PROGRAMMA DI GOVERNO #M5S: Sviluppo economico

Tagli agli sprechi, 50 miliardi che tornano ai cittadini

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Sviluppo economico

Indice 1
Introduzione 1
Obiettivi 2
Sviluppo sostenibile 2
Sviluppo tecnologico delle imprese 3
Proposte 3
Favorire un intervento dello Stato chiaro e programmato 3
Trovare soluzioni innovative coadiuvando gli imprenditori 4
Creare modelli di economia circolare 4
Industria 4.0 e smart cities 5
Commercio equo nei diritti e rispettoso dell’ambiente 6
Made in Italy 6
Combattere la corruzione ed eliminare gli sprechi 6
Riduzione del rapporto Debito/PIL 7
Superamento dei vincoli economici 8
Introduzione
Sono quattro i pilastri fondamentali su cui schematizzare la nostra visione di sviluppo
economico:
● il nuovo modello di sviluppo
● la politica industriale
● la politica commerciale e la tutela dei consumatori
● la politica economica
1
Obiettivi

Sviluppo sostenibile
Per definire una strategia concreta di sviluppo economico è necessario comprendere i limiti
degli attuali paradigmi che guidano i sistemi di produzione e di consumo del nostro paese.
I limiti allo sviluppo imposti dalla finitezza del pianeta e delle risorse a disposizione danno
l’opportunità di mettere in atto nuovi modelli di sviluppo che tengano conto anche della
capacità dell’ambiente di assorbire i rifiuti prodotti dal metabolismo ambientale.
Il sistema economico dominante è tendenzialmente basato su un modello cosiddetto lineare,
dove le materie prime sono estratte dalla natura e utilizzate per produrre beni e servizi che
vengono consumati e alla fine eliminati come rifiuti.
In un mondo dalle risorse finite tale modello lineare si sta rivelando insostenibile e prossimo
al raggiungimento dei limiti fisici. Le principali criticità con cui il modello lineare si sta
scontrando sono: la scarsità delle risorse, la volatilità dei prezzi delle risorse naturali,
l’instabilità degli approvvigionamenti di materie prime, il valore perduto di materiali e prodotti,
i rifiuti generati, il degrado ambientale e il cambiamento climatico.
Questo porta anche a una profonda riflessione sugli attuali sistemi di misurazione del
benessere di una nazione, che non può essere esclusivamente rilevato da un indice
quale il PIL, poiché non rispecchia in alcun modo il progresso del Paese ​e si basa su
un assioma non veritiero, ossia che il benessere umano sia direttamente proporzionale alla
cosiddetta crescita economica.
Siamo convinti che per superare e dare delle risposte a tutti questi limiti sia
necessario basare lo sviluppo economico del Paese su dei principi che prendano in
conto il flusso materiale nel ciclo di produzione e consumo, con un utilizzo razionale
delle risorse naturali ​col fine di garantire uno sviluppo sostenibile nel tempo.
L’economia circolare in sostanza propone il superamento del modello lineare prendendo in
conto un sistema economico di produzione e di scambio che, lungo tutti gli stadi del ciclo di
vita dei prodotti, mira ad aumentare l’efficacia dell’utilizzazione delle risorse e diminuire
l’impatto ambientale sviluppando allo stesso tempo il benessere delle persone.
L’economia circolare ambisce a mantenere i prodotti, i componenti e i materiali al loro più
alto contenuto di valore in ogni stadio del loro ciclo di vita.
Questo non solo dà delle risposte ai limiti ambientali del sistema economico attuale, ma
presenta enormi opportunità di sviluppo per il paese, per un produttore e per un
consumatore consapevole, per la competitività e la sostenibilità.
Parallelamente a questo, occorre utilizzare misuratori economici del benessere umano,
creando un nuovo modello di misura che tenga conto dei limiti posti dal modello
lineare e sia proporzionato misurando il benessere effettivo e non meramente
analitico ​, mediante i cosiddetti indicatori di benessere economico e sostenibile (BES).
2Sviluppo tecnologico delle imprese
In un periodo storico in cui il modello di sviluppo economico deve necessariamente tenere
presente i processi di automatizzazione e interconnessione enunciati nella quarta rivoluzione
industriale, occorre incentivare ulteriormente lo sviluppo tecnologico delle imprese
italiane ​.
