Rapporto Ispra su pesticidi nelle acque, M5S presenta interrogazione e lancia allarme per i cittadini: estendere analisi, potenziare agenzie e ridurre fitofarmaci
Rapporto Ispra su pesticidi nelle acque, M5S presenta interrogazione e lancia allarme per i cittadini: estendere analisi, potenziare agenzie e ridurre fitofarmaci

Rapporto Ispra su pesticidi nelle acque, M5S presenta interrogazione e lancia allarme per i cittadini: estendere analisi, potenziare agenzie e ridurre fitofarmaci

 I dati resi noti dall’ultimo rapporto Ispra (Istituto Superiore per la Protezione Ambientale) sono allarmanti e ciò nonostante manchino quelli di 5 regioni, fra queste la Campania, che hanno omesso di inviarli (come previsto dalla legge) entro il 31 marzo scorso, sebbene questo non gli comporterà alcuna sanzione. Il M5S è preoccupato per la salute dei cittadini ed invoca misure urgenti su quello che è il bene più prezioso ed indispensabile in natura: l’acqua.  Ai Ministeri dell’Ambiente, della Salute e delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, è rivolta l’interrogazione del Movimento 5 Stelle che invoca l’intervento urgente dei membri del Governo Renzi. Il dato maggiormente allarmante che viene fuori dalla lettura di questo rapporto è il fatto che vi sia una contaminazione da pesticidi nel 63,9% dei laghi e dei fiumi italiani e in un terzo delle falde acquifere.
Potete leggere qui il rapporto Ispra: http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/rapporto-nazionale-pesticidi-nelle-acque-2013-dati-2013-2014
Atto Camera- Interrogazione a risposta scritta 4-13205 presentato da MICILLO Salvatore

testo di Venerdì 13 maggio 2016, seduta n. 624

MICILLO, BUSTO, DAGA, DE ROSA, MANNINO, TERZONI e ZOLEZZI. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali . — Per sapere – premesso che:
dalla prima decade del maggio 2016 è possibile visualizzare, in formato elettronico, l’ultimo rapporto dell’Istituto superiore per la protezione ambientale (ISPRA) (n.ro 244/2016) e precisamente il rapporto nazionale pesticidi nelle acque – dati 2013-2014;
tale rapporto viene suddiviso in due parti, una nazionale ed una regionale;
il rapporto è stato predisposto dall’ISPRA sulla base delle informazioni trasmesse da regioni e province autonome, che attraverso le agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente effettuano le indagini sul territorio e le analisi di laboratorio;
la realizzazione del rapporto è curata dal settore sostanze pericolose, del servizio rischio tecnologico, del dipartimento nucleare rischio tecnologico e industriale dell’ISPRA;
nel biennio 2013-2014 sono stati analizzati 29.220 campioni per un totale di 1.351.718 misure analitiche, con un aumento rispettivamente del 4,3 per cento e dell’11,8 per cento nei confronti del biennio precedente. Nel 2014, in particolare, le indagini hanno riguardato 3.747 punti di campionamento e 14.718 campioni e sono state cercate complessivamente 365 sostanze (nel 2012 erano 335);
glifosate e acido aminometilfosforico (un prodotto di degradazione del glifosate), metolaclor, triciclazolo, oxadiazon, terbutilazina e desetilterbutilazina (prodotto di degradazione della terbutilazina), sono le sostanze più presenti nelle acque superficiali;
in tali acque sono stati trovati pesticidi nel 63,9 per cento dei 1.284 punti di monitoraggio controllati (nel 2012 la percentuale era del 56,9). Il 21,3 per cento delle acque superficiali non ha superato i test sulla qualità ambientale, a causa delle concentrazioni elevate delle sostanze di cui sopra;
bentazone, metalaxil, terbutilazina e desetil-terbutilazina, atrazina e atrazina-desetil, oxadixil, imidacloprid, oxadiazon, bromacile, 2,6-diclorobenzammide, metolaclor sono le sostanze trovate, oltre i limiti di legge, nelle acque sotterranee;
in tali acque la contaminazione è meno estesa, infatti risulta contaminato il 31,7 per cento dei 2.463 punti esaminati (31 per cento nel 2012). Ciononostante anche nel caso delle falde sotterranee emergono trend allarmanti, con un incremento del 10 per cento delle sostanze fitosanitarie rinvenute;
sono stati rilevati pesticidi anche nelle acque più profonde, che possono contare sulla protezione di strati geologici scarsamente permeabili. Il 6,9 per cento delle acque di falda esaminate presenta concentrazioni oltre la soglia di sostanze fitosanitarie: dal bentazone al midacloprid;
