#ProgrammaScuola: Qualità scolastica e offerta formativa
#ProgrammaScuola: Qualità scolastica e offerta formativa

#ProgrammaScuola: Qualità scolastica e offerta formativa

Con la riforma Gelmini sono stati sottratti quasi 9 miliardi di euro all’istruzione. Per garantire la sicurezza e la qualità dell’offerta formativa, è importante investire nuove e significative risorse sulla scuola. Tra una serie di obiettivi da realizzare vi chiederemo di esprimere quale sia prioritario.

di Nicola Iannalfo (docente e formatore)

Il 5 febbraio scorso 600 docenti universitari, molti della Crusca, lamentano la scarsa preparazione linguistica e lessicale degli studenti universitari.

Nel 2016 il test di valutazione PISA, il programma per la valutazione nazionale dell’allievo, rileva come nella competenza scientifica, gli studenti italiani siano scivolati dal 32esimo al 34esimo posto. La cosa drammatica è che i paesi valutati erano 35, quindi per l’Italia è l’ennesimo primato negativo: siamo penultimi.

Il direttore di Confindustria Ivrea lamenta l’impossibilità, da parte delle aziende dell’indotto torinese, di reperire tecnici qualificati, quindi scrive alle scuole perché molto spesso gli studenti non si dimostrano all’altezza delle posizioni lavorative offerte.

Cosa hanno in comune tutte queste notizie, reperite peraltro nei quotidiani: stigmatizzano in maniera drammatica la scarsa preparazione degli studenti.
E la cosa più semplice da concludere è che gli studenti sono impreparati, perché gli insegnanti non sanno insegnare. È proprio così, l’analisi è corretta? Io sono un insegnante, quindi sarebbe troppo semplice rispondere.

Voglio raccontarvi le condizioni nelle quali siamo obbligati a fare il nostro lavoro. I tagli lineari, quantificabili in circa 8 miliardi di euro nel triennio 2008-2011, e gli investimenti iniziali dell’ultima legislatura, hanno consegnato alle famiglie una scuola impoverita nella didattica, e fatiscente nelle strutture.

Oggi, molti di noi, sono costretti ad accogliere i vostri figli, le vostre bambine i vostri bambini, in classi sovraffollate. E non mi riferisco solo al rapporto alunni/docente, visto che molto spesso per 30 alunni è garantito un solo docente, ma anche per quello che riguarda lo spazio vitale. Trenta bambini e bambine, chiusi dentro un’aula di 30 metri quadrati, quindi circa un metro quadrato a testa di spazio vitale durante le lezioni. E alcuni, parlando di questa evenienza, la definiscono la cosiddetta situazione delle classi pollaio. La zootecnia recente suggerisce di garantire almeno 2,5 metri quadrati di spazio per i polli, quindi capite bene che se l’accostamento è riduttivo è più per i polli che per i vostri figli, per i ragazzi che vanno a scuola. Quindi, davvero è un problema drammatico quello delle classi sovraffollate.

C’è una ricaduta di tipo didattico immediato, nel senso che l’insegnante è costretto a lavorare in situazioni di stress, ma anche lo studente è costretto a vivere in situazioni di stress quando la classe è sovraffollata. Naturalmente l’igiene è fortemente compromessa, perché quando le classi sono sovraffollate, capite bene che mantenere delle condizioni igieniche elevate è quasi impossibile. Ultimo, ma non ultimo, il problema della sicurezza. Noi ci siamo accorti, negli ultimi anni, che l’Italia è un paese fortemente sismico, ed evacuare rapidamente un’aula può fare la differenza tra la vita e la morte.

Questi tagli lineari hanno anche portato a ridurre le ore per materia, e alcune materie sono completamente state cancellate. Il binomio ‘meno ore e più studenti’ ha creato una combinazione micidiale. Impoverisce il tempo per la spiegazione in aula per il docente, che in un anno ha meno tempo da dedicare alle spiegazioni, e soprattutto aumenta il tempo necessario per la valutazione, perché aumentano gli studenti da interrogare. È chiaro che alla fine del ciclo scolastico gli studenti saranno meno preparati. Ma di chi è la colpa?

Naturalmente, ripristinare le ore sottratte da questa riforma permetterebbe ad esempio di rafforzare le compresenze degli insegnanti, e non mi riferisco soltanto alla scuola primaria, mi riferisco a tutti gli ordini e gradi di scuola. Conseguentemente potrebbe essere garantito anche il tempo pieno a tutte le famiglie che ne fanno richiesta.

Un tempo pieno che non va visto come un parcheggio per i genitori lavoratori, ma un tempo pieno che garantisca una opportunità didattica. Se avete in mente uno spaccato del libro Cuore, dove l’insegnante, il maestro, dietro la cattedra brandisce la sua bacchetta di legno, scordatevelo, perché oggi quell’insegnamento non funziona più. Oggi l’attenzione che i bambini e le bambine, i ragazzi in generale, garantiscono alla lezione è sempre più limitato e soprattutto più superficiale.

Ecco perché è importante lavorare con le compresenze, perché la compresenza di insegnanti permette di articolare la lezione, e la classe a gruppi. Questo dà una concreta opportunità di una didattica più mirata, personalizzata.

In definitiva, restituire quelle ore che sono state erose alla scuola, non significa solo fare vivere nelle nostre aule la musica, la storia dell’arte, il latino, letteratura, alle ore di laboratorio, la geografia. Ma dà l’opportunità di educare un’intera generazione ad una cittadinanza consapevole, arricchendo fortemente la didattica. Penso ad esempio all’educazione alimentare, una nuova materia che potrebbe essere inserita, abbinata ad un rafforzamento dell’educazione motoria.

Rafforzare queste materie, permetterebbe ad esempio di contrastare il fenomeno dell’obesità infantile o di lavorare sui disturbi alimentari, frequenti negli adolescenti. Penso ad una scuola capace di educare all’affettività, di introdurre questo insegnamento. Perché le aule e i corridoi delle nostre scuole, non sono solo dei contenitori di ragazzi e di ragazze ma piuttosto sono dei contenitori di ansia, di rabbia, di speranza, di frustrazione, di timori, di desideri. E noi questi sentimenti che vengono raggruppati in queste aule, come adulti, abbiamo l’obbligo di riconoscerli, di gestirli e di guidarli.

Che cosa ci restituisce una scuola di questo tipo. Sicuramente ci restituisce studenti più capaci di esprimersi correttamente e fluentemente nella loro madrelingua. E questa è una delle competenze fondamentali, anzi la prima competenza chiave di cittadinanza su indicazione europea. Ci permette di migliorare le performance dei nostri studenti italiani nel sistema di valutazione europeo, per non essere più e sempre il fanalino di coda per quello che riguarda l’istruzione.

Soprattutto ci permette di avere giovani maggiormente qualificati, quindi più facilmente collocabili nel mondo del lavoro. Ma già nel concreto, nell’istituzione, ci permette per esempio di contenere la disposizione scolastica, e ridimensionare molto quel fenomeno che non si può accettare come il bullismo. Sicuramente a noi, insegnanti e genitori, permette di formare una cittadinanza maggiormente consapevole.

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