PROGRAMMA DI GOVERNO #M5S: Unione Europea – Per un’Europa amica di tutti i popoli

Per un’Europa amica di tutti i popoli

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Unione Europea

Indice

Introduzione 1
Contesto normativo 1
Obiettivi 2
Mercato unico e commercio 2
Economia e Unione Monetaria 3
Schengen, Immigrazione 4
Politica estera e difesa 4
Budget europeo 5
Una nuova governance europea 5
Energia, materia e resilienza 5
Proposte 6
La riforma delle istituzioni UE 6
Un’ Europa più trasparente 7
Rafforzare il ruolo dei Parlamenti nazionali 7

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Introduzione


Contesto normativo

A partire dagli anni ‘90 il processo d’integrazione europea ha attraversato diverse tappe: dal
Trattato di Schengen, che ha aperto le frontiere interne, al Trattato di Maastricht, che ha
definito i parametri per l’ingresso degli Stati nell’Unione Europea, a quello di Amsterdam,
primo tentativo di riformare le istituzioni europee, fino al Trattato di Lisbona, che ha delineato
l’attuale assetto istituzionale europeo.
Durante questo processo d’integrazione il Parlamento europeo ha assunto un ruolo semprepiù rilevante a livello decisionale, divenendo una vera e propria Camera legislativa, di fatto
chiamato a rappresentare le istanze e i bisogni dei cittadini europei e a esercitare una
funzione di controllo sulle decisioni europee.
Il Parlamento ha assunto, in pratica, il ruolo di colegislatore su un piano di parità con il
Consiglio, esaminando con quest’ultimo, nella cosiddetta “procedura legislativa ordinaria”, le
proposte normative avanzate dalla Commissione, a cui spetta in via esclusiva il potere
d’iniziativa legislativa. Questo metodo si applica alla maggior parte dei provvedimenti
europei e resta del tutto marginale la cosiddetta “procedura di consultazione”, in cui il
Parlamento è chiamato a esprimere un mero parere, che si applica soprattutto in caso di
adozione di accordi internazionali nell’ambito della Politica Estera e di Sicurezza Comune
(PESC).
La crisi economica degli ultimi dieci anni ha però messo in ombra il ruolo del Parlamento,
con un evidente rafforzamento della Commissione e del Consiglio sulle questioni cruciali per
l’Europa, in primis l’economia e le politiche di bilancio dei singoli Stati membri.
Si è alterato profondamente il peso politico dei diversi Stati membri, facendo emergere in
modo molto più evidente la differente forza decisionale tra di essi, tanto che oggi l’Unione
Europea è, di fatto, influenzata da un ristretto gruppo di Stati, inficiando così lo stesso
carattere democratico delle istituzioni Ue.
Questo ha fatto sì che i vincoli di bilancio ed economici siano stati imposti senza considerare
le prerogative di tutti i singoli Stati Ue.
Una politica economica che, ignorando i bisogni reali dei cittadini, ha escluso qualsiasi
misura compensativa di tutela sociale per prevenire ricadute negative sul benessere delle
comunità europee.

