PROGRAMMA DI GOVERNO #M5S: PROGRAMMA DIFESA – MENO ARMI, PIÙ DIRITTI.

PROGRAMMA DIFESA – MOVIMENTO 5 STELLE

La difesa della patria è un dovere del cittadino

Così sintetizziamo ciò che il Movimento5Stelle intende perseguire come obiettivo per definire le linee guida del programma che riguarda il comparto Difesa.
Uno Stato nello Stato, i compiti affidati al Ministero della Difesa rappresentano il risultato di diverse componenti che influenzano sia la vita quotidiana di milioni di italiani ma anche l’appartenenza e la rappresentatività dell’Italia nello scacchiere geopolitico internazionale.
Come e cosa affrontare come priorità per tutto ciò che si può trattare nella galassia Difesa?
Quali i principali punti trattati per coinvolgere tutti coloro con cui è stato definito l’imprinting di un pilastro fondamentale che porterà al primo governo a 5 stelle?
Il legame che si è creato in questi anni tra chi lottava dentro al sistema e chi lottava ogni giorno per rivendicari più diritti, per segnalere sprechi, per lanciare nuove idee o semplicemente per partecipare alla vita comune sotto l’ombrello militare è diventato solido e trasparente.
Ogni atto, ogni iniziativa, ogni proposta presentata in Parlamento dal Movimento5Stelle nelle commissioni difesa di C amera e S enato è frutto di una visione osmotica basata su due assiomi: ONESTA’ e NESSUNO DEVE RIMANERE INDIETRO.

Le linee guida dei punti di programma
1) Tutela del personale
Si parla tantissimo di forze armate europee ed esercito europeo, ma i militari italiani rimangono
senza diritti, mentre in Europa ci sono circa 30 tra associazioni e sindacati di militari in 21 Paesi
2) Gestione delle risorse
Oggi per gli stipendi delle forze armate si spende quasi il 75% del bilancio della Difesa.
Gli esperti internazionali parlano di un equilibrio al 50% della spesa del personale: noi siamo completamente fuori!
3) Spese militari
l’Italia spende oggi per la difesa 23 miliardi di euro l’anno, cioè 64 milioni al giorno, di cui oltre 5 miliardi l’anno in armamenti.
Una spesa militare ingente nella media dei Paesi NATO (Stati Uniti esclusi) e in costante aumento, + 21% nelle ultime tre legislature.
4) Patrimonio della Difesa Gestire il patrimonio immobiliare della Difesa significa far assorbire al Ministero il 3% dell’intero bilancio.
In cosa consiste? In due settori: c’è il patrimonio della Difesa di beni dismessi, praticamente le caserme che adesso non si usano più e sono in via di dismissione, e il patrimonio abitativo della Difesa, cioè quegli alloggi ad uso del personale.
5) Bilancio trasparente La spesa militare italiana è uno degli aspetti più oscuri del programma di spesa dello Stato.