il dato maggiormente allarmante che viene fuori dalla lettura di questo rapporto è il fatto che vi sia una contaminazione da pesticidi nel 63,9 per cento dei laghi e dei fiumi italiani e in un terzo delle falde acquifere;
i pesticidi possono avere importanti ripercussioni sulla salute umana, secondo i più recenti studi nonché a detta della Organizzazione mondiale della sanità (http://www.who.int/topics/pesticides/en/en/);
il pesticida che sfora più spesso i limiti è il glifosato. Gli erbicidi sono le sostanze più rinvenute perché vengono erogati a contatto diretto con il suolo. Inoltre, il loro utilizzo nei mesi primaverili fa sì che le frequenti piogge li trasportino negli strati più profondi del suolo;
tra i neonicotinoidi i più invasivi sono l’imidacloprid e il tiametoxan, diffusi sia nelle acque superficiali che nelle falde;
il responsabile del settore sostanze pericolose dell’ISPRA nonché coordinatore dell’unità che ha realizzato il Rapporto pesticidi, Pietro Paris, precisa che non è stato fatto un controllo dell’acqua che esce dal rubinetto ma di quella dei corpi idrici. Molto spesso però i prelievi per uso potabile attingono agli stessi corpi idrici che vengono analizzati. Quasi sempre è necessario ricorrere a sistemi di abbattimento e depurazione per poter immettere nel rubinetto acqua a norma, perché i corpi idrici superficiali e sotterranei sono inquinati. Un esempio è il fiume Po, che viene utilizzato abbondantemente per rifornire intere province con acqua da bere, che però deve essere depurata. Questo modus operandi contrasta con il principio fondamentale alla base della direttiva quadro sulle acque, la n. 60 del 2000, che dice che bisogna prevenire il ricorso all’abbattimento, cioè evitare di inquinare anziché andare a depurare;
sempre a detta del Piras, quello in corso è un atteggiamento di emergenza fatto sistema;
il Paris precisa ancora che l’ISPRA non ha poteri di intervento ed il suo parere non è vincolante. Dal 2003 i dati che vengono forniti dimostrano che le acque sono contaminate da miscele di sostanze. In particolare, i fitofarmaci, prima di essere immessi in commercio, sono valutati e autorizzati singolarmente. Non esiste una valutazione complessiva del rischio per le miscele e del resto sono poco calcolabili, perché si formano con meccanismi e vie di migrazione imprevedibili. È questa, a detta dell’esperto, la lacuna normativa più seria;
la direttiva 2009/128/CE, recepita nell’ordinamento nazionale con il decreto legislativo n. 150 del 14 agosto 2012 (attuazione della direttiva 2009/128/CE, che istituisce un quadro per l’azione comunitaria ai piani dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi), assegna agli Stati membri il compito di garantire l’implementazione di politiche e azioni volte alla riduzione dei rischi e degli impatti sulla salute umana, sull’ambiente e sulla biodiversità, derivanti dall’impiego di prodotti fitosanitari;
tali politiche devono assicurare lo sviluppo e la promozione di metodi di produzione agricola a basso apporto di prodotti fitosanitari, realizzare un uso sostenibile dei prodotti fitosanitari riducendone i rischi e gli impatti sulla salute umana e sull’ambiente, promuovendo l’uso della difesa integrata e di approcci o tecniche alternativi, quali il metodo dell’agricoltura biologica e le alternative non chimiche ai prodotti fitosanitari;
vi sono cinque regioni che non hanno mandato i dati sui pesticidi nelle acque. Le regioni inadempienti sono Molise, Puglia, Campania, Basilicata e Calabria, regioni che non hanno inviato a Ispra le informazioni oppure lo hanno fatto solo parzialmente. Le regioni infatti avrebbero dovuto inviare all’ISPRA tali dati entro il 31 marzo, così come stabilito dal decreto ministeriale 35 del 22 gennaio 2014, il quale tuttavia non prevede sanzioni per il mancato rispetto dell’obbligo;
per la regione Campania i dati di riferimento sono rintracciabili ai link http://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/rapporti/rapporto-244/Tabelle%20regionali.pdf ehttp://www.isprambiente.gov.it/files/temi/rischio-sostanza-chimiche-reachprodotti-fitosanitari/RegioneCampania2013.pdf;