Obiettivi

Mercato unico e commercio

Il mercato unico non viene smantellato, ma riformato, tenendo conto delle esigenze
dei cittadini. Vengono introdotti regole e controlli chiari che tengano in considerazione le
esigenze locali e vedano un’applicazione attenta, così da evitare la creazione di sacche di
concorrenza sleale. A vincere sui trattati commerciali, come il TTIP e il CETA, dev’essere il
principio di precauzione per tutelare la salute prima di ogni interesse economico. Le
sostanze pericolose devono poter essere messe al bando quando vi siano valutazioni
discordanti da parte della comunità scientifica e in assenza di studi pubblicati e riconosciuti a
livello internazionale, che garantiscano la salute umana e l’ambiente, in piena applicazione
del principio di precauzione.
Ogni decisione di politica commerciale, lesiva degli interessi delle piccole e medie
imprese, dev’essere abbandonata: bisogna intervenire per salvaguardare le
eccellenze del Made in Italy dagli effetti negativi derivanti dall’importazione riducendo
ai minimi termini l’import di prodotti concorrenti come l’olio tunisino, le arance marocchine, il
grano ucraino e il riso asiatico, sulla base della produzione europea e della capacità di
assorbimento del mercato.Gli effetti degli accordi internazionali devono essere valutati attraverso il confronto tra studi
d’impatto a livello europeo, sviluppati da Autorità indipendenti, e studi d’impatto a livello
nazionale, resi pubblici e diffusi ai cittadini degli Stati membri.
Il Movimento 5 Stelle metterà in campo tutte le azioni necessarie affinché i dettagli dei
negoziati siano sempre pubblici e trasparenti e l’Unione europea si impegni a
considerare sempre gli accordi commerciali come misti, sottoponendoli pertanto al
vaglio e al voto dei Parlamenti nazionali ; ​ potrà ritenerli puri solo in casi residuali, quando
non vi sia alcun dubbio che l’accordo riguardi materie di competenza esclusiva dell’UE. In
quest’ultimo caso, se sussistono dubbi sulla natura dell’accordo, il governo è chiamato a fare
pressione affinché gli eventuali trattati commerciali siano ritenuti misti.
Economia e Unione Monetaria
Qualsiasi revisione dell’assetto dell’Unione europea dovrà prevedere una profonda revisione
dei vincoli economici contenuti nei trattati e un ampio dibattito pubblico che dovrà
concludersi solo con l’approvazione referendaria negli Stati membri. Viene avviato un
percorso per scardinare l’approccio adottato finora dai leader europei volto a imporre
un’Unione europea a due velocità, senza argomentare sulle pesanti condizionalità e
implicazioni socio-economiche che porterà con sé questa proposta né coinvolgere
adeguatamente i cittadini europei. È prioritario aprire un dibattito pubblico a livello
internazionale sul futuro dell’Unione Europea e sui costi degli squilibri causati
dall’introduzione della moneta unica come vincolo economico tra gli Stati membri.
Riteniamo indispensabile introdurre nei trattati e nel quadro normativo europeo
alcune specifiche procedure tecniche, economiche e giuridiche che consentano agli
Stati membri di recedere dall’unione monetaria o di restarne fuori attraverso una
clausola di opt-out permanente, nel caso in cui ci sia una chiara volontà popolare in
tal senso.

Crediamo, inoltre, sia necessario:
1. modificare radicalmente l’impianto della governance economica europea (Patto di
Stabilità e crescita – Fiscal compact – MES e le altre norme di vigilanza sui bilanci
pubblici) basato sul predominio del mercato e sul rispetto di vincoli stringenti,
infondati e insostenibili dal punto di vista economico e sociale;
2. definire meccanismi di governance economica realmente sostenibili e solidali, in
grado di dare un vero sostegno ai cittadini;
3. definire obiettivi chiari (lotta alla disoccupazione, alla povertà e alle diseguaglianze).
Se non fosse possibile raggiungere compromessi accettabili in questa direzione, riteniamo
irrinunciabile restituire agli Stati membri sovranità in ambito economico monetario. Occorre
inoltre procedere spediti su proposte ambiziose per smantellare il sistema di elusione
ed evasione fiscale in Europa, che crea forti distorsioni della concorrenza a danno
delle nostre piccole e medie imprese e sottrae risorse essenziali alle casse pubbliche
degli Stati a beneficio delle multinazionali. Deve essere quantificato il danno causato
all’economia dell’eurozona e dell’Unione europea da queste pratiche fiscali aggressive e farein modo che gli Stati danneggiati siano risarciti dalle multinazionali.
Le riforme europee del sistema bancario e finanziario non sono assolutamente in
grado di proteggere i cittadini da crisi bancarie future e dal rischio di nuovi salvataggi
pubblici, stante anche la mancata previsione di un moderno Glass-Steagall Act basato
sulla separazione delle attività di credito tradizionali da attività finanziarie speculative ​.
L’attuale assetto dell’Unione bancaria europea, che attribuisce alla BCE nuove funzioni di
vigilanza e risoluzione, va totalmente rivisto.

