PROGRAMMA DI GOVERNO #M5S: immigrazione – Stop al business dell’immigrazione

Stop al business dell’immigrazione

Immigrazione

Indice

Introduzione 1
Dati e contesto normativo 2
Obiettivi 4
Equa ripartizione delle responsabilità 4
Proposte 4
Ricollocamento 5
Commissioni territoriali 5
Cooperazione Internazionale 5
Stop alla vendita di armi nei Paesi in guerra 5
Trasparenza nella gestione dei fondi 6
Rimpatri volontari e accordi di riammissione 6
Tutela soggetti vulnerabili 6
Contrasto ai trafficanti e agli scafisti 7

Introduzione
La gestione dell’immigrazione rappresenta il più grande fallimento dei partiti, che hanno
continuato a gestire con approccio emergenziale un fenomeno ben definito ormai da anni,
strumentalizzando il tema per le campagne elettorali e facendo leva sulla compassione o
sulla rabbia dei cittadini, anziché proporre soluzioni praticabili sulla base di dati oggettivi.Il migrante è diventato il nemico sociale da combattere, colui che nell’immaginario collettivo
“ruba il lavoro, intasca 35 euro al giorno, ozia e delinque”. l’Unione europea è stata descritta
come una matrigna che impone decisioni e regole calate dall’alto senza che gli Stati
possano giocare alcun ruolo e la terminologia utilizzata fa sì che si venga etichettati come
appartenenti alla sinistra o alla destra, a seconda che si parli di accoglienza o di rimpatri. In
sintesi, tutti concetti utili a distogliere l’attenzione dalle responsabilità dei governi che si sono
succeduti, dalle decisioni intraprese e dalle leggi firmate.
Dati e contesto normativo
Secondo i dati del Ministero dell’Interno, i migranti sbarcati in Italia nel 2017 sono stati
111.397 (dati aggiornati al 31 ottobre), 181.436 nel 2016, 153.842 nel 2015. I minori stranieri
non accompagnati sono stati 14.579 nel 2017 (dati aggiornati al 25 ottobre), 25.846 nel
2016, 12.360 nel 2015. Più di un terzo dei minori scompare senza lasciare traccia.
Dopo aver ricevuto soccorso e le prime cure mediche, chi sbarca in Italia viene identificato e
registrato. Qualora tali soggetti decidano di chiedere protezione internazionale, vengono
inviati in strutture di accoglienza, dove restano per l’intero periodo necessario all’esame
della loro domanda di asilo.
Le richieste d’asilo in Italia sono state 83.970 nel 2015, 123.600 nel 2016 e 105.389 nel 1
2017 (dati aggiornati al 31 ottobre).
L’asilo, un diritto fondamentale concesso a coloro che fuggono dal proprio Paese per evitare
persecuzioni o gravi pericoli, è previsto dalla nostra Costituzione all’art.10 (“Lo straniero al
quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite
dalla Costituzione italiana ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le
condizioni indicate dalla legge”), dal Diritto Internazionale ( Convenzione di Ginevra del
1951 ​),e dalla legislazione europea (in particolare nel corpus di norme che forma il Sistema
Europeo Comune di Asilo ​).
Il numero crescente di sbarchi e di richieste di asilo tra il 2015 ed il 2016 ha indiscutibilmente
rallentato il sistema di accoglienza in Italia: la procedura che porta al riconoscimento o al
diniego della protezione internazionale, infatti, dura in media 18 mesi , ​ nonostante la direttiva
europea in materia preveda tempi non superiori ai 6 mesi ​. Una situazione insostenibile sia
1
dati Ministero Interno:
http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/riepilogo_dati_2015_2016_
0.pdfper l’Italia, visti i costi da sostenere e il business creatosi, alimentato da fondi spesso gestiti
con poca trasparenza e permeabili alle infiltrazioni della criminalità organizzata, sia per gli
stessi richiedenti asilo, bloccati in un limbo d’incertezza e assistenzialismo.
Nel 60% circa dei casi, la procedura di esame della domanda di protezione internazionale si
conclude con un diniego. Il negato l’asilo si traduce in irregolarità, con un “foglio di via” che
intima il rimpatrio entro un termine massimo di 7 giorni.
Gran parte della legislazione nazionale in tema di asilo ed immigrazione recepisce quanto
deciso a livello europeo. Il Sistema Comune Europeo d’Asilo (CEAS) stabilisce come
debbano svolgersi le procedure, le linee guida relative alle identificazioni dei
richiedenti asilo, all’attuazione dell’accoglienza sul territorio europeo, e quale sia il
Paese competente per l’esame della richiesta di asilo. ​In base a quanto previsto dal
Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) all’art. 80, le politiche europee di
asilo, immigrazione e controllo delle frontiere devono essere governate dal principio di
solidarietà ed equa ripartizione delle responsabilità, anche sul piano finanziario, tra gli
