PROGRAMMA DI GOVERNO #M5S: LA GIUSTIZIA AL SERVIZIO DEL CITTADINO

PROGRAMMA GIUSTIZIA

Introduzione
Nel programma del MoVimento 5 Stelle la giustizia è al servizio dei cittadini e tutti gli interventi in questa importantissima materia non saranno più finalizzati a tagliare e spuntare le armi, ma a migliorare l’efficienza e la qualità della giustizia.
Più risorse, personale e strumenti per fare in modo che i processi siano più veloci, le indagini più efficaci, la pena certa e tendente alla rieducazione.
Riforme semplici e chiare per far funzionare finalmente la giustizia e dare certezze ai cittadini onesti.

Il programma votato in rete

Oggi la giustizia in Italia ha costi e tempi che la rendono inaccessibile ai cittadini.
I partiti non hanno mai fatto niente per farla funzionare, perché gli faceva comodo una giustizia debole con i forti e forte con i deboli.
Con questo scopo hanno spesso prodotto leggi incomprensibili, inutili e dannose: semplici spot frutto di compromessi politici al ribasso.
Il vero e proprio caos in cui versa il nostro sistema giudiziario fa sì però che i colletti bianchi la facciano sempre franca, gli imprenditori non investano più nel nostro paese, le carceri scoppino e le vittime siano continuamente svilite.
In questo caos è praticamente impossibile per i cittadini onesti ottenere giustizia.
Vi presentiamo una parte del Programma Giustizia del MoVimento 5 Stelle che contiene dei punti per noi molto importanti per riformare veramente la giustizia in questo Paese, oltre al lavoro che abbiamo portato avanti in questi anni, e alle altre proposte che abbiamo presentato.
Si è parlato con gli esperti e si è votato in rete su quesiti che riguardavano la riforma della prescrizione, l’utilizzo e l’estensione delle intercettazioni, e dei lavori di pubblica utilità.
A bbiamo affrontato anche il rapporto tra magistratura e politica, e la proposta del whistleblowing.
Il ricorso in appello e la riformulazione della pena, laddove oggi vige il principio della reformatio in peius e infine la proposta di svolgere processi di mafia nelle sedi delle Corti di Appello con giudici specializzati e strutture idonee.

La riforma della prescrizione

Ogni anno in Italia la prescrizione falcidia oltre 100.000 procedimenti penali (nel 2014 ben 130.000).
Milioni e milioni di soldi pubblici dei cittadini spesi per personale, strutture, interpreti, cancellieri, ecc. buttati al vento dalla fine anticipata dei processi senza che i responsabili siano stati puniti.
L’attuale legge poi aiuta delinquenti e corrotti che riescono quasi sempre a sfuggire alle pene (i detenuti per reati di corruzione sono, nel 2015, solo 299 a fronte di una popolazione carceraria di oltre 54.000 persone).
I l MoVimento 5 Stelle, per ovviare a questa situazione che non garantisce in alcun modo la certezza della giustizia, propone la sospensione della prescrizione dal momento dell’inizio del processo (ovvero con l’assunzione della qualità di imputato).

Le intercettazioni come mezzo di ricerca della prova

Le intercettazioni sono uno straordinario mezzo di ricerca della prova indispensabile per le indagini, in particolare per quelle relative a reati di criminalità organizzata e corruzione.
Riteniamo che possa essere potenziato e possa quindi dare uno strumento in più a chi indaga.
Le principali inchieste che hanno coinvolto la politica, l’imprenditoria e la criminalità organizzata di stampo mafioso sono state rese possibili grazie alle intercettazioni.
È importante allargare questo strumento ad una platea più vasta di reati, ed in particolare a quelli contro la pubblica amministrazione.
Inoltre riteniamo che sia indispensabile in questo momento introdurre nella normativa attuale sulle intercettazioni lo strumento delle videoriprese, visto che al momento c’è un vuoto normativo che viene riempito in modo assolutamente limitativo delle esigenze investigative.

Condanna a lavori di pubblica utilità

È importante potenziare e rendere realmente applicabile l’istituto della condanna a lavoro di pubblica utilità, che riguarda chi viene condannato a pene brevi, che spesso si trasformano in un nulla di fatto o che comunque non sono adeguate a quanto commesso da chi ha sbagliato, svilendo il principio di certezza della pena e la giustizia di fronte agli occhi delle vittime e dell’intera società.
Con la condanna al lavoro di pubblica utilità, chi ha commesso un reato dovrà intraprendere un percorso per risarcire la collettività attraverso lavori che possano migliorare, ad esempio, le situazioni di degrado o di cura delle nostre città o in alternativa direttamente al servizio della vittima quando lo consentirà.
La proposta tende a superare l’attuale pantano che di fatto rende quasi impraticabile l’utilizzo di questo istituto, perché previsto solo per alcune misure e senza una reale organizzazione e adeguate risorse che possano renderlo attuabile.
In questo modo ci sarà una pena reale e concreta che avrà il fine di risarcire la società e non far gravare i costi sullo Stato.