Proposte
Favorire un intervento dello Stato chiaro e programmato
Da anni ormai si è diffusa la consapevolezza che il benessere complessivo delle persone
dipenda da una pluralità di variabili non riconducibili in forma esclusiva agli elementi
economici e materiali prevalentemente considerati ai fini delle scelte di policy. Si tratta di
aspetti legati agli stili di vita, alle scelte alimentari, alla tutela della salute e dell’ambiente.
Il dibattito sulla necessità di ampliare l’orizzonte degli indicatori di governo della società e
dell’economia, in particolare la misurazione del Prodotto Interno Lordo (PIL), è in atto da
molto tempo e recentemente ha suscitato, all’estero come in Italia, un’ampia serie di
riflessioni. Gli indicatori statistici che si raggruppano sotto l’etichetta “Benessere”
acquistano oggi una maggiore importanza ai fini del disegno delle politiche pubbliche ​.
Il Movimento 5 stelle si è pronunciato più volte a favore di un intervento chiaro e
programmato dello Stato, per garantire il benessere dei cittadini, l’operatività delle
imprese, la ricerca e l’innovazione tecnologica ​, il volano del rilancio del Paese. In
quest’ottica pensiamo che sia fondamentale anche rivedere le politiche comunitarie che
vietano talvolta l’intervento dello Stato.
Occorre applicare la sezione terza, parte prima, della vigente Costituzione ​, che, a
cominciare dagli anni ‘80, è stata costantemente violata a causa di leggi criminogene che
hanno privatizzato le banche, le industrie, i territori e persino i demani, che sono proprietà
collettiva degli italiani.
Intendiamo riprendere in esame il Trattato di Maastricht, di Lisbona e il cosiddetto
“fiscal compact” ​, i quali vincolano lo sviluppo economico e impongono la riduzione del
debito. Si tratta di riportare la sovranità, che si è spostata nei mercati, all’interno degli stati
nazionali, poiché è il diritto che deve prevalere sull’economia e non viceversa.
3Trovare soluzioni innovative coadiuvando gli imprenditori
Il nuovo millennio ci porta obbligatoriamente ad affrontare le sfide legate al rinnovato
rapporto tra uomo e macchine. Il Movimento 5 Stelle intende guardare a queste nuove
sfide come opportunità e non come uno svantaggio produttivo, individuando al
contempo nuovi modelli di sviluppo.
Lo Stato ha il compito di rilanciare l’economia del Paese, in particolar modo deve far suo il
rischio degli investimenti legati all’origine delle nuove tecnologie, coadiuvando gli
imprenditori e non lasciando ad essi tutti i rischi e oneri per trovare soluzioni
innovative ​. Lo Stato, infatti, al contrario di un imprenditore, può fare investimenti di lungo
periodo, ed è inoltre l’unico soggetto che ha le risorse e la visione d’insieme per poter creare
tecnologie rivoluzionarie e quindi stimolare la nascita di nuovi mercati e di nuove prospettive
di sviluppo del Paese.
Siamo convinti, tuttavia, che la partecipazione dello Stato debba essere indirizzata verso
obiettivi rilevanti, con:
● investimenti mirati a valorizzare la correlazione tra scienza, ricerca e sviluppo,
nei comparti e settori ad alto impatto sociale;
● la trasformazione dei processi produttivi ​, lungo l’intera catena dell’innovazione,
applicata alle peculiarità e alle variegate caratteristiche del tessuto imprenditoriale del
Paese;
● ricadute sull’incremento dell’occupazione ​, assumendosi anche i rischi
dell’implementazione di tale visione, i cui benefici spesso non sono di immediato
realizzo ma di medio-lungo periodo.
Le aziende dove lo Stato è azionista di maggioranza devono, infatti, svolgere un ruolo
fondamentale nello sviluppo del Paese dal punto di vista della ricerca ​, dell’applicazione
delle migliori pratiche, della spesa per investimenti e per il rilancio del Paese attraverso
l’innovazione tecnologica sul territorio nazionale, con lo sviluppo di annesse opportunità
occupazionali.
