Spread, mutui, deficit, pil… pillole di un default che non avverrà

Di Francesca Flati:

A distanza di poche ore dalla presentazione del DEF in Europa non si sono contati i contrari alla Manovra del Popolo. Le critiche ne attaccano tutti gli aspetti: dal famoso 2,4% del rapporto deficit/pil al Reddito di Cittadinanza, definito come un incentivo per rimanere sul divano di casa e smettere di cercare lavoro.
Altre critiche più raffinate menzionano temi finanziari molto complicati: qualcuno si scaglia sul livello sempre più alto dello spread o sulla pericolosità di far infuriare la finanza internazionale che, vendendo i nostri titoli di Stato, provocherebbe una crisi finanziaria tale da aprire le porte alla troika e agli scenari greci. Altre critiche, più subdole, generano paure da un punto di vista pratico, sostenendo che l’aumento dello spread causerà gravissime perdite per le famiglie con un mutuo da pagare. Per chi non ha mutui ma ha qualche euro da parte, invece, i detrattori sostengono che facendo innalzare lo spread, questo DEF metterà a rischio i risparmi degli italiani.

Insomma a sentire i mezzi d’informazione ne usciamo confusi e minacciati, se non del tutto angosciati. Cerchiamo quindi di fare chiarezza.

Spread

Partiamo dal famigerato spread che fin dal 2011 -quando ha superato i 550 punti- è entrato a far parte del nostro lessico e il cui andamento ci preoccupa ormai più dell’aumento del prezzo della benzina, dell’affitto o addirittura dei prezzi del supermercato.

In italiano lo spread si chiamerebbe differenza, una cosa banale che si impara alle Elementari. Lo spread è, appunto, la differenza esistente tra il rendimento del titolo di stato italiano e quello tedesco sulla durata di 10 anni.
Ci possono essere 2 motivi perché questa differenza possa cambiare: può salire il rendimento dei titoli italiani, ma può anche scendere quello dei titoli tedeschi. Ci avete mai pensato? Il risultato è sempre lo stesso. D’altra parte, nei momenti di crisi finanziaria, siccome la Germania è considerata più solida, gli operatori mondiali sono portati a comprare titoli tedeschi, facendo di conseguenza abbassare il loro rendimento. Ecco che lo spread si innalza. Eppure questo non ha nulla a che vedere con il debito pubblico italiano.

Avanzo di bilancio

La ricetta per tutti i mali sarebbe quindi l’austerity… ma l’Italia è veramente un paese che spende soldi che non ha?

Se è vero che la modifica della legge Fornero e del Reddito di Cittadinanza verranno finanziati aumentando i debiti, cioè con altro debito pubblico, è anche vero che il nostro Paese dal 2009 al 2016 ha sempre risparmiato. I Governi precedenti, infatti, fino a Gentiloni, si sono preoccupati di tagliare le spese in modo che queste risultassero inferiori alle entrate. Sembrerà strano ma è cosi: da più di venti anni siamo in avanzo primario e negli ultimi anni l’italia è il Paese che in Europa ha tirato la cinghia più di tutti. Dal 2011 infatti si sono insediati una serie di Governi  “tecnici” come quelli di Renzi, Gentiloni, Monti e Letta, che hanno sposato la teoria dell’austerity.

Il problema dell’Italia è che, proprio a causa dell’enorme debito pubblico, anche se le entrate superano le uscite ogni anno, gli interessi sul debito lo fanno crescere ancora di più perché i risparmi non bastano a coprirne gli interessi. Insomma se avete un debito e gli interessi superano quello che potete risparmiare, per ripagarlo vi troverete in difficoltà. A meno che non abbiate messo da parte delle somme che possano compensare.
Questa regola che vale per le famiglie però non vale proprio allo stesso modo per uno Stato. La ricchezza privata degli italiani infatti supera i 4 milioni di miliardi di euro, senza considerare gli immobili; quasi il doppio dell’intero debito pubblico.

Non possiamo quindi definirci degli spendaccioni e se spendiamo un po’ di più per un anno o due possiamo certamente permettercelo.

Mutui

Sfatiamo un altro mito: lo spread alto di per sé non fa alzare i tassi dei mutui, come dimostra l’andamento dell’Euribor a 3 mesi, che è l’indicatore più utilizzato dalle banche per calcolare il tasso di mutui e prestiti. L’Euribor infatti è ormai negativo da anni. Chi ha il mutuo a tasso variabile quindi non ha subito innalzamenti di costo, mentre chi aveva il tasso fisso ha continuato a pagare sempre la stessa rata. Questo vale sia per le famiglie che per le imprese.

Per altro, i tassi dei prestiti alle imprese o dei mutui alle famiglie dipendono in massima parte dalla BCE che regola i tassi per le banche e di conseguenza per i cittadini. Quindi se i tassi saliranno sarà perché la BCE terminerà la fase attuale in cui concede denaro alle banche europee a tassi zero. Questa fase, denominata Quantitative Easing (QE), è nata per far innalzare l’inflazione almeno al 2% annuo. E’ evidente poi che se sale l’inflazione salgono automaticamente anche i tassi. Il Governo, azzurro o giallo verde che sia, non può farci nulla. Inoltre, anche in USA i tassi si stanno alzando, si tratta quindi di una tendenza mondiale.

Qui un articolo del Sole24Ore che spiega nel dettaglio la mancanza di correlazione tra spread e mutui.

