Sedici anni di orrore
Sedici anni di orrore

Sedici anni di orrore

#ObiettivoEsteri – 02.06.17

Ricordate la “madre di tutte le bombe” recentemente sganciata dagli Stati Uniti sull’Afghanistan per spaventare tutti i terroristi? Almeno così l’avevano motivata.
I risultati sono stati visibili in tutta la sua drammaticità nella giornata di mercoledì: “alla madre di tutte le bombe” ha fatto seguito “il padre di tutti gli attentati” a Kabul.
Risultato? 90 morti e oltre 300 feriti.
Ieri, invece, un altro attacco a Jalalabad, nell’Afghanistan orientale, ha generato almeno una vittima e cinque feriti.
Davanti a queste evidenze, ciò che posso affermare ormai con certezza, e d’altronde il MoVimento 5 Stelle lo ha sempre fatto, è che la guerra al terrorismo, iniziata in Afghanistan dopo l’11 settembre 2001, (16 anni fa!), sia un fallimento totale.

L’annuale ricerca pubblicata dall’Institute for Economics and Peace sul terrorismo globale (Global Terrorism Index) ci dimostra come le vittime del terrorismo siano quintuplicate dagli attacchi dell’11 settembre 2001 ad oggi, nonostante la “guerra al terrore” lanciata dagli Usa e i 4.400 miliardi di dollari spesi nelle guerre in Iraq, Afghanistan e in operazioni antiterrorismo in giro per il mondo (sì, avete letto bene, quattromilaquattrocentomiliardi).
Interventismo militare, sostegno a colpi di stato, bombe e guerre occidentali hanno prodotto morti, profughi, stati distrutti e nuovi terroristi. Tanti nuovi terroristi.
Nulla più di queste parole scritte da Alberto Negri sintetizzano la questione: “L’obiettivo della guerra al terrorismo non è stabilizzare l’Afghanistan, la Siria, l’Iraq o la Libia. Ma quello di frantumare quel che resta di ex stati che non rinasceranno mai più. In Medio Oriente questa instabilità è funzionale alla prevalenza di Israele e dell’Arabia Saudita, in Asia centrale l’Afghanistan serve a tenere alta la tensione in un’area dove la Cina vorrebbe espandere la sua influenza e a mantenere sulla corda il Pakistan, potenza nucleare sempre più scontenta dell’alleanza con Washington. La Russia raccoglie la polvere degli ex stati in disfacimento per ricostituire la sua sfera di influenza. Chi non si arrende come l’Iran alla logica della disgregazione è destinato a scontrarsi con gli americani e i loro alleati.”
Ecco l’obiettivo della “guerra al terrorismo”! Non stabilità ma instabilità.

Donald J. Trump, al contrario di quanto dichiarava in campagna elettorale, sta pensando di mandare ulteriori truppe sul territorio, tra i 3 mila e i 5 mila soldati in più, in una situazione in cui la metà circa del Paese non è controllata del governo fantoccio di Ashraf Ghani. Decisione che produrrà altra instabilità, milioni di profughi, sete di vendetta e quindi nuovo terrorismo.

Vi siete mai chiesti cosa avremmo potuto creare se avessimo investito anche solo metà di quei 4.400 miliardi spesi in guerre in cooperazione con quegli stessi Paesi?
Se avessimo creato alleanze invece di cimiteri?
La verità è nei numeri, nei fatti, nella storia, ed è per questo che risposte a queste domande sono inutili, perché l’Afghanistan è solo un “grande gioco”, come lo definì lo scrittore Rudyard Kipling che aveva individuato in questo Paese, confinante con tutte le potenze asiatiche, il crocevia nevralgico per le strategie del Continente.

Un grande gioco che si appresta a mostrarci un altro capitolo di orrori.
Un grande gioco in cui l’Italia, purtroppo, sarà ancora protagonista passiva di decisioni sbagliate altrui.



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