la situazione in Campania è oltremodo preoccupante. Arpa Campania infatti ha inviato i dati del 2013 ma nessuno per il 2014. Le informazioni che sono state trasmesse, inoltre, riguardano solo le acque superficiali e non anche quelle sotterranee;
i punti di monitoraggio per la regione Campania sono stati 76, in linea con la media nazionale;
le indagini hanno riguardato 354 campioni con una frequenza media annua minore di 5, non adeguata a descrivere le possibili variazioni stagionali e a intercettare i picchi di contaminazione;
basti pensare che la frequenza media di campionamento è di 7,4 campioni/anno (in tutta Italia) e solo la provincia di Bolzano esegue 12 campionamenti all’anno;
preoccupa anche il fatto che il numero di sostanze cercate (58) sia inferiore alla media, e non comprende sostanze rilevanti dal punto di vista della pericolosità e delle quantità utilizzate, specialmente quelle immesse sul mercato negli ultimi anni;
sono stati trovati residui nel 23,7 per cento dei punti e nel 9,9 per cento dei campioni investigati;
sono state rinvenute 9 sostanze: le più frequenti sono clorpirifos, dimetoato, metalaxil, e procimidone;
altro dato importante per la regione Campania riguarda la vendita di prodotti fitosanitari nel periodo 2001-2014;
a livello nazionale, infatti, i dati dell’ISTAT indicano una sensibile diminuzione delle vendite di prodotti fitosanitari nel periodo 2001-2014, da 147.771 a 129.977 tonnellate/anno (-12 per cento), con un calo ancora più marcato per i principi attivi, passati da 76.343 a 59.422 tonnellate (-22,2 per cento). Nello stesso periodo si è ridotta del 30,9 per cento la quantità di prodotti molto tossici e tossici;
indubbiamente c’è un più cauto impiego delle sostanze chimiche in agricoltura, cosa peraltro incentivata dalla politica comunitaria e nazionale e dall’adozione di tecniche di difesa fitosanitaria a minore impatto. Le sostanze più vendute, oltre ai pesticidi inorganici, come lo zolfo e i composti del rame, sono 1,3-dicloropropene, glifosate, mancozeb, metam-sodium, fosetil-aluminium, clorpirifos, con volumi annui superiori alle 1.000 tonnellate;
rispetto alla media nazionale delle vendite per ettaro di superficie agricola utilizzata (SAU), pari a 4,6 chilogrammi, la regione Campania si pone nettamente al di sopra con 8,5 chilogrammi. Il che significa che la regione Campania, nel 2014, ha utilizzato quantità di sostanze per ettaro di SAU superiore alla media nazionale;
con delibera n. 1220 del 6 luglio 2007 la giunta regionale ha adottato il piano di tutela delle acque ai sensi dell’articolo 121 del decreto legislativo n. 152 del 2006; tale delibera è stata pubblicata sul Burc n. 46 del 20 agosto 2007, a quanto risulta agli interroganti, escludendo, tuttavia, dalla pubblicazione gli allegati, ossia il piano stesso;
sul sito internet istituzionale della regione Campania e dell’Arpac non è stato possibile rinvenire nelle apposite sezioni tematiche l’allegato piano;
il piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, adottato con il decreto ministeriale 22 gennaio 2014, che contiene una serie di raccomandazioni per le regioni chiamate ad applicarlo, stabilisce i seguenti obiettivi fondamentali:
a) ridurre i rischi e gli impatti dei prodotti fitosanitari sulla salute umana, sull’ambiente e sulla biodiversità;
b) promuovere l’applicazione della difesa integrata, dell’agricoltura biologica e di altri approcci alternativi;
c) proteggere gli utilizzatori dei prodotti fitosanitari e la popolazione interessata;
d) tutelare i consumatori;
e) salvaguardare l’ambiente acquatico e le acque potabili;
f) conservare la biodiversità e tutelare gli ecosistemi;
il Gruppo Movimento 5 Stelle in regione Campania ha presentato in data 21 gennaio 2016, protocollo n. 44/4/X legislatura, una mozione che impegna la giunta: a emettere gli opportuni provvedimenti volti a vietare, su tutto il territorio regionale, l’uso degli erbicidi chimici e del glifosato, sia nelle coltivazioni agricole che nell’ambiente urbano; a trasmettere tali provvedimenti ai responsabili del settore manutenzione strade della regione e dell’ANAS, affinché all’interno del territorio regionale vengano utilizzati esclusivamente metodi di tipo meccanico nelle operazioni di diserbo compiute dalla ditte da loro incaricate; assicurare una capillare e sistematica azione di informazione alla popolazione relativamente ai potenziali rischi associati all’impiego dei prodotti fitosanitari ed erbicidi; a sollecitare Arpac e Asl affinché si attivino per un monitoraggio costante ed approfondito delle falde acquifere;
