Roma 2030: quanto costerebbe ai cittadini il consumo di suolo
Roma 2030: quanto costerebbe ai cittadini il consumo di suolo

Roma 2030: quanto costerebbe ai cittadini il consumo di suolo

CONSUMO DI SUOLO E SERVIZI ECOSISTEMICI, SITUAZIONE ATTUALE E SCENARIO FUTURO:

IL CASO DI ROMA

Studio realizzato da: ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale

Il suolo è una risorsa fondamentale che è stata ed è oggetto di un consumo elevato e persistente. Come evidenziato dal Rapporto sul consumo di suolo in Italia dell’ISPRA. Il consumo di suolo in Italia rallenta rispetto al passato, ma non si ferma e continua a “mangiare” suoli naturali di pregio e in aree sensibili come lungo le coste, nelle aree a rischio idrogeologico o sismico. Roma purtroppo non fa eccezione e le trasformazioni del territorio capitolino prodotte in applicazione del Piano regolatore generale (PRG) della città in vigore dal 2008, hanno avuto pesanti ripercussioni sul consumo di suolo e continueranno ad averne per il futuro.

Al fine di misurare l’influenza delle trasformazioni del territorio sulle risorse ambientali, ed in particolare quella del consumo di suolo come uno degli effetti delle scelte di pianificazione territoriale, nell’ambito del progetto Soil Administration Models 4 Community Profit (SAM4CP), finanziato dal programma europeo LIFE+, ISPRA ha promosso questo studio, in cui vengono utilizzati i dati sul consumo di suolo prodotti dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) unitamente alle informazioni del PRG, e le metodologie e gli strumenti di mappatura e valutazione dei servizi ecosistemici sviluppati da ISPRA per il Rapporto sul consumo di suolo e attraverso il progetto SAM4CP.

Lo scenario di Roma che ne emerge evidenzia l’entità del fenomeno: se già oggi risultano coperti artificialmente 31.594 ettari di suolo (pari al 24,58% del territorio comunale) la previsione al 2030 è di 33.959 ettari (26,42%). In particolare uno scenario di valutazione del suolo a destinazione fondiaria, come classificato dal piano vigente, mostra che al 2030, la percentuale di consumo di suolo nelle aree così classificate arriverebbe a circa l’80% della loro estensione.

La stima della perdita economica rappresentata da questo consumo di suolo (dal 2012 al 2030), considerando i costi necessari per sostituire quello che il suolo naturale ci fornisce gratuitamente varia da un minimo di 107 a un massimo di 140 milioni di euro l’anno (mancata produzione di prodotti agricoli, aumento dell’erosione, regolazione delle acque, maggiori costi energetici, etc.). Gran parte di questa perdita è dovuta alla diminuzione di produzione agricola, che costerà al Comune di Roma circa 81 milioni di €, di cui quasi il 17% è dovuto alle aree classificate dal piano regolatore come agro romano.

Lo studio

Lo studio del consumo di suolo a Roma e della perdita conseguente di servizi ecosistemici ha come base il dato cartografico del consumo di suolo prodotto da ISPRA con una risoluzione di 10 m, disponibile con gli aggiornamenti per gli anni 2012, 2015 e anche 2016 grazie all’aggiornamento predisposto per il prossimo rapporto SNPA sul consumo di suolo in uscita.

Con lo scopo di individuare gli incrementi futuri di suolo consumato nel Comune di Roma è stato innanzitutto identificato un orizzonte temporale di riferimento per la piena applicazione del piano, che viene posto al 2030 anche in coerenza con il raggiungimento di obiettivi nazionali ed internazionali (in particolare il Patto di Amsterdam sulla Agenda urbana europea, la New Urban Agenda di Quito e i Sustainable Development Goals – SDGs – dell’Agenda 2030 dell’Onu).

La cartografia del consumo di suolo è stata dunque confrontata con la cartografia vettoriale del Piano regolatore generale di Roma, sulla base di una griglia a 10 metri di lato, al fine di avere dati omogenei e poter esaminare alcune classi di aree, come identificate dal piano del 2008, che sono considerate significative per rappresentare le principali dinamiche del consumo di suolo. In particolare si tratta delle edificazioni (nel fondiario), sia in caso di nuova costruzione o di completamento dei sistemi esistenti, ovvero di aree destinate alla realizzazione delle infrastrutture per la mobilità, in particolare le strade, a cui si aggiungono le aree dell’agro romano, anch’esse oggetto di trasformazioni pianificate o comunque possibili, che producono consumo di suolo in aree agricole.

