ROMA Atac accumulava debiti per 1,3 miliardi di euro ma nessuno al Comune ne controllava i bilanci e a cosa servivano quelle fatture.

L’Aula ieri ha autorizzato Atac a presentare il Piano di Concordato presso il Tribunale di Roma, consegna che avverrà domani. Ma questo si sapeva. Ciò che non si sapeva è la notizia, emersa ieri nella Commissione precedente in modo molto più evidente rispetto al passato, sulla dinamica principale che ha comportato il debito di 1,3 miliardi di euro, quindi il dissesto dell’azienda. A seguito della chiusura del Bilancio Consolidato avvenuta a dicembre 2017 fra Roma Capitale e Atac nei tempi e nei termini di Legge, è stato certificato che fino a prima del nostro arrivo molte fatture per acquisti operati da Atac non avevano alcuna autorizzazione da parte di Roma Capitale. Significa che ‘all’apertura dei famosi cassetti’ abbiamo scoperto che mentre Atac continuava ad accumulare debiti nessuno al Comune controllava i bilanci propri e quelli della sua partecipata, e né, soprattutto, a cosa servivano quelle fatture. La cosa più grave è che, non controllavano neanche in Regione e Ministero, nonostante com’è noto da anni, nello stesso periodo arrivavano in Procura denunce su varie truffe operate dalla dirigenza, cioè le truffe contenute in molte di quelle fatture.

Oggi, di questa notizia che ho riferito nel mio intervento di ieri sera, non c’è traccia in nessuna Tv e giornalone. Però ci sono tutti gli interventi delle opposizioni, ieri preoccupatissime che la notizia potesse filtrare, infatti hanno mascherato il tutto con gli stessi falsi propinati da mesi, fra cui quello più eclatante: “non c’erano motivi per mettere l’azienda a rischio col Piano di Concordato”. Peccato che proprio nel Bilancio 2016 di Atac chiuso a settembre scorso c’è scritto molto chiaramente che, nonostante il trend positivo sulle perdite di esercizio (-91 milioni nel 2009; -319 nel 2010; -179 nel 2011; -157 nel 2012; -219 nel 2013; -141 nel 2014; -79 nel 2015; -40 nel 2016; a cui va aggiunto il dato di -5 nei primi 6 mesi del 2017), l’azienda era precipitata in uno stato di patrimonio netto negativo (debiti oltre il valore di tutte le attività dell’azienda) a causa di ulteriori sentenze degli ultimi mesi legati a eventi verificatisi non nel 2016, ma con origine negli esercizi precedenti, addirittura fino al 2008, e che la nuova amministrazione di Roma Capitale, a differenza del passato, ha verificato e per Legge non poteva più riconoscerli come passivi a proprio carico.

Per cui, nello stesso Bilancio 2016 di Atac si precisa che l’unica soluzione per non farla fallire e garantire il servizio era solo concordare un piano di rientro ai creditori, garantito dal Tribunale così come previsto dalle norme vigenti. Le 3 ragioni principali sul patrimonio netto negativo confermano i dati sul dissesto arrivato a un punto irrecuperabile: la revisione sui conti da cui non sono stati riconosciuti crediti ad Atac per 157 milioni, le ulteriori sentenze che ad agosto 2017 hanno condannato Atac ad aggiungere 35 milioni al debito (a cui vanno aggiunti i 170 della sentenza di aprile 2017), e la mancanza di investimenti nella manutenzione delle infrastrutture (metro e tram) con la minore remunerazione dei km percorsi per mancanza di autobus. Guarda caso sono gli autobus che l’azienda avrebbe potuto comprare coi soldi che invece finivano in truffe. Autobus che quindi non essendo stati acquistati non passano alle fermate, dove i cittadini da anni attendono inconsapevoli del debito colossale anche verso i fornitori che hanno smesso di vendere i pezzi di ricambio senza essere pagati, fino al punto che a settembre l’azienda non aveva neanche più i soldi per pagare gli stipendi, e il gasolio per i bus sopravvissuti al disastro.

Ma “la colpa è sempre della Raggi” (ieri hanno avuto la vergogna di dire anche questo), che oltre a tutto il resto, ha già ottenuto 450 milioni per la manutenzione delle metro A e B, ha elaborato un Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile con l’obiettivo di richiedere i finanziamenti e portare la Capitale dal 20% di trasporto su ferro almeno al 50% di Milano (la città di Berlusconi e Salvini, guarda a volte le coincidenze su dove andavano a finire le risorse statali mentre Roma veniva demolita a loro insaputa), e per il Piano Industriale di Atac ha messo 167 milioni per acquistare 600 vetture. Tutte azioni indispensabili a risanare e garantire credibilità ai creditori rispetto al piano concordatario, mentre continuiamo a chiedere a Zingaretti di mantenere la sua promessa del 2013, quindi cedere la Roma-Lido a Roma Capitale, e mettere a bilancio i 180 milioni per il suo ammodernamento deliberati dal ministero ad agosto 2016. Ma non risponde, e Tv coi giornaloni non dicono nulla.

Per cui, date una mano con le condivisioni.
grazie

#AtacRestaPubblica

Pietro Calabrese