Bisogna inoltre:
● concentrare gli sforzi politici e tecnici affinché la vigilanza e la regolamentazione
bancaria rafforzino l’attenzione sugli enormi rischi sistemici, legati alle esposizioni in
derivati e al sistema bancario ombra;
● introdurre una vigilanza adeguata sul processo di erogazione del credito per evitare
concessioni clientelari.
La procedura del bail-in ​, volta a scaricare le perdite bancarie su risparmiatori e correntisti,
va smantellata perché in contrasto con le Costituzioni nazionali che tutelano il risparmio (art.
47 della Costituzione italiana ). Occorre costruire un solido sistema di protezione dei depositi
bancari, basato sulla garanzia illimitata di una banca centrale che funga da prestatore di
ultima istanza. Se necessario e senza limitazioni predefinite, la banca centrale deve poter
acquistare titoli di Stato dei Paesi in difficoltà in misura sufficiente da evitare l’insostenibilità
del debito o costi eccessivi di finanziamento.

Schengen, Immigrazione

Il Movimento 5 Stelle è favorevole a una revisione del Regolamento di Dublino, nel
rispetto dei principi di cooperazione ed equa ripartizione delle responsabilità tra tutti i
Paesi dell’UE ​. L’Italia e gli altri Paesi di primo ingresso non possono diventare il campo
profughi d’Europa. La redistribuzione in tutti gli Stati membri dei richiedenti asilo arrivati in
Italia deve essere obbligatoria ed automatica: non bisogna aspettare che l’Italia, o altri Stati
membri di frontiera, arrivino al collasso e si trovino in uno stato di emergenza. È senza
dubbio urgente firmare accordi di riammissione con i Paesi terzi, nonché velocizzare le
pratiche di rimpatrio dei migranti che non hanno diritto alla protezione internazionale. In
materia di antiterrorismo, invece, crediamo debba essere rafforzata la cooperazione tra tutti i
Paesi, eliminando gli ostacoli che, ad oggi, non permettono un efficiente ed efficace scambio
di informazioni tra Stati membri.

Politica estera e difesa

Chiediamo l’immediata sospensione di tutti gli accordi e dei rimpatri verso i Paesi
extra UE che violano i diritti umani, usando la leva degli accordi commerciali e di
cooperazione allo sviluppo per pretendere il rispetto dei diritti umani e ambientali ​.
Siamo, inoltre, contrari alla creazione di un esercito europeo che non abbia, come esclusiva
finalità, l’impiego in missioni di peacekeeping, senza che diventi strumento di operazioni
militari finalizzate al perseguimento di interessi economici e commerciali dell’UE o dei suoi
Stati membri, garanzia finora mai evocata. L’esercito europeo dovrebbe essere finalizzato arazionalizzare la spesa per la difesa, eliminando sprechi e doppioni per reinvestire i risparmi
nel sociale, rifiutando la logica della corsa agli armamenti. Ad oggi non è chiaro come
l’esercito europeo potrebbe essere conciliato con gli eserciti nazionali, nonché quale tipo di
controllo effettivo potranno esercitare il Parlamento europeo e i Parlamenti nazionali sul suo
impiego. Promuoviamo inoltre: la sospensione formale dei negoziati con la Turchia, il blocco
dei fondi europei di pre-adesione e la cancellazione dell’accordo illegale sui migranti, firmato
con Erdogan.

Budget europeo

Il Movimento 5 Stelle s’impegna per una riduzione sostanziale del budget europeo, con tagli
drastici degli stipendi dei parlamentari, eliminando ogni forma di benefit e privilegio. Chiede,
inoltre, l’eliminazione della tripla sede Bruxelles-Strasburgo-Lussemburgo, la
rimozione di tutte le agenzie europee non produttive, l’abolizione dei finanziamenti
destinati alla propaganda UE (moneta unica, propaganda contro la Russia, fake news
e altro), la rimessa in discussione degli oltre 2 miliardi di euro destinati all’inutile
Piano Juncker, che finanzia solo le grandi opere. Una larga fetta del budget europeo dovrà
essere dedicata alla questione sociale, ad esempio proponendo un reddito di cittadinanza
europeo come sembrava essere nelle intenzioni della Commissione a inizio Legislatura. I
fondi europei devono essere programmati sui veri bisogni del territorio e in sintonia con il
programma di governo del Movimento 5 Stelle.

