PROGRAMMA DI GOVERNO #M5S: beni culturali

Beni Culturali

Indice

Introduzione 2
Dati e contesto normativo 2
Obiettivi 2
Creare prospettive di medio e lungo termine 2
Proposte 3
Bilancio dello Stato 3
Mecenatismo e Crowdfunding (Art Bonus) 3
Riforma del sistema di finanziamento statale degli Istituti culturali 4
Spettacolo dal Vivo 5
Aggiustamento della riforma dell’organizzazione del Ministero e dei suoi organi periferici 6
Fruibilità dei beni culturali 7
Revisione della norma Franceschini in materia di Esportazione all’estero dei Beni di
Interesse Culturale 8
Catalogazione e Digitalizzazione 8
Archivi e Biblioteche 9
Riconoscimento giuridico delle figure professionali che operano nel campo dei beni
culturali 9
Servizi Aggiuntivi nei Musei (Legge Ronchey 1993) 10
Valorizzazione dei distretti turistico-culturali 11
Il Codice dello Spettacolo dal Vivo 11
Danza 12
Fondazioni lirico-sinfoniche 13
Teatro 13
L’Alta formazione artistica e musicale 14
Diritto d’autore Open Access 15
Paesaggio 16

Introduzione
Dati e contesto normativo
Negli ultimi dieci anni si è ormai cristallizzata nel pensiero comune la credenza che “con la
cultura non si mangia…”. A smentire questa errata convinzione, che ha rappresentato il
sostrato di agende politiche prive di un concreto slancio propulsivo, ci pensano i dati
dell’ultimo rapporto “Io sono cultura” (2017) della Fondazione Symbola, secondo il quale al
Sistema Produttivo Culturale e Creativo (industrie culturali, industrie creative, patrimonio
storico artistico, arti performative e visive, produzioni creative) si deve il 6% dell’intera
ricchezza prodotta in Italia (calcolata sul PIL): ben 89,9 miliardi di euro (dato in crescita
dell’1,8% rispetto all’anno precedente). Inoltre, la Cultura riesce ad avere sul resto
dell’economia un effetto moltiplicatore pari a 1,8 ​: in altri termini, per ogni euro prodotto,
se ne attivano 1,8 in altri settori, quindi sulla base di questo calcolo gli 89,9 miliardi ne
produrrebbero altri 160.
Altro elemento da non sottovalutare, è che questo settore ha la filiera più lunga e
articolata rispetto a qualunque altro ​, utilizzando al meglio gli investimenti derivanti da
Fondi europei.
L’Industria creativa rappresenta, inoltre, un comparto i cui addetti hanno nel
complesso un livello elevato di formazione ​. Permane, tuttavia, un fattore di criticità
rappresentato dalla governance , ovvero da chi occupa le posizioni apicali di gestione. Per
questo è necessario un cambio di rotta, attraverso l’avvio di un serio percorso volto alla
valorizzazione del patrimonio culturale, investendo in personale preparato, anche a livello
dirigenziale, abbandonando la cattiva usanza consistente nell’utilizzare le istituzioni del
comparto Cultura come poltronifici e garantendo professionalità e trasparenza.
Obiettivi
Creare prospettive di medio e lungo termine
Il Movimento 5 Stelle ritiene fondamentale investire nella Cultura sottraendosi a una logica di
corto respiro, pensando soprattutto al medio e lungo termine, svincolandosi da prospettive
opposte e altrettanto pericolose di cui le azioni degli ultimi Governi ci hanno ripetutamente
dato prova. È necessario che si cominci a considerare la Cultura come elemento
costitutivo e settore strategico per la crescita del Paese ​, considerando anche il contesto
di un mondo del lavoro destinato a mutare i suoi contorni sulla scorta di un prevedibileincremento nell’utilizzo della robotica e dell’intelligenza artificiale, che fa presupporre scenari
in cui alcune professioni spariranno e altre potranno invece fiorire.
Proposte
Bilancio dello Stato
Come più volte ribadito, l’Italia è uno dei Paesi europei che spende meno in Cultura
nonostante le opportunità di crescita legate al settore siano elevate. Il quadro desolante
degli investimenti italiani nella Cultura è stato confermato nella relazione annuale
dell’Agenzia per la Coesione Territoriale, alle dipendenze dirette della Presidenza del
Consiglio. Dal suddetto rapporto emerge purtroppo che: “Quello in cultura rimane il più
grande disinvestimento settoriale che si sia avuto in Italia negli anni 2000, certamente
influenzato dalle politiche di contrazione della spesa pubblica, che tuttavia nella Cultura
hanno pesato più che in tutti gli altri comparti”.