Minacce per il risparmio degli italiani

In che maniera lo spread alto brucia i risparmi degli italiani? Secondo Martina chi avesse acquistato 10mila euro in Buoni del Tesoro con scadenza tra dieci anni -quindi maggio 2028- oggi avrebbe perso, per colpa della scellerata manovra, 2.500 euro.

Abbiamo due notizie: i soldi con i buoni del tesoro non si perdono, anzi ogni anno l’acquirente percepirà interessi ed alla fine, a maggio 2028, percepirà i 10mila euro che aveva investito. Inoltre, la Banca d’Italia ci dice che ad oggi solo il 5% delle famiglie compra titoli a così lunga scadenza. Tuttavia questo tipo di titoli sono un ottimo strumento per speculatori. Gli speculatori, infatti, li comprano per giocare sul saliscendi del prezzo, gioco che a volte è molto lucrativo. Di conseguenza, se vogliamo tutelare il risparmio basterà evitare dichiarazioni allarmistiche da parte di personaggi in vista, come lo sono i Commissari Europei ed il presidente della Banca Centrale Europea (BCE).
Fare annunci come quelli delle scorse settimane è molto dannoso, senza contare che turbare i mercati con dichiarazioni ad hoc è reato (di aggiotaggio). Per approfondire: qui una dichiarazione di Dijsselbloem, qui i valori dei Btp.

Eppure nessuno dice che nel DEF abbiamo finalmente stanziato i soldi (1,5 mld) per risarcire i truffati delle banche. Cittadini che hanno perso i propri risparmi quando il governo Renzi ha “salvato” le 5 banche tra cui la famosa Banca Etruria.
Sempre a proposito di banche, è curioso ricordare che il salvataggio di MPS, costato 23 miliardi di euro e finanziato in deficit, non sia stato inserito nel conteggio del deficit stesso, grazie ad un accordo con l’Europa. I soldi per salvare MPS sono forse diversi da quelli usati per salvare gli esodati, i disoccupati ed i disagiati? E ancora, perché il ReI (Reddito d’Inclusione) era cosa buona e giusta, mentre il Reddito di Cittadinanza, che amplia gli effetti del ReI, è invece da combattere? In fondo il precedente Governo aveva già previsto di stanziare 2,5 miliardi per il REI nel 2019.

Rapporto Debito/PIL al 60%

Secondo gli accordi europei il rapporto ottimale debito pubblico PIL nazionale sarebbe del 60%. Diciamo anche che mai nessun governo è riuscito a rispettare il Rapporto Debito/PIL previsionale del DEF, sempre disatteso dai dati consuntivi. Da Berlusconi a Gentiloni il rapporto in parola è salito dal 115% al 131% e solo da poco ha iniziato a scendere. Testimonianza questa che tutti i governi interessati hanno dichiarato in Europa numeri non realistici, senza che questo suscitasse reazioni nemmeno simili a quelle di questi giorni.

Ma siamo sicuri che il debito italiano non potesse essere trattato dal MEF che ne è responsabile? Dal 2008 (anno dell’inizio della crisi), ad oggi vi è stato un abbassamento dei tassi senza precedenti nel mondo. Oggi i tassi d’interesse sono negativi; il che significa che prendere un mutuo o un prestito non costa quasi nulla. Di conseguenza anche gli interessi sulle emissioni dei titoli di stato si sono abbassati a livelli mai raggiunti nella storia dell’economia occidentale. Tutti gli Stati ne hanno beneficiato, emettendo titoli con scadenze sempre più lunghe. Una situazione di vantaggio per chi è indebitato: più allunghi il periodo di restituzione degli interessi, meno ti costerà il debito.
Un esempio virtuoso ne è la Gran Bretagna che ha portato da 14 a 16 anni la durata del debito, seguita da tutti i paesi occidentali tranne l’Italia che addirittura lo ha leggermente accorciato, perdendo quindi l’occasione “della vita” per ridurre il peso del suo debito e ridurne il costo.

Considerandone il valore, al confronto di questa mancata occasione di riduzione del costo del debito le motivazioni addotte dai detrattori sulla manovra sembrano ben poca cosa. Ecco un approfondimento sulla vita media del debito pubblico.

Logica delle Aste Marginali

Un altro problema da risolvere è quello dell’assegnazione dei lotti di titoli richiesti durante le aste dei titoli pubblici, che segue la logica delle aste maginali. Senza addentrarsi in tecnicismi, vi basti sapere che i titoli pubblici si assegnano con metodi sempre uguali dal 1981. Questi metodi prevedono che se, ad esempio, una emissione per 100 miliardi di lire di BTP viene soddisfatta al tasso del 5% per 97 miliardi e per i restanti 3 al 5,5%, tutti e 100 i miliardi dell’emissione vengono assegnati alla fine allo stesso tasso del 5,5%! Il tasso più alto possibile pagabile dallo Stato e quindi da noi cittadini. Inutile badare agli spiccioli se poi da 40 anni perdiamo miliardi per disattenzione.
A questo punto vi chiederete se è possibile modificare le aste dei titoli di Stato… si se avessimo una Bankitalia stile Bundesbank.

Conclusioni

Concludo con una riflessione che da sola basterebbe a promuovere la manovra economica del Governo del Cambiamento, pur considerandola, come molte cose, migliorabile: se ancora a distanza di 10 anni il PIL non ha raggiunto il livello del 2008 (ed anzi, nel terzo trimestre del 2018 risulta pari a 0), è evidente che la strada dell’austerità è stata fallimentare.

Grazie ad Ezio Sperduto per il lavoro sul testo



FONTE : Francesca Flati