il Gruppo Movimento 5 Stelle in regione Campania ha interrogato la giunta regionale per sapere se sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e quali siano le ragioni del mancato invio all’Ispra dei dati sul monitoraggio dei pesticidi nelle acque sotterranee; se il piano di tutela delle acque adottato con delibera n. 1220 del 6 luglio 2007 sia stato pubblicato sul sito internet istituzionale della regione e, in caso di risposta negativa, per quali ragioni; quali siano le sostanze fitosanitarie-pesticidi attualmente ricercate e monitorate nelle acque superficiali e sotterranee in Campania e se nel monitoraggio sia incluso il glifosato; quali azioni abbia realizzato la regione per monitorare lo stato di dispersione dei fitofarmaci-pesticidi nelle acque superficiali e sotterranee e proteggere gli utilizzatori dei prodotti fitosanitari e la popolazione dai potenziali rischi associati all’impiego degli stessi; se i laboratori utilizzati da ARPAC siano accreditati secondo il sistema ACCREDIA per la ricerca dei fitofarmaci-pesticidi e, in caso di risposta affermativa, per quali sostanze nello specifico;
come si legge all’interno del rapporto: «In Italia in agricoltura si utilizzano ogni anno circa 130.000 tonnellate di prodotti fitosanitari. Ci sono, inoltre, i biocidi impiegati in tanti settori di attività, di cui non si hanno informazioni sulle quantità, manca un’adeguata conoscenza degli scenari d’uso e della distribuzione geografica delle sorgenti di rilascio. Il monitoraggio dei pesticidi nelle acque richiede la predisposizione di una rete che copra gran parte del territorio nazionale, il controllo di un grande numero di sostanze e un continuo aggiornamento reso necessario dall’uso di sostanze nuove»;
dal rapporto è emerso che in molti casi, soprattutto nelle regioni del centro-nord, sono superati gli standard di qualità ambientale fissati dalle normative comunitarie, a partire dalla direttiva 60/2000/CE «acque»;
il rapporto evidenzia che «Le regioni cercano in media 73 sostanze nelle acque superficiali e 72 in quelle sotterranee» quando sono posti in commercio nel Paese circa 400 principi attivi;
in realtà ben 5 regioni non risultano aver inviato dati relativi alle acque sotterranee (Calabria, Campania, Puglia, Basilicata e Molise) e 3 anche per le acque superficiali (Molise, Campania e Calabria); una grande regione come il Lazio risulta aver analizzato pochissimi campioni (5 per le acque superficiali e 21 per le acque sotterranee);
la stragrande maggioranza delle regioni non ricerca sostanze ampiamente utilizzate; è il caso del glifosato e dei suoi metaboliti che è stato cercato solo in Lombardia e Toscana dove, peraltro, è stato riscontrato con alta frequenza e in quantità superiori agli standard di qualità ambientale;
l’ISPRA sostiene che «L’analisi dell’evoluzione, inoltre, indica, che il fenomeno è ancora probabilmente in una fase crescente, sia in termini territoriali, sia in termini di frequenze di rilevamento e di sostanze trovate. La contaminazione è, pertanto, sottostimata, in primo luogo per il fatto che in vaste aree del centro-sud, il monitoraggio non è ancora adeguato. Un fattore finora non sufficientemente considerato è la reale persistenza di certe sostanze, che insieme alle dinamiche idrologiche molto lente (specialmente nelle acque sotterranee) rende l’inquinamento ambientale difficilmente reversibile»;
una buona parte delle acque monitorate è utilizzata anche per l’approvvigionamento idro-potabile e per l’irrigazione per la produzione di derrate alimentari. Recenti inchieste giornalistiche hanno evidenziato la presenza di glifosato quantità rilevanti anche in acque destinate all’alimentazione umana si veda (http://www.testmagazine.it) e che, per stessa ammissione delle autorità preposte, questa ed altre sostanze correlate non vengono finora cercate (http://gazzettadimodena.it);