Nel contesto europeo, “il confronto internazionale risulta impietoso: la spesa primaria per
attività culturali e ricreative in rapporto al Pil, risulta in Italia, nonostante lo straordinario
patrimonio artistico e la ricchissima eredità culturale, decisamente inferiore a quella media
dei Paesi Ue” (fonte: RELAZIONE ANNUALE CPT 2017 DATI AGGIORNATI AL 2015 E
ANTICIPAZIONI 2016, Agenzia per la Coesione Territoriale).
Il Movimento 5 Stelle ha sempre espresso la necessità di effettuare investimenti
nell’intero settore dei beni culturali ​, con strategie di medio e lungo periodo affinché
l’incidenza percentuale delle risorse per il comparto relativo al Ministero per i beni e le attività
culturali e del turismo, sul totale generale del bilancio dello Stato, possa varcare la soglia
almeno dell’1 percentuale rispetto al PIL.
Mecenatismo e Crowdfunding (Art Bonus)
La linea che divide il campo delle erogazioni liberali da quello delle sponsorizzazioni è sottile
e tutt’oggi risulta complesso marcare con nettezza la distinzione tra questi due diversi modi
di contribuire finanziariamente alla tutela e alla valorizzazione dei nostri beni culturali. Il
nostro modello di riferimento è quello di un tessuto territoriale attivo e partecipativo, nel
quale ai cittadini sia data la possibilità di “adottare un monumento” in virtù del
legame affettivo che lega un cittadino al proprio contesto storico, artistico e
paesaggistico locale ​.
Nel 2014 il Decreto Legge 83/2014 (convertito con la Legge n.106/2014) ha introdotto il c.d.
ART-BONUS per le erogazioni liberali a favore della Cultura, che è stato stabilizzato e reso
strutturale dalla Legge di Stabilità 2016. Il provvedimento prevede un credito di imposta per
le persone fisiche e giuridiche che effettuano erogazioni liberali in denaro per interventi a
favore della Cultura (nonché dello Spettacolo dal Vivo).
Per usufruire del credito di imposta, le erogazioni liberali devono essere effettuate in denaro
e perseguire i seguenti scopi:
– interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici;- sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica, nonché delle
Fondazioni lirico-sinfoniche e dei teatri di tradizione;
– realizzazione di nuove strutture, restauro e potenziamento di quelle esistenti di enti o
istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello
spettacolo.
– sostegno delle orchestre, dei teatri nazionali, dei teatri di rilevante interesse culturale, dei
festival, dei centri di produzione teatrale e di danza, dei circuiti di distribuzione (novità
introdotte dal Codice dello spettacolo dal vivo).
Secondo gli ultimi dati diffusi dal MIBACT, a novembre 2017 l’Art Bonus ha superato i 200
milioni di euro con 1.323 interventi a favore del patrimonio artistico italiano e 6.345 sono stati
i mecenati.
I risultati ottenuti dall’ Art Bonus rappresentano un passo avanti importante di cui ci sentiamo
partecipi. E’ infatti grazie a una nostra proposta che è stato creato il portale online gestito dal
MIBACT, sul quale ogni Bene Artistico o Architettonico, Ente, Fondazione deve avere una
propria scheda tecnica che ne illustri la storia e la lista dei finanziatori che hanno contribuito
ad eventuali progetti di restauro, recupero o manutenzione, nonché il progetto da eseguire.
L’Art Bonus ha però ancora dei limiti. Infatti, mal si presta a raccogliere le micro donazioni
che sono altrettanto importanti e rappresentano la sfida nel contesto della raccolta fondi per i
beni culturali. Riteniamo pertanto necessario semplificare e agevolare le micro
erogazioni liberali, prevedendo la possibilità di effettuare i versamenti direttamente
sul portale Art Bonus, coinvolgendo attivamente le associazioni culturali senza fine di
lucro ​al fine di stimolare l’accreditamento dei beni culturali pubblici a cui destinare le
erogazioni liberali.