Magistratura e politica separazione dei poteri

Tra giustizia e politica non ci deve essere alcun tipo di contaminazione.
Si tratta di ruoli differenti che esercitano poteri autonomi dello Stato: ogni tipo di sovrapposizione produce effetti che si riflettono inevitabilmente sul “funzionamento” della nostra democrazia.
La giustizia non può, e non deve, avere colore politico: la giustizia è, per definizione, politicamente incolore.
Un magistrato che, legittimamente, viene eletto all’interno delle istituzioni, si schiera necessariamente con una parte politica; egli non è più arbitro ma giocatore in campo.
Se un magistrato decide di abbandonare la propria toga per entrare in politica, deve essere consapevole del fatto che non potrà mai più tornare a vestire quella toga; egli, infatti, non sarebbe più imparziale agli occhi del cittadino (le sue funzioni potranno quindi essere soltanto amministrative).
Questa regola garantisce anche la certezza che, all’interno della magistratura, non ci siano esitazioni nell’affrontare (indagando o giudicando) reati che coinvolgono politici.
Ad esempio, la battaglia sulla corruzione (che spesso coinvolge politici) è fondamentale: un magistrato che si trova a giudicare politici che hanno militato con lui o contro di lui, non sarebbe mai percepito come “giudice terzo”.

Whistleblowing un premio a chi collabora contro la corruzione

Il whistleblowing, termine inglese che possiamo tradurre con l’espressione “soffiare il fischietto”, è uno strumento molto importante nella lotta alla corruzione: segnalare illeciti commessi all’interno dell’ente pubblico o dell’azienda per cui si lavora è un grande contributo che ognuno di noi può dare, portando allo scoperto reati che sfuggono ai mezzi più tradizionali, reati che hanno effetti gravi che si ripercuotono sulla vita di tutti.
In particolare il whistleblowing è stato introdotto dalla legge Severino che però non ha adottato le tutele necessarie per difendere i segnalanti, il legislatore ha lasciato ancora completamente scoperto il settore privato.
In questo modo la legge non ha avuto un grande successo.
I segnalatori, forse, hanno paura di venire scoperti, di non riuscire a mantenere l’anonimato della segnalazione e quindi di subire ritorsioni; oppure non avendo nessun incentivo economico si chiedono perché dovrebbero correre il rischio; o potrebbe essere solamente una questione di sfiducia sulle conseguenze positive della segnalazione.
Per incoraggiare gli italiani a cambiare e iniziare a denunciare senza più avere paura delle conseguenze, il MoVimento 5 Stelle vuole prevedere un premio per chi denuncia fatti illeciti.
Un premio che permetta di pagare le spese legali, le spese mediche e di sopravvivere nel momento in cui vi sia un licenziamento (ancorché illegittimo) o un demansionamento da parte di un ente o un’azienda o per sopportare azioni di mobbing di superiori o colleghi.
Altrimenti molte persone continueranno a non denunciare per paura di non farcela economicamente a resistere a tutto quello che potrebbe succedere dopo la denuncia.

Ricorso in appello e riformulazione del principio della reformatio in peius

Il diritto di impugnare una sentenza penale di condanna, ritenuta ingiusta, non può significare automaticamente che dall’appello della stessa ne possa conseguire solo un possibile beneficio per l’imputato senza che questi rischi, quando ne sussistono le condizioni, una rivalutazione complessiva dell’entità della pena anche in senso peggiorativo.
Troppo spesso le Corti d’Appello sono occupate da migliaia di ricorsi in cui gli imputati, ed i loro difensori, chiedono la riforma di una sentenza di condanna sapendo che quelle Corti non possono riformare in senso peggiorativo la pena irrogata e che quindi, processualmente, non rischiano nulla.
Anzi tali impugnazioni, pure confermando completamente la condanna di primo grado, sono comunque utili per guadagnare tempo ai fini del decorso della prescrizione che, se matura, azzera completamente il processo e l’eventuale condanna che è “non definitiva” proprio a causa l’impugnazione.
Il sacrosanto diritto a difendersi da imputazioni o pene ritenute ingiuste, in altre parole, non deve più essere un escamotage per ottenere (senza possibili “sanzioni” processuali come una pena che può anche essere più pesante) il maturarsi della prescrizione del reato.
Con l’abolizione del “divieto di reformatio in peius” verrebbero scoraggiati appelli strumentali e si consentirebbe ai giudici delle Corti di dedicarsi solo alle impugnazioni meritevoli di adeguata attenzione e valutazione, alleggerendo il contenzioso penale e migliorando la qualità della Giustizia resa “nel nome del Popolo italiano”.

I processi di mafia nelle sedi delle Corti d’Appello

La lotta alle mafie e ad ogni forma di corruzione è una delle colonne portanti del programma di governo del movimento 5 stelle.
Per rendere più efficiente il nostro ordinamento giudiziario nel contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso e al terrorismo, vogliamo prevedere che i processi legati ai reati di competenza delle Direzioni Distrettuali Antimafia, si celebrino tutti nelle 26 sedi di Corte d’Appello.
Questa scelta comporterà sicuramente spostamenti e conseguenti ampliamenti dell’organico della magistratura giudicante in dette sedi per far fronte all’aumento dei processi, i quali verrebbero celebrati automaticamente, già dalla fase dell’udienza preliminare, nella sede di Corte d’Appello della DDA che ha istruito l’indagine principale.
Non vogliamo creare ulteriori sezioni specializzate, l’esigenza è piuttosto quella di avere giudici con esperienza e sedi idonee a sostenere procedimenti penali che spesso hanno u na lunga serie di imputati.
I cosiddetti “maxiprocessi” che comportano spesso risorse e competenze maggiori, rispetto a quelle che abbiamo ad oggi nei singoli capoluoghi di provincia sprovvisti di una sede di Corte d’Appello.

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Per il programma ufficiale del governo #m5S, si prega di fare riferimento a: http://www.movimento5stelle.it/programma/