Per venirne a capo dobbiamo addirittura fare ricerche su diversi ministeri: una parte è al Ministero della Difesa, un’altra parte la troviamo al Ministero dello Sviluppo Economico, un’altra parte al Ministero Economia e Finanze, un’altra parte minore la troviamo persino al MIUR.
Resta il problema di riuscire a capire quanto spendiamo esattamente!Tutela del personale In questa prima legislatura, uno dei temi ricorrenti che il MoVimento 5 Stelle ha affrontato nell’ambito dell’attività di controllo parlamentare, ha riguardato la tutela del personale dei comparti difesa, sicurezza e soccorso della Pubblica Amministrazione.
In particolare abbiamo posto l’attenzione su temi quali la tutela della salute (cause di servizio, bonifiche ambientali, condizioni di lavoro, tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro, prevenzione del mobbing), tutela dei rapporti familiari (trasferimenti temporanei, alloggi, legge 104, maternità, soppressione di caserme per effetto della legge 244), militarizzazione del Corpo Forestale dello Stato, smilitarizzazione della Croce Rossa Italiana o casermaggio legati ad attività specifiche come esercitazioni e operazioni strategiche sul territorio nazionale (Expo, Strade Sicure ecc).
In questi anni ci siamo inoltre occupati dei regolamenti inerenti l’applicazione della disciplina nelle FFAA, l’arruolamento e le modalità di accesso ai concorsi.
Molti di questi temi scaturiscono da un’unica sorgente: la legge 183/2010 che ha introdotto il principio di specificità nelle FF. AA.
Ad oggi i nostri militari hanno goduto di oneri ed onori nello svolgimento delle proprie attività professionali che, ricordiamo, sono frutto dell’introduzione del principio di specificità dettate dalla normativa vigente (Legge 183/2010)
La specificità si può intendere come l’insieme di norme specifiche applicabili al personale che svolge attività professionali a tutela e a difesa della nostra patria, anche a costo di sacrificare la propria vita.
Mentre da un lato potrebbero godere di “agevolazioni” quali casi di esenzione da alcune imposte, l’utilizzo di Strutture sanitarie militari, di stabilimenti balneari o montani così come dei circoli, dall’altro subiscono una forte contrazione di principi fondamentali della libertà dell’uomo o del c ontratto applicato ai lavoratori del pubblico impiego ad ordinamento civile quali, l’applicazione di norme sulla sicurezza generali, l’assistenza a persone con handicap, la tutela nei luoghi di lavoro o nelle missioni all’estero, l’apertura a forme sindacali di tutela dei lavoratori.
Basterebbe che venissero armonizzate alcune normative di riferimento per concedere al personale militare che, ricordiamo, dal 2007 non è più composto da personale di leva ma da professionisti che meritano il riconoscimento di alcuni importanti diritti alla pari del personale civile del comparto P. A. ;
Tale aspetto, relativo anche alle criticità emerse dopo la sospensione della leva obbligatoria e la professionalizzazione delle nostre FFAA, ha richiamato la nostra attenzione di fronte a problematiche vissute sulla “pelle” dei cittadini/militari i quali vivono tale condizione come una condizione di minor accesso ad una serie di diritti sanciti per i comparti civili della Pubblica Amministrazione.

Le risorse umane

La gestione delle risorse umane della Difesa rappresenta un vero e proprio “tallone d’Achille” per uno dei dicasteri che riceve più stanziamenti dalla legge di bilancio annuale.
In particolare le scelte politiche afferenti le nomine, talvolta in chiaroscuro, di cariche istituzionali ad appannaggio del Governo, quali per esempio capi di stato maggiore, dirigenti ministeriali, amministratori delegati di SPA a controllo governativo, non sempre appaiono trasparenti e meritocratiche, ma più basate su logiche di spartizione del potere; Parliamo anche della necessità di mettere ordine alle annose questioni riguardanti gli avanzamenti di carriera, di conseguenza gli stipendi, le indennità, le spettanze ma anche le pensioni, l’ARQ (aspettativa riduzione quadri) e l’ausiliaria.
Tutto oggi ruota attorno al Libro Bianco della Difesa, voluto dall’attuale Ministro e agli atti di Governo discendenti già varati o in fase di predisposizione che meritano tutta la nostra attenzione.
È per questo che intendiamo svolgere un lavoro di integrazione di tale documento programmatico che meglio incida sulle aree già individuate e che saranno soggette ad interventi di riduzione o ottimizzazione dei costi di pertinenza ministeriale, in particolare alla gestione dei costi del personale, favorendo quanto previsto dalla legge 244/12 in merito al rapporto sulle risorse economiche disponibili 50/25/25, (50% per il personale, 25% per gli armamenti, 25% per la gestione ordinaria del dicastero) .
Il Ministero della Difesa italiano ha il minor rapporto tra comandanti (generali e colonnelli) e comandati (alti ufficiali, sottoufficiali e truppa), a differenza di altre potenze internazionali quali USA, Francia o Germania che annoverano un rapporto di forze meglio distribuite.
Bisognerà migliorare questi dati a vantaggio di ruoli operativi e di nuovi arruolamenti, anche alla luce delle continue minacce che nel breve e medio periodo ci dovranno trovare pronti con uomini e mezzi ben dislocati a difesa degli interessi nazionali in Italia e nelle sedi diplomatiche nel mondo.