In un’ottica di miglioramento del sistema del mecenatismo culturale italiano riteniamo utile
introdurre nell’attuale normativa le seguenti misure secondo l’ordine di priorità:
● obbligo di trasparenza dei bilanci dell’Istituzione o dell’Ente culturale beneficiario
delle elargizioni;
● possibilità per tutti i cittadini di effettuare micro donazioni sul portale Art Bonus
possibilità di effettuare elargizioni “strumentali o di competenze”, intesi come modi
alternativi al contributo in denaro attraverso cui attuare il mecenatismo, fermo
restando il plafond annualmente previsto;
● sgravio fiscale calibrato sulla base del tipo di elargizione.
Riforma del sistema di finanziamento statale degli Istituti
culturali
Nonostante nella Legge di Stabilità 2014 siano stati stabiliti nuovi criteri per la concessione
di contributi statali agli Istituti culturali, la distribuzione di tali contributi pubblici risulta ancora
opaca e la valutazione dei requisiti e del merito per l’ottenimento sembra latitare, soprattutto
se si considera che a tutt’oggi alcuni enti benché commissariati continuano a ricevere
contributi.A ciò si aggiunge una stratificazione normativa settoriale che ha bisogno di essere riordinata
per renderla più efficace.
L’ammontare dei soldi pubblici destinati a questo tipo di finanziamento è di poco più di 17
MLN di euro a triennio. Una cifra rilevante il cui impiego va reso, come detto, più efficace e
in linea con valutazioni di tipo meritocratico.
Il Movimento 5 Stelle ritiene pertanto utili le seguenti iniziative:
1. Controllo e valutazione reali di tutti i finanziamenti erogati in base all’ultima tabella
triennale 2014-2017.
2. Revisione dei requisiti e criteri di assegnazione e introduzione del criterio
fondamentale della trasparenza delle procedure di rendicontazione sia contabile sia
in merito alle attività svolte.
Spettacolo dal vivo
Il Fondo Unico per lo Spettacolo dal Vivo (FUS) rappresenta la principale fonte di sostegno
finanziario in favore di enti, istituzioni, associazioni, organismi e imprese operanti nel settore
dello spettacolo dal vivo (musica, danza, teatro, circo, spettacolo viaggiante etc.), nonché
per la promozione e il sostegno di manifestazioni e iniziative di rilevanza nazionale in Italia o
all’estero.
Ad aggravare una già critica situazione, sono sopraggiunte le nuove norme e i nuovi criteri di
assegnazione decisi da un decreto ministeriale di riforma del FUS annunciato dall’ex
Ministro Franceschini (agosto 2014). La prima grave critica al sistema di finanziamenti, già
esigui rispetto all’ ampiezza del settore, consiste nell’aver dato un ruolo marginale alla
qualità dei progetti finanziati, affidando buona parte dei fondi a complessi algoritmi, che
calcolano il contributo sulla base dei dati che ciascun soggetto è stato tenuto ad inserire
nella propria domanda. I criteri “automatici” di selezione hanno riguardato il 70% del
contributo assegnato, mentre soltanto il 30% è stato rimesso alla valutazione delle
commissioni, non composte da esperti ma da funzionari, cui è stato affidato il compito di
attribuire a ciascun progetto artistico il punteggio relativo alla qualità.
A nostro avviso è necessario rivedere e correggere l’attuale meccanismo nell’ottica di
restituire importanza a:
● la qualità dello spettacolo;
● commissioni valutatrici composte da esperti per ogni settore;
● meccanismi premiali a favore di gestioni virtuose e che creano occupazione;
● meccanismi premiali a favore di progetti di inclusione sociale e di recupero delle
periferie;
● riconoscimento del ruolo fondamentale di progetti che avvicinano i giovani allo
spettacolo dal vivo e alle professioni.Aggiustamento della riforma dell’organizzazione del Ministero e
dei suoi organi periferici
Introdotta dal regolamento (di cui al D.P.C.M. n. 171/2014) da Franceschini, la riforma ha già
evidenziato, in fase di prima applicazione, che l’aumento delle Direzioni Generali del
Ministero, passate da 8 a 12, ha comportato un notevole appesantimento della struttura
centrale del Ministero.
La scissione avvenuta tra le funzioni di tutela dei beni in capo alle Soprintendenze e la
valorizzazione in capo ai musei, senza la previsione di alcuna disciplina, ha reso difficoltoso
lo svolgimento coordinato delle predette funzioni, mentre la creazione dei grandi Poli
museali ha avuto ricadute negative sui piccoli musei (di fatto progressivamente dimenticati).
