Rassegna stampa di venerdì 17 novembre 2017 su Contratti di Fiume, Città Metropolitane e “Bettola” di Cinisello Balsamo

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Agricolae.eu – RISOLUZIONE BRAGA SU CONTRATTI DI FIUME

Atto Camera Risoluzione conclusiva 8-00271 presentato da BRAGA Chiara testo di Mercoledì 15 novembre 2017 in Commissione VIII (Ambiente) 7-01362 Braga: Sull’attuazione dei contratti di fiume. 7-01389 Segoni: Sull’attuazione dei contratti di fiume. 7-01390 Daga: Sull’attuazione dei contratti di fiume. TESTO UNIFICATO APPROVATO DALLA COMMISSIONE La VIII Commissione premesso che: la qualità ambientale e la gestione sostenibile dei corpi idrici, e più in generale dei bacini idrografici, è questione fondamentale trattata dalla direttiva comunitaria 2000/60/CE, direttiva quadro sulle acque – Dqa, e dalla direttiva 2007/60/CE, relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni; in particolare la Dqa ha l’obiettivo generale di prevenire il deterioramento qualitativo e quantitativo dello stato delle acque e assicurarne un utilizzo sostenibile; a livello nazionale, tenuto conto dello stato di qualità dei corpi idrici e della fragilità del territorio, acuita dagli impatti dei cambiamenti climatici, il raggiungimento di questi obiettivi richiede sempre più un approccio integrato e multidisciplinare ed una governance delle acque e dei suoli che valorizzi la partecipazione e la cooperazione dei diversi portatori di interesse e il coinvolgimento dei diversi livelli istituzionali che insistono sui territori interessati; tale esigenza ha portato diverse regioni italiane a sperimentare processi partecipativi attraverso cui gestire in modo integrato le risorse idriche e i territori di competenza a scala locale, che hanno trovato espressione nell’esperienza dei contratti di fiume, quali strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata che perseguono la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale, così come definiti a livello normativo dall’articolo 68-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006 (Norme in materia ambientale), nel testo modificato dall’articolo 59 della legge n. 221 del 2015 (Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali); il contratto di fiume è stato definito nel corso del II Forum mondiale dell’acqua (L’Aja, marzo 2000) come «strumento che permette di adottare un sistema di regole in cui i criteri di utilità pubblica, rendimento economico, valore sociale e sostenibilità ambientale intervengono in modo paritario nella ricerca di soluzioni efficaci per la riqualificazione di un bacino fluviale»; i contratti di fiume sono strumenti fondamentali per affrontare in maniera organica una serie di tematiche apparentemente eterogenee ma in realtà profondamente interconnesse tra loro: la qualità delle acque e degli ecosistemi dei corpi idrici, l’esposizione del territorio ai rischi idraulici ed idrogeologici, la difesa del suolo, una gestione del territorio in grado di coniugare sostenibilità economica e sostenibilità ambientale, lo sviluppo di una società e di un tessuto produttivo resiliente alle dinamiche naturali e ai cambiamenti climatici; il fondamento del concetto del «contratto di fiume» è la visione condivisa del bacino idrografico, che guida i sottoscrittori del contratto ad elaborare un progetto coerente con le reali potenzialità che il territorio esprime. Un punto saliente e dirimente è la spinta propulsiva «dal basso», per cui la comunità è chiamata a elaborare una visione condivisa delle problematiche e delle possibili soluzioni, facendo emergere i conflitti, gli interessi, ma anche le vocazioni territoriali e le capacità di «fare sistema», promuovendo il dialogo tra i soggetti a vario titolo portatori di interesse e l’integrazione dei diversi strumenti di programmazione, di pianificazione territoriale e di tutela ambientale; inoltre, i contratti di fiume possono essere considerati uno strumento utile ad ovviare alla frammentazione della gestione del territorio, che in alcuni casi può sfociare in sovrapposizioni di competenze amministrative da parte della pubblica amministrazione; i contratti di fiume hanno trovato progressivo riconoscimento nelle politiche di prevenzione del dissesto idrogeologico, di difesa del suolo e di programmazione intersettoriale a livello centrale; sono riconosciuti nelle linee guida per il contrasto al rischio idrogeologico redatte dall’unità di missione «Italia sicura», sono richiamati nella strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, quali azioni di tipo non strutturale, e sono presenti nei criteri di selezione previsti per il Programma di sviluppo rurale nazionale del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali; l’esigenza di accompagnare lo sviluppo di esperienze locali diffuse ad un’azione di coordinamento ed armonizzazione, ha portato nel 2007 alla costituzione di un tavolo nazionale dei contratti di fiume; grazie al lavoro svolto dal tavolo nel 2010 si è giunti alla condivisione in sede di Conferenza Stato-regioni di una carta nazionale dei contratti di fiume, a cui hanno già aderito allo stato attuale 14 regioni, mentre le altre hanno già avviato le procedure di adesione. Anche il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, partecipando al tavolo sin dalla sua costituzione, ha concorso a questo processo attraverso l’elaborazione di linee guida sui criteri di qualità dei contratti di fiume; i contratti di fiume si stanno dimostrando uno strumento particolarmente efficace, in grado di indirizzare i diversi portatori d’interesse verso forme di collaborazione che superino l’approccio settoriale alle problematiche e agli ostacoli che spesso si incontrano nei territori per mancanza di dialogo con le comunità; essi favoriscono la partecipazione, la condivisione delle informazioni e l’assunzione di responsabilità da parte dei soggetti coinvolti, aumentando l’efficienza dei processi decisionali e migliorando la qualità progettuale degli interventi e il grado di accettabilità sociale degli stessi nel territorio; in questa fase appare quanto mai necessario rafforzare la capacità istituzionale e di governance tra gli attori coinvolti nell’attivazione e nella realizzazione dei contratti di fiume, in modo da armonizzare la loro applicazione e migliorare le capacità programmatorie-gestionali e tecnico operative, anche attraverso una maggiore integrazione tra le azioni locali e la pianificazione di distretto idrografico e regionale e la finalizzazione di risorse utili a diffondere queste esperienze innovative nell’intero territorio nazionale, impegna il Governo: 1) ad assumere iniziative per istituire una struttura nazionale di coordinamento per l’attuazione dei contratti di fiume, attraverso la creazione di un Osservatorio nazionale dei contratti di fiume che operi in stretta relazione alle regioni e alle autorità di distretto, con l’obiettivo primario di indirizzo e di monitoraggio, al fine di verificare lo stato di attuazione delle varie fasi e azioni, la qualità dei progetti e dei processi deliberativi conseguenti, nonché l’esito conclusivo dell’intervento, nonché di supporto informativo e di formazione ai vari livelli, regionali e locali; 2) a garantire una efficace informazione al fine di attuare i contratti di fiume collegialmente condivisi nell’ambito di un procedimento partecipato con la collettività, facendo in modo che i dati e le informazioni sui contratti di fiume siano resi accessibili al pubblico, anche a mezzo web; 3) ad avviare percorsi virtuosi e progetti di studio, anche in collaborazione con le università, gli ordini professionali o altri soggetti interessati a vario titolo, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, al fine di promuovere l’attuazione di interventi innovativi in grado di valorizzare i corsi d’acqua e il territorio circostante, dal punto di vista sociale, didattico, culturale, fruitivo, turistico e paesaggistico, garantendo un concreto presidio e una corretta manutenzione del contesto; 4) a promuovere, mediante l’Osservatorio, una ricognizione, in collaborazione con le regioni, i comuni, gli ordini nazionali delle professioni tecniche, dell’eventuale esistenza di protocolli d’intesa che se aggiornati e resi pienamente operativi potrebbero costituire una base di partenza per l’implementazione di contratti di fiume, con notevole risparmio di tempi e risorse; 5) a dar seguito con sollecitudine, in stretto raccordo con le regioni e le autorità di distretto interessate, alle attività formative e di supporto tecnico già previste dall’apposito progetto proposto dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare nell’ambito del PON governance 2014-2020; 6) a valorizzare, in tale contesto, le competenze e le professionalità specifiche maturate in questi anni nello sviluppo dei processi di contratto di fiume già attivi e dal tavolo nazionale dei contratti di fiume; 7) ad assumere iniziative per destinare apposite risorse finalizzate a sostenere e diffondere tali processi, selezionati, nell’ambito della pianificazione di bacino e compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, sulla base di criteri di qualità ed efficacia, avvalendosi delle strutture dell’Osservatorio nazionale e del coordinamento nazionale così costituite; 8) ad assumere iniziative volte a valorizzare nella corresponsione di finanziamenti economici anche il ruolo dei singoli soggetti privati, soprattutto agricoltori, che tramite i contratti di fiume accettano di svolgere attivamente un ruolo di presidio e manutenzione del territorio; 9) ad adottare iniziative per riconoscere apposite premialità per il finanziamento di azioni e progetti previsti dai programmi d’azione di contratti di fiume, sottoscritti ed ufficializzati, e definiti in stretto raccordo con le misure previste dai piani di gestione di distretto e dai piani di tutela delle acque regionali. (8-00271) «Braga, Segoni, Daga, Pellegrino, Manfredi, Mariani, Realacci, Bratti, Zardini, Carrescia, De Menech, Cominelli, Rubinato, Terrosi, Pastorelli, Artini, Baldassarre, Bechis, Turco, Busto, De Rosa, Micillo, Terzoni, Zolezzi, Vignaroli, Labriola».L’articolo