Stati membri dell’UE ​.
Principio che, però, non ha trovato piena attuazione nelle politiche europee d’immigrazione,
lasciando soli i Paesi di prima linea, come Italia e Grecia, ad affrontare i problemi inerenti
alla gestione dei flussi migratori. Il regolamento di Dublino III ​, uno dei pilastri del CEAS,
prevede infatti che il Paese di primo ingresso debba farsi carico dell’esame della domanda di
protezione internazionale presentata da un richiedente asilo arrivato in via irregolare sul
territorio europeo. Questo implica che i richiedenti asilo, giunti irregolarmente in Italia, siano
costretti a restarvi, anche se vorrebbero presentare domanda di protezione internazionale
altrove. Inoltre, il Paese di primo ingresso è responsabile dell’attuazione e del rispetto di
tutte le procedure previste dal CEAS, dalla prima accoglienza, alle procedure di
identificazione e registrazione, all’esame della domanda, con tutto ciò che comporta in
termini di logistica e risorse economiche.
L’unico modo per raggiungere il territorio europeo resta, quindi, affidarsi ai trafficanti di
esseri umani, decretando il fallimento dell’attuale sistema europeo di gestione dei
flussi migratori e rischiando di rimettere in discussione persino gli accordi di Schengen . ​In
tale contesto, anche dal punto di vista economico a sostenere la spesa maggiore per la
gestione dei migranti, secondo la stima effettuata nel DEF (documento di programmazione
economico finanziaria), è sempre l’Italia, con circa 4,5 miliardi di euro previsti per il 2017 ​.
La solidarietà finanziaria europea, paragonata a questa cifra, rappresenta una bassissima
percentuale. Il Fondo Amif (Asylum, Migration and Integration Fund), infatti, destinato allepolitiche per asilo, migrazione regolare, rimpatri assistiti e integrazione, erogherà all’Italia
per il periodo 2014-2020, 310.355.777 euro (in media 44.336.539 euro all’anno), mentre il
Fondo ISF (Internal Security Fund) 212.938.658 euro (in media 30.419.808 euro all’anno).
Obiettivi
Equa ripartizione delle responsabilità
L’obiettivo che ci prefiggiamo di raggiungere è garantire all’Italia una gestione dei flussi
migratori con soluzioni che guardino al breve, al medio e al lungo termine ​. Programmi
che, partendo da dati oggettivi, prevedano una presenza determinata e coerente in Europa,
dove l’Italia avrebbe potuto ricoprire un ruolo più decisivo ai tavoli dei negoziati in merito alle
politiche di asilo e di immigrazione. Mediante la realizzazione di vie di accesso all’Unione
europea, legali e più sicure, si otterrebbe una sostanziale riduzione delle traversate in mare,
della pressione dei flussi sulle frontiere esterne e del conseguente traffico di esseri umani.
Un ricollocamento obbligatorio e automatico dei richiedenti asilo tra tutti gli Stati membri
dell’UE garantirebbe il rispetto del principio di equa ripartizione delle responsabilità tra
tutti i Paesi dell’UE, ​ sancito dal Trattato sul funzionamento dell’UE.
Le Commissioni territoriali che esaminano le domande di asilo devono essere potenziate e
messe nella condizione di lavorare al meglio, allo scopo di velocizzare le procedure per il
riconoscimento dello status di rifugiato e, dunque, il rispetto dei diritti. Riteniamo
indispensabile una gestione dei fondi destinati al sistema di accoglienza, quanto più
trasparente al fine di eliminare in via definitiva Mafia Capitale e la criminalità organizzata
dalle strutture di accoglienza.
Proposte
Il Movimento 5 Stelle vuole impegnarsi a realizzare vie legali e sicure di accesso all’Europa.
Chiediamo che la valutazione dell’ammissibilità delle domande di protezione internazionale
avvenga ​nelle ambasciate e nei consolati nei Paesi di origine o di transito, o nelle
delegazioni dell’Unione europea presso i Paesi terzi, con il supporto delle Agenzie europee
preposte, dell’UNHCR e dell’OIM.Ricollocamento
Proponiamo il superamento del regolamento di Dublino perchè il meccanismo di
redistribuzione dei migranti deve essere automatico e obbligatorio. Riteniamo che la
gestione dei flussi, l’accoglienza, le responsabilità e gli oneri debbano essere condivisi
equamente tra tutti gli Stati Membri in base a parametri oggettivi e quantificabili, come
popolazione, PIL e tasso di disoccupazione. Il nuovo sistema dovrà, inoltre, tenere conto dei
bisogni, della situazione familiare, delle competenze dei richiedenti asilo e di tutti gli elementi
che agevolino l’inclusione sociale, in modo da evitare movimenti secondari tra i diversi Stati
europei.
Commissioni territoriali
Rendere certe e veloci le procedure per il riconoscimento dello status di rifugiato è una