Oggi in Italia non esiste un’anagrafe organica dei beni culturali materiali e immateriali
in stato di abbandono, ​ovvero non esiste una “mappa” che ci restituisca una fotografia
dell’esistente e che possa essere utilizzata come strumento per studiare e programmare un
recupero ragionato di questi beni.
Un tale strumento diventa ancor più necessario laddove si verifica il fenomeno,
piuttosto diffuso, di beni restaurati, che subiscono rapidamente un processo di
degrado, per mancanza di progetti di destinazione e conseguente spreco di soldi pubblici
in qualche caso.
Infine, l’attività di mappatura diventa propedeutica all’avvio di iniziative di recupero e
destinazione nel quadro di una lotta al consumo di suolo ​e alla cementificazione
preferendo il riutilizzo dell’esistente, laddove possibile.
In questo contesto, non va dimenticata l’esigenza di coinvolgere i cittadini come parte attiva
di un “processo dal basso” di individuazione e rigenerazione dei beni in disuso.
Il M5S è stato promotore di una Indagine Conoscitiva su questo tema al Senato nel
corso della XVII Legislatura e sulla base delle informazioni e delle proposte raccolte
ritiene necessario considerare le aree e gli spazi dismessi in prospettiva lungimirante,
quali catalizzatori di nuovi usi o funzioni, destinandoli, sulla base di azioni prioritarie, per
esempio ad accogliere centri culturali polivalenti, centri sportivi polivalenti, incubatori di
start-up innovative e in generale iniziative di aggregazione sociale per giovani, adulti e
anziani. Riteniamo che l’offerta di luoghi di aggregazione positiva e creativa sia
fondamentale per il rilancio e lo sviluppo di microeconomie locali, nonché alla rinascita di
quartieri e porzioni di territorio periferici degradati, in cui dilaga la microcriminalità.
In relazione ai “beni culturali immateriali” ​è necessario realizzare con la maggiore
esattezza possibile, una mappatura in accordo con gli obiettivi di valorizzazione del
“patrimonio intangibile” di cui alla Convenzione Unesco per la salvaguardia del patrimonio
culturale immateriale, ratificata con legge n. 167 del 2007 e in questo contesto continuarea perseguire l’obiettivo del riconoscimento dell’Opera lirica come patrimonio culturale
intangibile.
Fruibilità dei beni culturali
Si tratta di una problematica che coinvolge, a prescindere, diversi aspetti in stretta
correlazione tra cui, in primis, la valorizzazione e l’ottimizzazione di quei «servizi» che
devono ritenersi di primaria importanza anche per le positive ricadute
socio-economiche nel nostro Paese ​.
Purtroppo però, a fronte di un patrimonio culturale inestimabile, l’Italia troppo spesso latita
nelle infrastrutture, nel coordinamento tra istituzioni e singole aree espositive e/o museali,
nella capacità organizzativa e di comunicare, in breve in quella «fruibilità» ed «accessibilità»
che dovrebbero tramutarsi in «accoglienza», specialmente per le persone con disabilità o
con bisogni specifici.
Il Movimento 5 stelle si è costantemente impegnato nel presentare proposte che
avessero l’obiettivo di migliorare e ampliare gli strumenti per garantire la più vasta
gamma di tutele e la fruibilità del patrimonio culturale ​, nello specifico prevedendo che:
● vengano abbattute le barriere architettoniche e si elaborino soluzioni alternative e
condivise finalizzate a garantire una sempre maggiore fruibilità dei beni culturali;
● sia ampliata la capacità di accoglienza, con specifico riguardo alle persone con
disabilità e ai portatori di bisogni speciali, anche temporanei;
● siano previsti appositi servizi didattici per bambini e dedicati alla fruizione
«interattiva» dei musei da parte dei minori e dei giovani e con particolare riferimento
alle Scuole;
● si utilizzino le forme di comunicazione più diverse, sfruttando le più moderne e
aggiornate tecnologie, come la «realtà aumentata» o qualsiasi forma di arricchimento
della percezione sensoriale umana finalizzata alla conoscenza;
● si provveda al miglioramento della ricettività turistica, attraverso recupero, restauro,
risanamento conservativo, manutenzione e riqualificazione di luoghi e itinerari di
interesse storico-artistico in un’ottica di fruizione il più inclusiva possibile;
● siano valorizzati e sostenuti i musei medio-piccoli affinché possano svolgere un ruolo
di intermediazione culturale e di dialogo sul territorio, contribuendo in modo
significativo alla costruzione dell’identità del nostro Paese.Revisione della norma Franceschini in materia di Esportazione
all’estero dei Beni di Interesse Culturale
Nel Disegno di “Legge annuale per il mercato e la concorrenza”, il comma 176, derivato da
un emendamento presentato dal Partito Democratico al Senato, aggiunge una norma che
modifica il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. La norma voluta dal ministro
Franceschini ha alzato le soglie d’età dalla data di esecuzione di un’opera, per l’obbligo di
presentare una richiesta di autorizzazione all’ufficio esportazioni della Sovrintendenza
territoriale, indicando il valore venale dell’opera. Ha inoltre sostituito il valore culturale con il
valore economico, come criterio per stabilire o meno la necessità di ottenere la licenza per
far uscire il bene dal territorio italiano. Infine ha previsto l’autocertificazione del valore di un
bene da parte del mercante d’arte.