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VENERDÌ 17 NOVEMBRE 2017 04.28.40

Camera, interrogazioni seduta 15 novembre: Luigi Gallo e altri

Roma, 17 nov. (askanews) – LUIGI GALLO, COLONNESE, CASO, MICILLO e BUSTO. – Al Ministro dell’interno. – Per sapere – premesso che: la legge 7 aprile 2014, n. 56, cosiddetta Delrio, recante «Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni» prevede, al comma 22 dell’articolo 1, che «per le sole città metropolitane con popolazione superiore a tre milioni di abitanti, è condizione necessaria, affinché si possa far luogo ad elezione del sindaco e del consiglio metropolitano a suffragio universale, che lo statuto della città metropolitana preveda la costituzione di zone omogenee, ai sensi del comma 11, lettera c), e che il comune capoluogo abbia realizzato la ripartizione del proprio territorio in zone dotate di autonomia amministrativa, in coerenza con lo statuto della città metropolitana»; (Segue)

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VENERDÌ 17 NOVEMBRE 2017 04.20.39

Camera, interrogazioni seduta 15 novembre: De Rosa e altri

Roma, 17 nov. (askanews) – DE ROSA, BUSTO, DAGA, MICILLO, TERZONI e VIGNAROLI. – Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. – Per sapere – premesso che: la variante al vigente piano integrato di intervento inerente all’ambito territoriale denominato «Bettola», compreso tra la tangenziale nord A52, la strada statale 36, l’autostrada A4 e la strada provinciale 58 via Valtellina in comune di Cinisello Balsamo, è stata definitivamente approvata con delibera di giunta comunale n. 216 del 28 settembre 2017; (Segue)



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