Creare modelli di economia circolare
L’emergere dei problemi ambientali e dei problemi energetici spinge la comunità scientifica a
rivalutare la relazione tra economia e ambiente. L’idea ottimistica di un sistema
economico lineare viene di fatto abbandonata e sostituita con quella, più realistica, di
un sistema economico circolare. ​Occorre infatti puntare ad un sistema economico di
produzione e di scambio che, lungo tutti gli stadi del ciclo di vita dei prodotti, miri ad
aumentare l’efficacia dell’utilizzazione delle risorse e a diminuire l’impatto ambientale,
sviluppando allo stesso tempo il benessere delle persone. Un modello di economia
concepito e progettato per essere rigenerativo: il cosiddetto modello di economia
circolare, nel quale i prodotti sono progettati per essere di lunga durata, facilmente
riutilizzabili, disassemblati, rifabbricati e, in ultima istanza, riciclati.
4Per procedere dunque in questa direzione, così come autorevolmente sostenuto dal Green
Economy Observatory (GEO) dello IEFE-Bocconi, e per poter sempre più correggere le
eventuali perdite di efficienza nel sistema produttivo, con l’obiettivo di ridurre sprechi rispetto
al modello chiuso (riuso –recupero – riciclo), esistono una serie di barriere che devono
essere contrastate con precise azioni normative ​.
Tra queste evidenziamo le asimmetrie informative, le priorità di business, le barriere di
mercato, le abitudini e la cultura, le barriere geografiche, di sviluppo infrastrutturale, le
barriere tecnologiche e i limiti imposti dalla regolamentazione.
Industria 4.0 e smart cities
Oggi il Mondo intero affronta le sfide della “Industria 4.0”, una vera e propria rivoluzione che
introduce nella nostra vita i sistemi interconnessi, comunemente noti come “Internet of
Things”, in grado di rilevare grandezze fisiche dell’ambiente, di elaborarle grazie ad algoritmi
di intelligenza artificiale e di fornire un servizio in maniera efficiente.
La crescita del numero di oggetti intelligenti e interconnessi è esponenziale e si manifesta
nella domotica come nell’agricoltura, nell’organizzazione di una città e nella produzione
industriale, investendo anche il patrimonio artistico e culturale del Paese.
Riteniamo che l’Italia possa affrontare questa sfida da protagonista, ​grazie:
● all’immenso patrimonio culturale;
● al turismo che rappresenta un settore strategico per il nostro Paese;
● alla sapienza artigiana e alla valorizzazione del made in Italy.
Per affrontare questa sfida occorre, però, essere in grado di cogliere le opportunità per
creare nuove imprese e nuovi posti di lavoro, realizzando prodotti e servizi innovativi.
Risulta, dunque, necessario procedere nella sburocratizzazione e alla riduzione degli
oneri fiscali ​, favorendo altresì il concetto di imprese data-driven e supportando gli open
data, nonché modelli trasparenti e iperconnessi.
Il Movimento 5 Stelle desidera promuovere il lavoro sinergico tra imprese, pubblica
amministrazione, mondo dell’università e della ricerca, sviluppando modelli virtuosi di
smart cities ​, coinvolgendo le attività economiche del territorio, le startup innovative, i gruppi
di ricerca e le autorità territoriali, al fine di risolvere problemi per il cittadini e fornire servizi
efficienti.
Intendiamo, inoltre, sviluppare nuovi modelli di welfare per attutire l’impatto sociale della
nuova “rivoluzione industriale” e prevenire le conseguenze dell’impiego sempre più ampio di
soluzioni di robotica.
Riteniamo fondamentali tutte le misure volte alla promozione degli investimenti in
nuovi beni e servizi al fine di realizzare prodotti ad alto valore tecnologico in aree
strategiche di mercato, e creare consapevolezza tra i potenziali nuovi attori del mondo
dell’innovazione rispetto alle grandi opportunità della quarta rivoluzione industriale.
Il M5S punta a far diventare l’Italia un importante attore nella quarta rivoluzione
industriale abolendo le barriere che oggi limitano la nascita e lo sviluppo delle idee
innovative.