Una nuova governance europea

L’Unione europea deve rimettere al centro del potere decisionale il cittadino incrementando
la sua rappresentatività e democraticità. Le sue politiche non devono essere imposte
dall’alto ma vagliate dalla volontà popolare, ampliando e rafforzando l’uso di tutti gli
strumenti di democrazia diretta e partecipata. I recenti accadimenti (come la Brexit)
dimostrano che quando i cittadini si sono potuti esprimere, molto spesso hanno bocciato le
politiche dell’Unione. Occorre maggiore trasparenza nel processo decisionale UE, in primo
luogo per ciò che concerne il Consiglio, e una redistribuzione del potere tra le istituzioni: il
Parlamento europeo, unica tra le istituzioni UE democraticamente eletta, è ancora troppo
marginale nel processo decisionale.
Energia, materia e resilienza
L’Unione Europea è dipendente dall’importazione di energia, materie prime e seconde e di
beni di consumo. Questa situazione pone tutti i cittadini europei in una condizione di estrema
vulnerabilità, che mette a dura prova l’economia reale, la sicurezza, la prosperità di lungo
periodo e l’assenza o meno di conflitti economici, bellici o tensioni sociali, all’interno come
all’esterno del nostro territorio.

Puntiamo, quindi, ad ottenere:

● l’abolizione immediata di incentivi e sussidi diretti o indiretti alle fonti fossili;● un completo efficientamento energetico del patrimonio edilizio europeo;
● una rapida transizione completa alla produzione energetica rinnovabile.
In questo processo va data preferenza alla generazione e allo stoccaggio distribuito di
energia e alla sua distribuzione tramite reti intelligenti e adattative, sia locali che continentali.
Per ridurre e tendenzialmente azzerare la necessità d’importazione di minerali e
materie prime e seconde da Paesi extra europei, va spinto l’acceleratore
all’implementazione radicale dell’economia circolare in tutti i cicli produttivi e di
consumo ​, attraverso le buone pratiche del riciclo e del riuso integrale di manufatti e
materiali, ma anche vietando l’obsolescenza programmata dei prodotti.
Per ridurre i consumi energetici dei trasporti e rigenerare l’economia reale, desideriamo ogni
qual volta sia possibile, riavvicinare i luoghi del lavoro e della produzione a quelli del
consumo e dell’abitare, dando maggiore attenzione al mercato locale rispetto a quello
globale ​. Va inoltre ripristinato l’assetto idrogeologico e la fertilità dei suoli, imbrigliando le
acque, trattenendo i terreni, adottando politiche di adattamento e mitigazione climatica e
traghettando il modello dell’agroindustria verso politiche agricole indipendenti da flussi di
energia fossile e materiali non locali. Vogliamo che i popoli europei convivano quindi come
una reale comunità resiliente e pacifica, economicamente stabile e in grado di
auto-mantenersi con una bassa intensità energetica e ridotte attività estrattive, ponendosi al
di fuori dei conflitti per le risorse e delle responsabilità del cambiamento climatico.

Proposte

La riforma delle istituzioni UE

Per un’ Europa più democratica e solidale occorre: rafforzare il ruolo e i poteri del
Parlamento europeo, in quanto unica istituzione UE ad avere una legittimazione
democratica diretta.
Crediamo, invece, che ​il Consiglio europeo dovrà:
● assumere un ruolo di coordinamento e dialogo organico fra le istituzioni europee;
● adottare la procedura legislativa ordinaria (nota anche come ‘procedura di
codecisione’) per quei provvedimenti particolarmenti impattanti sui diritti dei cittadini;
● ampliare gli strumenti di partecipazione e di democrazia diretta, introducendo il
referendum consultivo senza quorum nei vari livelli decisionali e un referendum
europeo con voto elettronico;
● rimodulare le competenze tra Unione Europea e Stati membri al fine di consentire la
possibilità di adottare decisioni più rispondenti alle esigenze nazionali;
● ridiscutere l’approccio dell’Unione sui temi sociali, economici ed occupazionali
abbandonando politiche apertamente depressive in favore di azioni volte a
incentivare una crescita inclusiva, atta a migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei
cittadini europei attraverso politiche occupazionali incisive, che mirino in primo luogo
a combattere la disoccupazione giovanile;● creare posti di lavoro ad alto potenziale di conoscenza, migliorare l’accesso e le
politiche di welfare, promuovere azioni di sostegno al reddito quali l’istituzione del
reddito di cittadinanza, salari dignitosi attraverso la previsione di un salario minimo e
ogni altra misura idonea a sconfiggere l’ormai insostenibile livello di disuguaglianza
sociale.