Aver sostituito il valore culturale di un bene con il suo valore economico, ha significato
considerare senza pudore tale bene alla stregua di merce. Di là dalla natura commerciale di
un bene culturale, occorre ribadire come il suo «valore» debba rimanere ben distinto dal
significato storico, artistico o letterario. Con l’entrata in vigore di questa norma, gran parte
del patrimonio nostrano di opere del ‘900 rischia di finire all’estero senza incontrare troppi
“ostacoli”, a causa della sottesa rinuncia all’eccezione culturale prevista dal trattato di
Maastricht (1992).
Il Movimento 5 Stelle ritiene, dunque, necessaria l’immediata revisione di quella parte
della Legge per il Mercato e la Concorrenza e il ripristino della fondamentale funzione
di controllo da parte degli organi competenti ​, anche mediante revisione e potenziamento
dell’organico preposto ai controlli, affinché il diritto alla tutela costituzionalmente garantito
possa coniugarsi con una burocrazia più efficiente.
Catalogazione e Digitalizzazione
Avere a disposizione un catalogo unico nazionale e digitale favorirebbe l’accesso e la
diffusione delle informazioni e della conoscenza del nostro patrimonio culturale a fini
di studio, formazione, ricerca, lavoro o svago.
La digitalizzazione potrebbe, inoltre, favorire la creazione e lo sviluppo di contenuti educativi
e didattici per le scuole o di applicazioni nel settore del turismo e nel campo della fruizione
della cultura a seguito dello sviluppo di nuove tecnologie.
Nella Legge di Bilancio 2018 (Atto Senato n. 2960) il Movimento 5 Stelle ha presentato
una proposta per istituire un Fondo dedicato alla catalogazione e digitalizzazione,
affinché il preposto Istituto per il Catalogo e la Documentazione del MIBACT possa
svolgere in concreto la sua attività e completare così il lavoro di “inventariazione e
digitalizzazione” del nostro patrimonio culturale iniziato nel 2014 e naufragato allo scadere
del bando 500 Giovani Per La Cultura disposto nel decreto-legge 8 Agosto 2013, n. 91 (c.d.
“Valore Cultura”), convertito con Legge 7 Ottobre 2013, n. 112.Riteniamo, inoltre, necessaria l’istituzione di un Fondo dotato di risorse adeguate se
si vuole raggiungere l’obiettivo di dotare il nostro Paese di un catalogo unico
nazionale digitale.
Archivi e Biblioteche
Questo importante settore dei Beni Culturali lamenta una ormai inaccettabile carenza
cronica di risorse umane e di finanziamenti mirati alla tutela.
I dati disponibili per il 2016 ci ricordano che per quanto riguarda le biblioteche, a seguito
dell’emanazione del bando del MIBACT “500 Funzionari per la Cultura”, solo 25 posti sono
stati assegnati a funzionari bibliotecari e che il Comitato Archivi e Biblioteche si è dimesso
per protesta, poiché ne sarebbero serviti almeno 37.
A questo dato occorre aggiungere che, tra il 2016 e il 2021, circa il 60% dei bibliotecari
attualmente in organico lascerà il servizio.