5Commercio equo nei diritti e rispettoso dell’ambiente
Il Movimento 5 Stelle vuole creare un sistema commerciale basato sulle regole, che
consenta di esportare e importare beni e servizi, garantendo adeguati standard di
sicurezza per i cittadini, senza penalizzare le PMI e senza creare guerre tra poveri. Un
sistema capace di gestire la globalizzazione, che protegga i posti di lavoro in Italia,
permettendo al tempo stesso al nostro Paese di essere integrato nel tessuto internazionale
e degli scambi. Inoltre, desideriamo che l’Italia sia promotrice di un commercio equo e
rispettoso dei diritti umani e dell’ambiente. Sarà quindi nostro compito adottare tutte le
misure necessarie a difendere gli imprenditori italiani, in armonia con gli imprenditori
degli altri partners europei.
Made in Italy
Lo sviluppo del “Made in Italy” non può che ricoprire un ruolo fondamentale nell’era della
globalizzazione dei mercati. La sua forza risiede nell’originalità, nel pregio e nella qualità
delle creazioni italiane, in tantissimi settori. Il “Made in Italy” deve esser visto come un
marchio distintivo che caratterizza i prodotti italiani e li fa risaltare per le loro caratteristiche
esclusive ponendoli al primo posto per l’alta qualità. Lo scopo del Movimento 5 Stelle è
quello di trovare un equilibrio tra la tutela della competitività dei produttori del “made
in”, anche sul piano internazionale, e la tutela dei consumatori finali . ​ Per farlo è
necessario proteggere, anche dal punto di vista legislativo, le realtà virtuose ma è altresì
fondamentale agire sulla diffusione e la corretta informazione destinata al consumatore.
Combattere la corruzione ed eliminare gli sprechi
Il nostro programma di Sviluppo economico è sostenibile e coerente con i bisogni di
un’Italia che punta a rialzarsi e a tornare protagonista nel contesto internazionale.
Oggi il debito pubblico risulta pari a circa 2.275,046 miliardi di euro e ha avuto una crescita
tendenzialmente costante dai 1.358 miliardi del 2001, nonostante non si vedano effetti sul
benessere della collettività, proprio perché gran parte del debito è utilizzato per spesa
improduttiva e per pagare interessi su debiti.
Abbiamo, quindi, bisogno di stimolare la domanda attraverso massicci investimenti in settori
produttivi e innovativi. Purtroppo il nostro bilancio, e quindi la nostra possibilità di spesa, è
vincolata a parametri inseriti nei Trattati Europei, che non tengono conto delle priorità sociali,
ma si limitano al rispetto di principi ragionieristici costruiti senza considerare le reali esigenze
dei singoli Paesi.
Il Movimento 5 Stelle porterà l’Italia a essere ispiratrice di un modello di sviluppo
economico sostenibile ​. Bisognerà da una parte eliminare gli sprechi e combattere
seriamente la corruzione, e dall’altra sarà indispensabile affrontare con coraggio un
duro confronto internazionale per liberarsi dalle catene dei vincoli numerici, economici e
giuridici ingiusti imposti dai trattati sottoscritti con l’UE.
6Riduzione del rapporto Debito/PIL
Nell’arco degli ultimi 20 anni in Italia il rapporto tra debito pubblico e PIL è cresciuto di 15,7
punti, da 116,9 a fine 1995 a 132,6 a fine 2016.
A far salire improvvisamente il rapporto debito/ Pil negli anni successivi alla crisi finanziaria
sono stati principalmente due fattori: 1) il salvataggio delle banche (soprattutto in Spagna,
Portogallo, Irlanda e Grecia), finanziato attraverso l’emissione di nuovo debito; 2) la
recessione stessa, che ha colpito tutti i paesi indistintamente. La recessione, infatti, da un
lato fa diminuire il denominatore del rapporto mentre dall’altro spinge in alto il numeratore,
perché diminuiscono le entrate (meno reddito, meno introiti fiscali) e aumentano le spese
(più sussidi di disoccupazione, pensioni anticipate, ecc.).
L’Italia in realtà è tra i paesi europei quello che mostra uno dei migliori avanzi primari, ovvero
il saldo tra entrate e uscite al netto degli interessi: nel 2016 è stato pari all’1,5% del Pil.
Senza il peso degli interessi sul debito pubblico il bilancio pubblico italiano potrebbe essere
quindi ben più espansivo e consentire di riprendere a fare investimenti in ambiti
fondamentali, come infrastrutture e innovazione.
