Radioattività negli edifici: un rischio reale per la salute
Radioattività negli edifici: un rischio reale per la salute

Radioattività negli edifici: un rischio reale per la salute

di Fulvio Manis

L’uomo è sottoposto continuamente ad irradiazione naturale dovuta a sorgenti sia interne che esterne. L’irradiazione interna è dovuta alle sostanze radioattive che si trovano normalmente nella catena alimentare e vengono assunte con l’alimentazione. L’irradiazione esterna è dovuta ai raggi cosmici e alla radioattività del suolo e dell’aria. L’intensità dei raggi cosmici aumenta con l’altitudine dato che a maggiori altezze vi è una minore quantità di aria che fa da schermo. L’ irradiazione al suolo è data dalle componenti della crosta terrestre, principalmente rocce e graniti, e le concentrazioni variano da luogo a luogo.
Ne consegue che la maggior parte dei materiali da costruzione ed il sottosuolo contengono, in quantità variabili, una piccola dose di radioattività naturale. Questi materiali, in determinate condizioni, emanano un gas nobile, una particolare sorgente radioattiva naturale insapore, inodore e invisibile, sette volte più pesante dell’aria: il Radon. La stragrande maggioranza della popolazione, probabilmente, non sa neppure cosa sia: un gas inalabile. I prodotti chimici di decadimento, una volta giunti a livello polmonare, si fissano ai tessuti e continuano ad emettere per lo più particelle alfa in grado di danneggiare le cellule dell’apparato polmonare in modo irreversibile, rappresentando la principale causa di tumore al polmone per non fumatori e mietendo, ogni anno nel mondo, migliaia di vittime. Si tratta quindi di un agente di rischio ritenuto più pericoloso dell’amianto, che si sospetta responsabile anche dell’insorgenza di particolari forme di cancro alla pelle. Essendo un gas con una densità relativa maggiore di uno  tende ad accumularsi in basso. Tuttavia il Radon può essere presente anche nei piani più alti di un edificio, in concentrazioni via via minori. Gli ambienti di vita più esposti al gas radioattivo sono pertanto i piani terra di civili abitazioni, scuole, ospedali, luoghi di lavoro in genere e, ancor di più, tutti gli ambienti come seminterrati, locali completamente interrati o controterra.   Il Radon è stato classificato cancerogeno per l’uomo dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), che opera per conto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la quale ritiene che il rischio di insorgenza di forme tumorali possa aversi già con l’esposizione ad una concentrazione molto bassa.
Negli Stati Uniti, paese dove il problema è ampiamente dibattuto, è stato stabilito che gennaio sia il mese di prevenzione dei rischi sanitari dovuti al Radon.  Nell’ambito di questa iniziativa si propongono diverse attività, volte all’aumento della consapevolezza della popolazione circa i rischi sanitari, alla misurazione della concentrazione di Radon nelle case, alla promozione delle azioni di risanamento negli edifici e delle azioni di prevenzione per le nuove costruzioni. Gli immobili che superano i valori limite di concentrazione, in questo Paese, normalmente non ottengono il certificato di abitabilità e non possono essere oggetto di compravendita.
Si comprende, quindi, ai fini della sicurezza radiologica, l’importanza  che ricopre l’edilizia, che con adeguati criteri costruttivi assicurerebbe bassissime esposizioni di radiazioni ionizzanti, innalzando il livello di salubrità e abitabilità per gli occupanti. Una adeguata informazione costituirebbe fattore importante per migliorare la controllabilità all’esposizione, auspicando una risposta positiva dalla popolazione.
Risale al 1990 la raccomandazione dell’Unione Europea agli stati membri in cui si chiedeva l’istituzione di un sistema adeguato per ridurre la concentrazione di Radon in ambienti chiusi. Si stabilirono valori limite di concentrazione del gas all’interno degli edifici esistenti sino al 1990 e valori ancora più severi per le costruzioni da realizzare successivamente.
Dopo il recepimento di questo documento veniva emanato in Italia il Decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230. Questo prevedeva che, sulla base delle linee guida, le Regioni e le Province Autonome avrebbero dovuto individuare le zone o luoghi di lavoro con caratteristiche ad elevata probabilità di alte concentrazioni di attività di Radon.
Nel gennaio 2014 il Consiglio dell’Unione Europea abrogava tutte le precedenti normative e pubblicava la  direttiva n° 2013/59/Euratom stabilendo nuove norme in materia di sicurezza, relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti, che dovrà essere obbligatoriamente recepita dall’ordinamento nazionale dei Paesi Membri entro il 6 febbraio 2018.
Ad oggi poche Regioni italiane, in ottemperanza a quanto previsto dal D.Lgs. 230/1995, hanno predisposto dati certi basati su studi geologici e misure reali di concentrazione del gas, eseguite nei terreni a profondità non inferiori a 80 cm.
Una importante iniziativa in tal senso in Sardegna è il  progetto di studio e ricerca ‘Radon Free’, che si rivolge alla popolazione con lo scopo di promuovere una nuova cultura di prevenzione dal rischio di esposizione. Si tratta di una campagna rivolta prevalentemente alle scuole di Cagliari, il progetto è autofinanziato dal gruppo di lavoro interdisciplinare Radiation Monitoring (composto da ingegneri, chimici, biologi, geologi) coordinato dall’ ing. Andrea Alessandro Muntoni.
E’ estremamente  importante misurare le concentrazioni di Radon soprattutto in edifici scolastici,  anche perché durante la stagione invernale vi potrebbe essere un maggiore accumulo di gas radioattivo, causato sia dalla minore aerazione dei locali durante lo svolgimento delle lezioni, sia dal fenomeno del’ ‘effetto camino’ che, in forza del gradiente di temperatura tra ambiente esterno ed interno, porta ad un ‘richiamo’ del gas sprigionato dal basso verso l’alto.
I sistemi per ridurre le emissioni del gas  sono efficaci e non hanno costi elevati. Alcune tecniche di abbattimento della concentrazione di Radon possono ridurre fino al 99 per cento la concentrazione di questo gas radioattivo. Perfino livelli molto alti possono essere riportati entro valori accettabili.
Sono convinto sia necessario promuovere una campagna di sensibilizzazione culturale per la prevenzione dal rischio di esposizione al Radon, rivolta in primo luogo ai professionisti, agli amministratori e a tutti i soggetti che hanno l’obbligo di legge di predisporre le carte delle aree a maggior rischio di esposizione, all’interno delle quali l’edificazione dovrebbe essere vietata o subordinata al rispetto di precise norme e regole. È importante redigere delle carte di rischio delle alte concentrazioni di Radon, nei casi di predisposizione o modifica degli strumenti urbanistici (PUC ad esempio). Il modo migliore per tenerne conto è prevedere apposite valutazioni qualitative e strumentali nell’ambito della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) di piani e programmi. Sperando, al contempo,  che al più presto le istituzioni locali pongano in essere un piano serio per contrastare il fenomeno, preoccupandosi  nell’immediato della salute dei cittadini.

di Fulvio Manis



FONTE : Movimento 5 Stelle Cagliari