Passando al fronte Archivi di Stato la situazione è la stessa se non più critica: a gestire
l’enorme memoria pubblica sono 621 dirigenti archivisti del MIBACT. Il 94,6 per cento di loro
ha più di cinquant’anni. Il 66,3 per cento supera i sessanta.
Infine non bisogna dimenticare che al sistema degli Archivi e delle Biblioteche viene sottratta
gran parte delle posizioni dirigenziali di settore, un’operazione che provoca un taglio nei
settori della tutela di gran lunga superiore ai tagli operati dalle varie manovre che ne hanno
compresso la dimensione sino ad oggi.
Crediamo, quindi, sia indispensabile una ricognizione e valutazione del reale
fabbisogno di risorse umane per raggiungere livelli adeguati di gestione e tutela negli
Archivi e nelle Biblioteche.
Riconoscimento giuridico delle figure professionali che operano
nel campo dei beni culturali
Il mondo delle professionalità nei beni culturali è piuttosto variegato e diversificato e
racchiude al suo interno attività che comprendono tutela, conservazione, diagnosi,
divulgazione e restauro, per citarne solo alcune.
. La maggior parte delle categorie di professionisti che lavorano nei beni culturali lamentano
varie criticità, alcune ormai cronicizzate, che rendono sempre più difficile lavorare nel
settore. Tra queste spiccano la mancanza di riconoscimento giuridico per le nuove
professioni, il ritardo nell’emanazione dei decreti attuativi che rendano efficaci gli
“elenchi dei professionisti” previsti dalla legge 110/2014 ​, la scarsità di risorse
finanziarie destinate a garantire un numero adeguato di addetti e il regolare svolgimento
delle loro attività, il progressivo ricorso al volontariato anche per attività che
necessitano di una specifica formazione professionale ​.
L’approccio di “tutela e valorizzazione” del nostro patrimonio culturale adottato dai variministri che si sono succeduti, non ultimo Dario Franceschini, si è basato su una visione di
mercato finalizzata al profitto, in cui il mestiere altamente qualificato ovvero la professionalità
ottenuta e maturata in anni di studi e di esperienza sul campo, sembra oggi penalizzare chi
possiede tali competenze, sino a raggiungere il paradossale risultato di essere considerata
“quasi” d’intralcio.
Il Movimento 5 Stelle intende portare avanti un percorso per un adeguato
riconoscimento e valorizzazione delle figure professionali che operano nel settore dei
beni culturali, stabilendo dei requisiti minimi per garantire un buon livello di
preparazione dei dirigenti chiamati a gestire il patrimonio culturale. ​Come è pure
fondamentale riconoscere l’importanza e il valore del lavoro svolto da questi professionisti
partendo dalla Scuola e promuovendo dei progetti tesi ad aumentare la conoscenza del
nostro patrimonio culturale, del suo valore e della irrinunciabile azione di tutela e
valorizzazione dello stesso.
Servizi Aggiuntivi nei Musei (Legge Ronchey 1993)
I “servizi aggiuntivi museali” sono stati definiti nell’ordinamento italiano con la legge 14
gennaio 1993, n.4 (c.d. legge Ronchey).
Il Codice dei Beni Culturali include i Servizi Aggiuntivi nel novero delle attività funzionali alla
valorizzazione e alla fruizione dei beni culturali. In tale prospettiva, i Servizi Aggiuntivi
rappresentano quelle attività che mirano sia al miglioramento della fruizione del bene
culturale, sia a favorirne una maggiore conoscenza. Questi servizi includono un’ampia
gamma di attività di ospitalità e di assistenza culturale, svolgendo un ruolo fondamentale per
la fruizione e la valorizzazione del patrimonio, nonché per la promozione e la diffusione della
sua conoscenza. Nell’alveo dei servizi aggiuntivi si inseriscono quindi attività dalla natura più
variegata, orientate in alcuni casi al servizio per il pubblico e in altri casi consistenti in
iniziative di studio e ricerca che si occupano prioritariamente del bene culturale. Cosi, alcune
attività si considerano a tutti gli effetti strumentali alla gestione del bene culturale cui si
riferiscono e di ausilio per i visitatori, come i servizi editoriali, di riproduzione e di
ristorazione, il servizio di vigilanza sui luoghi e gli istituti di cultura. Altre arrivano a
configurare vere e proprie attività di valorizzazione (a titolo puramente esemplificativo si
annoverano il servizio per l’organizzazione di mostre e manifestazioni culturali nonché
iniziative promozionali, di didattica museale etc.).