nostra priorità. Crediamo che le Commissioni territoriali debbano essere potenziate in termini
numerici e messe nella condizione di lavorare al meglio, anche per evitare che, con le
lungaggini che caratterizzano l’attuale sistema, la gestione dei consistenti flussi di denaro
stanziati per l’accoglienza costituisca un elemento di attrazione per la criminalità
organizzata.
Al fine di velocizzare le procedure per il riconoscimento e ridurne i costi, riteniamo
fondamentale ​ la videoregistrazione dei colloqui con i richiedenti asilo.
Cooperazione Internazionale
L’Italia è ancora lontana dagli impegni presi in sede internazionale in termini di quota di aiuto
ufficiale allo sviluppo (0,7% del PIL) e il livello di trasparenza sull’utilizzo dei fondi per lo
sviluppo risulta essere ancora molto basso. Il Movimento 5 Stelle chiede quindi di dare una
priorità al finanziamento trasparente dei fondi alla cooperazione internazionale e in
particolare ai programmi di sostegno allo sviluppo rurale, all’agricoltura sostenibile e alla
sicurezza alimentare, all’ istruzione e alla formazione professionale per attività artigianali.
Stop alla vendita di armi nei Paesi in guerra
Buona parte dei flussi migratori hanno origine da Paesi in guerra o dove si registrano conflitti
armati interni. Il Movimento 5 Stelle si impegna a promuovere, nelle opportune sedi, la pienaattuazione dell’ art. 6 paragrafo 3 del Trattato sul commercio delle armi dell’ONU ( ​Arms
Trade Treaty – ATT) ​, che prevede il divieto di commercio, transito e trasferimento di armi
convenzionali, come bombe o missili, verso gli Stati coinvolti in conflitti. Abbiamo intenzione
di proporre una normativa più puntuale, stringente ed efficace, in grado di rendere effettivo
per tutti gli Stati membri, lo «stop» totale alla vendita di armi ai Paesi in conflitto e a quelli
direttamente o indirettamente legati al terrorismo internazionale.
Trasparenza nella gestione dei fondi
Per il Movimento 5 Stelle è indispensabile che la gestione dei fondi destinati al sistema di
accoglienza sia assolutamente trasparente, controllata e tracciata ​, per evitare che le
risorse pubbliche siano finalizzate a forme speculative più che a logiche di accoglienza e
integrazione. Per raggiungere quest’obiettivo occorre assicurare verifiche puntuali sulla
rendicontazione dei servizi e beni erogati, delle spese sostenute e sui risultati conseguiti con
lo stanziamento dei fondi. Per consentire un più agevole e capillare controllo dell’uso dei
fondi anche da parte dei cittadini, il M5S si impegnerà ad ampliare e promuovere la
pubblicazione dei bilanci analitici per l’accoglienza degli enti gestori, includendo
eventualmente anche l’albo pretorio del Comune di presenza della struttura destinataria di
fondi.
Rimpatri volontari e accordi di riammissione
Il rimpatrio dei migranti irregolari provenienti da Paesi con cui non sono siglati accordi di
riammissione, spesso non avviene. Il Movimento 5 Stelle si impegnerà, in tutte le sedi
preposte, a favorire la stipulazione di accordi bilaterali, sia da parte dell’Italia sia da parte
dell’ Unione europea, con i Paesi terzi, in modo da rendere chiare e rapide le procedure di
rimpatrio, in condizioni di sicurezza e dignità e nel rispetto dei diritti fondamentali. Sarà
promossa anche la misura del Ritorno Volontario Assistito ​ (RVA).
Tutela soggetti vulnerabili
Nella gestione dei flussi migratori particolarmente problematica è la tutela dei soggetti
vulnerabili , al fine di offrire loro adeguato sostegno e orientamento. Il Movimento 5 Stelle
sosterrà ogni intervento diretto a salvaguardare i diritti inviolabili dei soggetti vulnerabili
(minori, in particolar modo quelli non accompagnati, gli anziani, le donne, vittime di tortura,
stupri o altre forme gravi di violenza psicologica, fisica o sessuale) e a garantire loro ladovuta assistenza, la predisposizione di progetti educativi, d’ integrazione sociale, nonchè
l’adeguata formazione di tutte le diverse figure con cui verranno in contatto durante le
procedure.
Contrasto ai trafficanti e agli scafisti
Per scardinare il business degli scafisti e azzerare sbarchi e morti nel Mar Mediterraneo
chiediamo che la valutazione dell’ammissibilità delle domande di protezione internazionale
avvenga nelle ambasciate e nei consolati nei Paesi di origine o di transito o nelle delegazioni
dell’Unione europea presso i Paesi terzi, con il supporto delle Agenzie europee.

Questa pagina e’ qui servita solo allo scopo di migliorare l’accesso all’informazione.
Per il programma ufficiale del governo #m5S, si prega di fare riferimento a: http://www.movimento5stelle.it/programma/