In Italia vige quindi un paradosso: con un avanzo primario continua a crescere il
rapporto del debito pubblico con il Pil ​e quindi a vacillare la nostra immagine presso gli
investitori; l’unica via è quella di recuperare sul tasso di crescita allentando la morsa del
rigore fiscale.
Volendo dare uno sguardo al deficit primario, il deficit pubblico scorporato dalla spesa per
interessi sul debito, l’Italia risulta essere il paese dell’Eurozona che più di tutti ha accumulato
persistenti avanzi primari, comprimendo notevolmente la spesa pubblica e aumentando le
tasse alle famiglie e alle imprese. Tuttavia, le politiche di austerità sono risultate essere
fallimentari persino per contenere i bilanci pubblici ​.
Per oltre venti anni, con il “mantra delle riforme”, sono state implementate scellerate politiche
di privatizzazioni di asset pubblici, di compressione degli stipendi dei lavoratori, di tagli ai
servizi essenziali della cittadinanza e di ridimensionamento dei bilanci pubblici, limitando
notevolmente l’intervento pubblico nell’economia reale.
La conclusione è che ridurre il debito richiede un lungo periodo e politiche mirate che
riducano il numeratore ​, cioè conti pubblici in attivo, o per lo meno un avanzo di bilancio al
netto degli interessi e un tasso di crescita del Pil più alto del costo del debito ​.
Le potenziali soluzioni dovranno ridurre il numeratore, il debito, oppure aumentare il
denominatore, il PIL. Solo una bilanciata combinazione di azioni su entrambe le leve
potrà riportare il debito pubblico italiano ad un livello sostenibile.
All’interno dell’equazione del debito pubblico, la crescita conta molto. Come prima cosa è
necessario allentare gli attuali vincoli di bilancio europei e individuare ricette di politica
economica per la crescita economica. Una soluzione che richiede, tra le altre cose, un
elevato grado di cooperazione tra i Paesi.
Le nostre priorità quindi sono: maggiori investimenti pubblici ad alto moltiplicatore e
crescita dell’occupazione al fine di far crescere l’economia e quindi il PIL unitamente
ad un a drastica riduzione delle spese improduttive e degli sprechi di denaro pubblico
e la lotta all’evasione fiscale.
Spingere l’occupazione con investimenti ad alto moltiplicatore per ridurre il debito pubblico,
macigno che pesa soprattutto sulle giovani generazioni. Due obiettivi che vogliamo portare
7avanti in parallelo attraverso un mix intelligente di maggiori investimenti produttivi e di
taglio agli sprechi nella spesa pubblica ​. In questo modo pensiamo di poter ridurre il
rapporto debito/Pil di 40 punti percentuali nel corso di due legislature.
Superamento dei vincoli economici
Le istituzioni comunitarie hanno risposto alla crisi economica con strumenti che noi
vorremmo superare.
Nel 2012, infatti, è stato istituito il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) per sostenere i
Paesi dell’Ue in difficoltà finanziaria in cambio dell’impegno ad attuare un percorso di
risanamento della finanza pubblica. Questo percorso, come ha dimostrato il caso greco, si è
rivelato, nei fatti, un calvario che ha distrutto l’economia del paese ellenico. L’Italia, per
finanziare questo fondo europeo, ha speso 14,3 miliardi di euro in qualità di terzo
Paese sottoscrittore per dimensione, dopo Germania e Francia ​.
Sempre nel 2012 è stato introdotto il Fiscal Compact ​, che rende ancora più stringenti i
parametri di bilancio del Trattato di Maastricht, imponendo un percorso a tappe forzate verso
il pareggio di bilancio e verso l’abbattimento del debito pubblico. I vincoli legati ai suddetti
trattati hanno provocato politiche economiche inefficaci: in caso di crisi
economico-finanziaria l’austerità imposta non ha fatto altro che acuire la crisi stessa. In
sintesi, sino ad ora, questi trattati hanno prodotto un quadro giuridico-economico
insostenibile non solo per l’economia italiana ma anche per quella dell’intera Eurozona.
Riteniamo, dunque, necessario superare i citati vincoli al fine di favorire investimenti in
deficit in settori chiave per il benessere dei cittadini e innovativi per il rilancio
dell’economia ​.
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