La presenza, de facto, dell’imprenditorialità privata all’interno del sistema culturale e della
gestione dei servizi aggiuntivi museali è una dimensione oramai consolidata e comprende
anche attività di valorizzazione la cui competenza, a nostro avviso, va restituita alla sfera
Pubblica, lasciando ai concessionari privati i soli servizi di bigliettazione, caffetteria,
ristorazione e guardaroba.
Per questa ragione proponiamo una revisione delle condizioni di concessione di
gestione dei servizi aggiuntivi in sede di rinnovo, tramite bando pubblico, delle
convenzioni tra musei statali e società private concessionarie.Valorizzazione dei distretti turistico-culturali
Negli ultimi anni la spinta alla valorizzazione del nostro patrimonio culturale è stata tutta
concentrata solo sui grandi poli di attrazione turistica, dimenticando l’importante ruolo della
cultura come fattore di aggregazione di territori e di comunità attraverso la riscoperta di una
storia e di tradizioni comuni che affondano le proprie radici nei luoghi storici, nei paesaggi e
nel patrimonio culturale in cui le comunità vivono immerse.
È giunto il momento di promuovere un modello di “Cultura diffusa” nel solco di ciò che il M5S
propone nel settore dell’Istruzione pubblica, in cui le istituzioni scolastiche svolgono la
propria attività, intrecciando sapientemente le discipline con il territorio e il suo patrimonio.
Allo stesso modo, un modello di “Cultura diffusa” semina sul territorio iniziative culturali
animando piazze, quartieri e in generale tutti quei luoghi che costituiscono le periferie delle
città e del nostro Paese.
Per dare un respiro unitario a questo tipo di iniziative culturali è necessario individuare e
definire dei “Distretti Culturali” nei quali fare una progettazione partecipata, varando
un piano strategico di rigenerazione urbana e sviluppo sostenibile, ​in linea con la
vocazione culturale del distretto. Pensiamo che, in pratica, si debba giungere a una pratica
virtuosa di tutela e promozione del patrimonio storico, culturale e naturalistico, seguendo il
principio del “fare rete” ​.
Il Codice dello Spettacolo dal Vivo
La recente approvazione del «Codice dello Spettacolo dal Vivo», sebbene sia la prima legge
dal dopoguerra a oggi che regolamenta un settore notevolmente ampio, che comprende la
musica, il teatro, la danza, il circo e gli spettacoli viaggianti, rappresenta una vittoria a metà.
Nonostante il Codice preveda un aumento progressivo del Fondo Unico per lo Spettacolo
(FUS), i rischi sono sempre gli stessi: la continua e irrazionale privazione di risorse del FUS
a copertura di nuovi provvedimenti legislativi e il conseguente ampliamento della platea dei
beneficiari trasformano, paradossalmente, un incremento destinato a produrre benefici
economici in una pioggerella di risorse insufficienti a molti. Un alibi per motivare la volontà di
demandare al privato il sostegno di questo settore e quindi la progressiva riduzione degli
interventi pubblici a sostegno.
Il Movimento 5 stelle si è sempre battuto per rilanciare il settore e per difendere i lavoratori
del comparto, umiliati dalla mancata valorizzazione da parte di una politica priva di una
visione d’insieme e che corre ormai sempre sui soliti binari senza vedere le opportunità
offerte della valorizzazione di certi settori.