dal 2009 è entrato in vigore il sistema di accreditamento ACCREDIA dei laboratori destinati alle analisi ambientali; dalla consultazione della banca dati dell’ente di accreditamento risulta agli interroganti che moltissimi laboratori delle agenzie della rete ISPRA non risultano accreditati oppure risultano accreditati per pochissime sostanze tra quelle per le quali sarebbe indispensabile il monitoraggio; nella stragrande maggioranza dei casi le prove per fitofarmaci/pesticidi non sono accreditate;
le normative comunitarie in materia di alimenti fin dal 2004 prevedono che i laboratori siano accreditati; essendo l’acqua un alimento, allora anche i laboratori presso i quali le ASL, si rivolgono per assicurare le analisi dei controlli esterni di cui al decreto legislativo 31 del 2001 sulla potabilità dovrebbero essere accreditati;
il piano d’azione nazionale sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, adottato con decreto del 22 gennaio 2014, contiene una serie di raccomandazioni per le regioni che dovrebbero essere chiamate ad applicarlo; ovviamente per la valutazione dell’efficacia delle varie azioni previste è fondamentale un monitoraggio attendibile sia per quanto riguarda la qualità dei dati sia per estensione;
molte acque sotterranee e superficiali italiane sono sottoposte a plurime forme di pressione antropica; oltre ai pesticidi sono ampiamente diffuse, spesso oltre limiti di legge, altre sostanze pericolose come i solventi clorurati oppure i metalli pesanti –:
quali iniziative i Ministri interrogati intendano intraprendere per risolvere la grave situazione descritta, anche in considerazione del fatto che il Governo, a giudizio degli interroganti non sta dimostrando di focalizzare la sua attenzione al risanamento del territorio;
quali iniziative intendano intraprendere i Ministri interrogati al fine di ridurre e regolamentare l’uso di prodotti fitosanitari soprattutto, ma non solo, con riferimento a situazioni che possono comportare esposizione delle persone;
si intendano fornire un quadro esaustivo dei laboratori accreditati da Accredia per le prove sugli agrofarmaci nella rete delle agenzie (numero di sostanze accreditate; accreditamenti delle singole realtà regionali e altro);
quali siano le risultanze per gli agrofarmaci per quanto riguarda i dati di cui alla relazione prevista dal comma 1 dell’articolo 17 del decreto legislativo 31 del 2001 e dove il pubblico possa rintracciare questi dati e i relativi aggiornamenti;
quali siano i dati in possesso del Ministero della salute per le acque destinate alla produzione idropotabile tramite potabilizzazione di cui al comma 3 dell’articolo 80 del decreto legislativo 152 del 2006, specificando se essi comprendano o meno i risultati della ricerca dei 400 agrofarmaci e dei relativi metaboliti;
se non ritengano di promuovere immediatamente un piano di finanziamento straordinario delle agenzie affinché siano dotate della strumentazione adeguata per un monitoraggio completo ed efficace degli agrofarmaci nelle acque;
se non ritengano di assumere iniziative per modificare il piano nazionale sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari introducendo vincoli più stringenti per la riduzione dell’uso degli agrofarmaci;
quali iniziative si intendano porre in essere per assicurare il monitoraggio degli agrofarmaci nelle acque su tutto il territorio nazionale, alla luce dell’inadempienza di alcune regioni;
se non ritengano di promuovere l’immediato svolgimento di specifiche ricerche degli agrofarmaci nelle acque potabili con particolare riferimento al glifosato e i suoi metaboliti;
se non ritengano di assumere le iniziative di competenza per prevedere una moratoria nell’autorizzazione di nuovi progetti sottoposti alla valutazione di impatto ambientale nazionale che aumentano la pressione antropica sulle acque nelle aree che già mostrano superamenti degli standard di qualità ambientale, come pozzi per idrocarburi e inceneritori (per le relative ricadute dei fumi sulle acque superficiali e dei contaminanti sui terreni, da cui possono essere trascinati nelle acque sotterranee). (4-13205)

A questo indirizzo potrete trovare il testo dell’interrogazione parlamentare in congiunta con i colleghi del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale in Campania ed al Senato della Repubblica (Paola Nugnes).



FONTE : Salvatore Micillo