Gestione del patrimonio della difesa

L’immenso patrimonio della Difesa ha un impatto notevole nei vari contesti territoriali; parliamo di aeroporti, caserme o basi navali, ma anche di poligoni, depositi o strutture abbandonate.
Nella vita di tutti i giorni, i nostri militari, sono stati costretti a fare i conti con i tagli alla gestione ordinaria imposti negli anni; tagli che hanno causato notevoli disagi in termini di fruibilità delle mense, pulizie, alloggi, disponibilità di mezzi di trasporto adeguati ai compiti assegnati.
Abbiamo potuto appurare la necessità di valorizzare quelle eccellenze cresciute e sviluppatesi negli anni come gli stabilimenti militari, gli arsenali o le scuole militari o tutti quei gioielli paesaggistici o monumentali oggi utilizzati per scopi militari.
Basti pensare al patrimonio esistente in Sardegna o in Sicilia.
E’ emersa, inoltre, la difficoltà da parte degli enti locali rispetto alla riconversione di tali strutture per mancanza di fondi, aggravata dall’eccessiva lentezza nell’iter burocratico di assegnazione e utilizzo, che comporta, spesso, il deterioramente delle strutture per assenza di manutenzione.

Parola d’ordine: valorizzare il patrimonio.

Per realizzare questo obiettivo, si possono intraprendere iniziative di democrazia partecipata che diano voce alla cittadinanza che vive in simbiosi con le aree a maggior concentrazione di strutture militari.
Non esiste allo stato dell’arte, una precisa mappatura accessibile a tutti, di semplice consultazione e trasparente degli immobili in dismissione a livello nazionale.

Nuovi strumenti per un nuovo modello di difesa
L’Italia è tra i primi 10 paesi al mondo per fatturato legato alla produzione di sistemi d’arma, cioè di quell’industria che si occupa di produrre armi, navi, aerei, mezzi terrestri, sistemi informatici di sicurezza per il comparto Difesa nazionale ed internazionale.
Essa ha rappresentato in passato e rappresenta ancora oggi un importante indotto di fatturato per il Prodotto Interno Lordo e di sostegno all’occupazione nazionale, basti pensare ai cantieri navali, agli stabilimenti aereonautici, alle aziende che producono veicoli o quelli che costruiscono cannoni, armi leggere o bombe dislocati in territorio italiano.
L’Italia è dotata di una normativa che vigila e regolamenta la vendita di questi sistemi a paesi che violano i diritti umani fondamentali, ma spesso abbiamo dovuto porre l’attenzione sui “raggiri” compiuti nel nome del profitto da parte di aziende private autorizzate a vendere armi o di partecipate statali che godono di finanziamenti ministeriali mirati.
Tutto ciò stride inesorabilmente con la dura realtà con la quale quotidianamente ci si confronta con una evidente carenza di idonei mezzi di protezione del personale militare, di adeguati mezzi di trasporto per le pattuglie in servizio nelle nostre città.
Per riassumere: equipaggiamenti per lo svolgimento dei compiti del personale dei comparti Sicurezza, Difesa e Soccorso dello Stato inadatti alle esigenze quotidiane.
Con la scusa del mantenimento dei livelli occupazionali, oggi l’Italia alimenta il mercato delle armi all’Estero, mentre la Polizia ed i Carabinieri utilizzano giubbotti antiproiettili obsoleti.
Un’attenta valutazione degli scenari di guerra di questo secondo millennio, sta mostrando che nell’epoca moderna ci troviamo di fronte ad un nuovo tipo di conflitto, molto più complesso, il cui campo di battaglia ormai è rappresentato dal web e dalle reti d’informazione.
Tale realtà si è resa più evidente con i nuovi fenomeni terroristici in Europa e non solo, che hanno evidenziato da una parte, come i tradizionali strumenti di contrasto siano assolutamente fallimentari, dall’altra, quanto sia essenziale sviluppare e potenziare quelli più tecnologi, maggiormente idonei, senz’altro, a contrastare gli attacchi esterni di vario tipo.
L’idea centrale dunque è la possibilità di spostare buona parte degli investimenti pubblici, oggi impiegati nei programmi d’armamento tradizionali, verso lo sviluppo e la ricerca di strumenti più attuali come la cyber security e l’intelligence.
In questo modo potremmo essere in grado di recepire le minacce esterne ed intervenire preventivamente, aumentando il nostro grado di difesa e sicurezza.

