adesso ti castigo io!”
Il volto del Mapolitano assumeva l’espressione di un tricheco in calore: “doloooooreee!”
L’urlo si estese oltre il parco, le finestre delle case si aprivano all’unisono, i cittadini scendevano in strada, l’urlo aveva smosso le coscienze, le voci si univano in una sola frase: “e chest’ è niente!”
Il Mapolitano colpito nell’orgoglio, organizzava una contromossa, riuniva una serie di amici sulla sua loggia, organizzava la controffensiva: “guardate questo coglione di mio nipote, lui deve assolutamente diventare il nuovo presidente del parco, altrimenti questi ce lo mettono nel deretano, e vi garantisco che sono molto duri!”
Una luce invadeva l’espressione impossibile e inguardabile del giovane Tatteo Tenzi, il suo pensiero era palese: “io…., presidente del parco…, bello…., nonno, si, si lo voglio”; il vecchio Mapolitano, che prima era pensieroso e dimesso nelle spalle, sembrava sorgere a nuove prospettive: “è un’idea, certo un balordo cazzaro con una faccia come la sua sarebbe poco credibile, ma gli italiani sicuramente non ci faranno caso, hanno sopportato espressioni peggiori, nipoti di Mubarak, promesse di milioni di posti di lavoro, programmi televisivi che una valium nell’alcool con gocce di Valeriana mischiate al Tavor, è acqua fresca…, ci penso io…, la cosa si-può-fa-reeee!”
E durante le vacanze estive, radunò un manipolo di pregiudicati, da Verdone il bancarottiere, al capo indiscusso della criminalità televisiva, un certo Orfeo Mari…uolo, uno che vendeva la lingua con tutti i peli, oltre una barba orrenda.., una Barba… ra D’Urso, pronta anche lei a deliziare il pubblico spugnetta nei nuovi palinsesti prima delle elezioni.
E così il giovane Tatteo Tenzi, si accingeva a diventare, ancora una volta, il presidente del Parco Italia, con l’aiuto degli amici della loggia del Mapolitano, i bambini non poterono più giocare, la siccità impose la chiusura della fontanina, una siccità che dominava gole e pensieri, e mentre le prime luci della sera scendevano sul Parco Italia, le palle di fango erano l’unica cosa che venivano lanciate sui ragazzi che impotenti urlavano nelle piazze, e meditavano tutti una grande rivincita, e i loro “timidi” membri, erano ormai pronti per la grande riconquista, e molti deretani d’Italia sapevano quello che li aspettava, ma per adesso i deretani degli italiani restano l’unico bersaglio della banda del sorcio fiorentino!