Un’ Europa più trasparente

La trasparenza dell’operato delle istituzioni europee appare strettamente connessa a una
loro maggiore democraticità. I processi decisionali devono essere più semplici, efficienti e
trasparenti, in modo da favorire il controllo e la partecipazione dei cittadini europei. A tale
scopo bisogna: rendere pubblici i resoconti delle riunioni e degli incontri istituzionali,
a partire da quelli del Consiglio europeo e del Consiglio dell’UE ​, e di ogni fase del
processo decisionale (inclusa la cosiddetta ‘fase di trilogo’ e facilitare l’accessibilità e la
consultazione degli atti, rendendo disponibili i testi in tutte le lingue ufficiali dell’Unione
Europea. Questo garantirebbe un efficace controllo da parte dei cittadini dell’operato delle
istituzioni europee e una vera e propria “accountability”, vale a dire quel meccanismo tra
governanti e governati per cui i primi portano a conoscenza i secondi delle azioni intraprese,
in modo che i secondi possono giudicare ed eventualmente intraprendere azioni contro i
primi in base alle informazioni ricevute.
Infine, va perfezionato il sistema di trasparenza dell’operato dei gruppi e dei portatori di
interessi al Parlamento Europeo ed estendere il medesimo sistema di controllo a tutte le
istituzioni europee.

Rafforzare il ruolo dei Parlamenti nazionali

L’integrazione dei Parlamenti nazionali nel processo decisionale europeo è espressamente
prevista dall’art. 12 del Trattato sull’Unione Europea (TUE), che elenca le modalità con cui i
Parlamenti nazionali «contribuiscono attivamente al buon funzionamento dell’Unione»,
disciplinate specificamente nei due protocolli sul ruolo dei Parlamenti nazionali e sui princìpi
di sussidiarietà e proporzionalità, nonché in altre disposizioni dei Trattati.
I Parlamenti nazionali acquisiscono, pertanto, un ruolo fondamentale insieme al Parlamento
europeo nella rappresentanza politica dei cittadini europei, che possono partecipare, così,
alle decisioni europee attraverso i loro rappresentanti, non unicamente espressione della
maggioranza di governo.

Sebbene il Trattato di Lisbona abbia riservato ad essi un ruolo nel processo decisionale
europeo, in nove anni gli interventi dei Parlamenti nazionali si sono rivelati piuttosto deboli:
su soli tre casi in cui è stata attivata la cosiddetta procedura di “cartellino giallo”, che
prevede la possibilità di chiedere alla Commissione Europea di riesaminare una proposta
normativa (per esempio un regolamento o una direttiva) due volte la Commissione stessa ha
deciso di non ritirare le proposte contestate. Altrettanto poco incisivo risulta essere il dialogo
politico con le istituzioni europee (a parte, per il caso italiano, la possibilità di ascoltare i
Commissari europei in fase di audizione) e l’interlocuzione con gli stessi governi nazionali
sulle politiche europee.Pertanto, riteniamo fondamentale: rafforzare il ruolo
e l’incidenza dei Parlamenti
nazionali nella definizione delle politiche europee
e nell’individuazione delle priorità
dell’agenda politica europea, in modo da fungere da strumento di coordinamento tra
la dimensione decisionale europea
e nazionalea tutela degli interessi dei cittadini e attribuire anche ai Parlamenti nazionali il potere di iniziativa legislativa.
Le proposte legislative potranno essere presentate, qualora i Parlamenti nazionali che le
avanzano rappresentino, con criteri di ponderazione in base alla popolazione di ogni singolo
Stato membro, la maggioranza assoluta dei cittadini europei aventi diritto di voto.

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