TAP, confronti basati su presupposti errati.

Le informazioni su cui si basano le azioni di alcuni sindaci e le dichiarazioni pubbliche di politici e tecnici sono totalmente errate. Ho assistito in Provincia di Lecce alla fiera dell’ipocrisia!

Seagrass (Posidonia oceanica), Mediterranean Sea

Il primo equivoco che molti esponenti istituzionali commettono, anche volontariamente, è che il gasdotto ormai si farà. Pur essendo concluse le procedura di VIA per il gasdotto a mare e per l’interconnessione, sono svariate le prescrizioni che le società devono compiere e che potrebbero bloccare l’intera opera. Tale convinzione proviene dalle dichiarazioni di un Governo a fine legislatura e se il prossimo tra qualche mese sarà con il M5S le strategie energetiche nazionali saranno molto diverse. Il secondo errore è che il gasdotto sia un problema di approdo: TAP ci costringerà a rimanere schiavi delle multinazionali e di modelli economici e di sviluppo obsoleti, per non dire ottocenteschi. La terza informazione sbagliata è che l’opera non abbia contributi pubblici e sia investimento privato, nonostante, lo ribadiamo da anni, sia un’opera finanziata con 2 miliardi di euro di soldi pubblici dalla Banca Europea degli Investimenti, cui si aggiungono altri 270 milioni di euro sprecati per il collegamento da Melendugno a Mesagne pagati attraverso le bollette degli italiani.

Inoltre altre due premesse rendono fallace ogni ragionamento di chi oggi promuove TAP o ne tollera la sua presenza: che sia utile e non pericoloso. Evidentemente tanto l’on. Massa quanto l’ing. Laforgia, non conoscono per nulla il progetto lacunoso TAP, nel quale la stessa società dichiara un rischio rilevante per gli abitanti intorno alla centrale di depressurizzazione. E poi si ignorano le condivisibili preoccupazioni dell’oncologo dott.Serravezza e gli studi epidemiologici sull’elevata incidenza delle patologie causate dall’insalubre contesto ambientale, per cui ogni ulteriore carico aggiuntivo di inquinanti (come quelli emessi dai bruciatori della centrale di decompressione) sono inaccettabili per la salute umana. Le fantasiose tesi di decabonizzare  tramite riconversione di Cerano e Ilva, purtroppo ripetute ancora oggi, sono già state smentite numerose volte da autorevoli tecnici e dagli amministratori di questi siti industriali.

Infine, l’idea che ragionare sulle compensazioni, anche non economiche, serva al Governo per comprendere esigenze del territorio e intervenire con politiche mirate a tutelare salute, ambiente e sviluppo è una assurdità di chi vuole arrampicarsi sugli specchi: a Roma sono perfettamente consapevoli dei disastri di Ilva, Cerano e disseccamento degli ulivi con le ovvie conseguenze sulla disoccupazione, e gli effetti negativi sul turismo e le altre alternative economiche sostenibili, sulla salute e sull’ambiente. Sono proprio gli ultimi Governi ad aver causato questi danni e appellarsi al medesimo per un tavolo istituzionale per discutere come risolverle è davvero una beffa per i cittadini.

Nessun cenno su politiche locali per risparmiare energia attraverso riqualificazione energetica dell’edilizia pubblica e privata, o sulla possibilità di ampliare la produzione da rinnovabili distribuite in cui i proprietari degli impianti siano cittadini, amministrazioni e imprese: solo queste sono proposte credibili per avere un risparmio sulla bolletta, un rilancio dell’occupazione e della ricerca, evitando danni alla salute e all’ambiente e diminuirebbe la dipendenza energetica da altri Paesi. Evidentemente questo non conviene alle multinazionali e ai politici che propongono soluzioni antistoriche.



Tutti i diritti sono degli autori indicati alla fonte: Diego De Lorenzis : http://www.diegodelorenzis.it/tap-confronti-basati-su-presupposti-errati.php

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