Trasparenza e razionalizzazione dei costi

In questi anni, il Movimento5Stelle ha più volte portato all’attenzione generale, la mala gestio all’interno del Ministero della Difesa:
– uso improprio di auto- blu, aerei di Stato e alloggi di servizio;
– caos nell’apparato burocratico che si evidenzia nel pagamento di affitti atti ad accogliere presidi nel territorio e nell’esistenza di strutture pubbliche inutilizzate o mai completate e/o assegnate;
– unità navali utilizzate a scopi promozionali e non prettamente di Difesa;- strutture parallele agli ordinamenti civili quali i tribunali militari, gli ospedali militari o i cappellani militari;
– necessità di ottimizzare le risorse riguardanti le feste nazionali militari (vedi parata militare del 2 Giugno).
La gestione della spesa pubblica è da sempre al centro del dibattito politico, per motivi che sono facilmente intuibili.
Nel corso degli anni, i Governi che si sono succeduti hanno quindi cercato di ridurre la spesa pubblica…. , in che modo?, applicando dei tagli trasversali sui vari settori, riducendo di fatto il budget assegnato alle funzioni e cercando così di ottimizzare l’efficienza della Pubblica Amministrazione.

E’ la strada corretta? Cosa farebbe un’azienda che ha necessità di ridurre i costi e abbassare i prezzi dei propri prodotti per riuscire a sopravvivere nel feroce mercato della concorrenza? Certo, la Pubblica Amministrazione non lavora nel libero mercato, non è un’azienda, ma talvolta gli strumenti utilizzati per ridurre i costi in modo efficace, e per aumentarne l’efficienza, sono proprio gli stessi! La contabilità analitica- industriale, o meglio il Sistema di Contabilità Analitica, è proprio uno dei potenti strumenti di gestione necessari per analizzare nel dettaglio, dai singoli prodotti ai servizi resi dai più piccoli centri, i COSTI in modo utile ed efficace per ottimizzare al meglio le spese degli enti pubblici.
Si può fare nell’ambito Difesa? Certamente questo è un punto chiave se si vuole rendere lo strumento militare efficace, efficiente ed economico, proprio come farebbe un’azienda! Come fare? Semplice: gli strumenti per iniziare ci sono già, come d’altronde è stato dichiarato dai Vertici militari e politici delle Forze Armate.
Il quadro normativo ad oggi già prevede e impone l’utilizzo del sistema di contabilità analitica, ma evidentemente non viene sfruttato per le reali potenzialità di questo strumento.
Pensate: quanti di voi hanno mai sentito parlare di Sistema di Contabilità Analitica nella gestione della pubblica amministrazione? Quanti in particolare nell’Amministrazione Difesa? I tagli di risorse umane ed economiche, di fatto, continuano ad essere applicati LINEARMENTE in base alla disponibilità dei fondi, senza considerare invece le necessità economiche, indispensabili per il funzionamento efficace dello strumento militare, che possono essere reimpiegate in modo razionale e scientifico grazie all’utilizzo di questo potente strumento analitico- manageriale.

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Per il programma ufficiale del governo #m5S, si prega di fare riferimento a: http://www.movimento5stelle.it/programma/