Risultati

Nel contesto di un territorio nazionale che continua a vedere notevoli incrementi di suolo consumato, seppure con tassi decrescenti nel 2016 rispetto agli anni precedenti, l’aumento costante di copertura artificiale che interessa la Capitale dal dopoguerra ad oggi non è destinato a interrompersi.

Lo scenario ipotizzato derivante dall’attuazione del PRG di Roma ha evidenziato che le previsioni del piano porteranno, nel caso in cui venissero attuate quantomeno quelle considerate nello studio, a un aumento del suolo consumato di due punti percentuali, il 9,3% in più rispetto al 2012, arrivando a coprire artificialmente oltre il 26,4% del territorio comunale.

La stima utilizzata in questo studio è cautelativa poiché non sono state prese in considerazione altre trasformazioni pure previste dal PRG quali quelle in aree destinate a servizi, pubblici e privati, alle infrastrutture tecnologiche, agli interventi relativi alla città da ristrutturare e consolidata, etc., di conseguenza i valori complessivi della reale attuazione saranno probabilmente maggiori di quelli qui stimati.

Anche la valutazione economica dei servizi ecosistemici è cautelativa, considerando solo una parte del totale dei servizi forniti da un suolo non artificiale. La stima del valore economico della perdita annuale di servizi ecosistemici dovuta al consumo di suolo, nel periodo dal 2012 al 2030, varia da un minimo di 107 a un massimo di 140 milioni di euro.

Gran parte della perdita economica di servizi ecosistemici nel Comune di Roma è dovuta alla diminuzione di produzione agricola. La cifra si aggira infatti intorno agli 81 mln di euro e quasi il 17% si concentra nelle aree classificate dal piano regolatore generale come agro romano.

Inoltre l’eliminazione delle aree naturali e seminaturali a favore di quelle urbane, porta al mancato stoccaggio di circa 175 mila tonnellate di carbonio (pari a circa 650 mila tonnellate di CO2) che vengono quindi emesse in atmosfera. Il carbonio è stato valutato economicamente applicando il costo sociale e il prezzo di mercato. La forchetta considerata varia quindi tra i 2 e i 19 milioni di euro. È necessario sottolineare che nella stima non vengono considerate le emissioni generate dalle aree industriali, dall’incremento dell’utilizzo di trasporti pubblici o privati dovuto all’espansione urbana, delle emissioni delle abitazioni, etc.

Una notevole rilevanza ha anche il fenomeno dell’isola di calore urbana che con le superfici artificiali che si espandono, aumenta i suoi effetti. Per la regolazione del microclima è stata effettuata una stima in base a valutazioni empiriche e ricerche bibliografiche. Si stima una temperatura estiva media più elevata di 0,089 °C nel periodo di riferimento. Questo porta a un aumento stimato dei costi per la termoregolazione delle abitazioni che oscilla tra i 3 e gli 11 milioni di euro l’anno (come descritto nel rapporto sul consumo di suolo 2016, il prezzo varia a seconda delle ore di utilizzo dei condizionatori ipotizzate per la stima).

Il terreno impermeabile rende inefficace la funzione di infiltrazione dell’acqua che influisce sul deflusso superficiale. Stimando un costo di sostituzione pari a 6.500 € per ha per anno, come proposto nel rapporto ISPRA, si raggiunge una cifra pari a quasi 19 mln di euro l’anno.

I valori economici delle perdite dovute alla diminuzione della qualità degli habitat e al servizio di impollinazione sono risultati nettamente inferiori rispetto agli altri per la difficile interpretazione e generalizzazione dei fenomeni e per la mancanza di dati economici specifici e perché la gran parte del consumo di suolo previsto coinvolge habitat già in parte compromessi dalle infrastrutture e dall’edificato esistente.

Leggi l’intero studio realizzato da Ispra: Il caso di Roma



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