Crediamo sia pertanto di fondamentale importanza cambiare il senso di marcia e per
questo:
● riconoscere il valore culturale dei lavoratori del comparto e garantire tutela e
riconoscimento giuridico (per le specificità del comparto sia dal punto di vista della
retribuzione sia da quello contrattuale e previdenziale);● garantire maggiore trasparenza e aumento delle competenze della governance a
livello centrale, riorganizzando il funzionamento e la composizione del Consiglio dello
spettacolo dando priorità a competenza, esperienza e partecipazione;
● garantire la sopravvivenza e l’autosufficienza del settore, penalizzato in alcuni casi
dalla scarsa affluenza di pubblico, ad esempio prevedendo una progressiva riduzione
dell’Iva sulla bigliettazione, che permetterebbe una riduzione del costo del biglietto e
una maggiore partecipazione del pubblico;
● prevedere maggiori forme di collaborazione per la messa in comune di allestimenti,
strumenti e servizi;
● introdurre sistemi di governance più trasparenti, prevedendo anche forme di “daspo”
per quei soggetti che si sono distinti negativamente per cattive gestioni (nel solco
della norma introdotta per i Sovrintendenti delle Fondazioni Lirico Sinfoniche grazie
all’accoglimento di una proposta del M5S);
● selezionare i componenti degli organi di gestione mediante bandi pubblici anche
internazionali, con l’obbligo di assenza di conflitti di interesse, mettendo fine alle
nomine su base politica;
● garantire continuità degli investimenti e risorse adeguate, sottraendosi a logiche
emergenziali e di corto respiro, accelerando e semplificando criteri e procedure di
assegnazione delle risorse;
● valorizzare competenze multidisciplinari, mettendo in contatto e facendo interagire, in
un reciproco rapporto di valorizzazione, diversi soggetti, facendoli dialogare fra loro,
a partire da Scuola e formazione;
● prevedere istituzioni riconosciute dalle Regioni e dalla Province autonome che
perseguano finalità di pubblico interesse nella distribuzione e nella promozione dello
spettacolo dal vivo, e favoriscano la formazione del pubblico e il sostegno alla
creatività dei giovani artisti nei territori di riferimento, in collaborazione con gli Enti
locali;
● prevedere forme di agevolazione fiscale finalizzate soprattutto ai giovani per la
promozione e lo sviluppo dello spettacolo dal vivo;
● rimettere al centro l’espressione artistica, la qualità del lavoro, l’occupazione, la
salvaguardia di professioni e mestieri e dei relativi requisiti dello spettacolo dal vivo,
rafforzando le opportunità di ingresso alla professione e chiarendone la natura
giuridica, previdenziale e degli ammortizzatori sociali;
Quanto detto vale per tutti i settori dello spettacolo dal vivo, ma ognuno di loro ha le sue
caratteristiche e le sue esigenze.
Danza
L’insistito stato di crisi in cui versano i «corpi di ballo» ha causato nella maggior parte delle
altre Fondazioni Liriche un forte impoverimento che rischia di compromettere il futuro di una
disciplina a cui ha dato i natali proprio il nostro Paese e un’intera generazione di giovani
talenti.
Ci chiediamo dove andranno tutti i giovani italiani che vorranno intraprendere la carriera di
danzatori se nel Paese non sussiste un bacino di assorbimento di tutti questi talenti.L’ altro aspetto critico, che è stato possibile sciogliere grazie a una proposta del Movimento
5 Stelle, è la mancanza di criteri e requisiti organici per ottenere l’abilitazione
all’insegnamento della disciplina ​. Una lacuna che fino ad ora ha minato la qualità
complessiva dei corsi offerti e in generale ha messo in pericolo l’autorevolezza dell’Italia in
questo settore nel contesto internazionale.
Il Movimento 5 Stelle ritiene essenziale agire in difesa di quella ricchezza che
rischiamo di veder dispersa, costituita dai corpi di ballo delle Fondazioni e in favore
della danza come disciplina e forma artistica e culturale da promuovere.
Fondazioni lirico-sinfoniche
Per quanto rappresentino un patrimonio prezioso per il nostro Paese, tutelato anche dalla
Consulta, e vittime di gestioni poco oculate e sperperi, le Fondazioni lirico-sinfoniche sono
considerate come fardelli di cui liberarsi. É questa la tendenza normativa iniziata con la
legge Veltroni (che le ha trasformate in fondazioni di natura privata) e che ha ricevuto il
colpo di grazia con il decreto legge 113/2016 che ha affidato le sorti delle fondazioni
lirico-sinfoniche a logiche aziendalistiche.
Il Movimento 5 Stelle – dopo aver vinto una significativa battaglia contro gli «interessi
anatocistici»(quegli interessi, cioè, che producono nuovi interessi determinando una crescita
esponenziale del debito), si è battuto, in via preliminare, per la conservazione della natura
giuridica delle Fondazioni, affinché non si generasse la paventata spaccatura tra istituzioni di
serie A e di serie B e per sanare le criticità ancora esistenti.
Alla luce delle considerazioni in premessa riteniamo quindi utili le seguenti iniziative:
● valorizzare la lirica, riaffermando i valori di cui è espressione;
● rivedere le norme di selezione dei sovrintendenti e dei direttori artistici prevedendo
bandi pubblici anche internazionali, poiché è sulle scelte e sulla competenza di
queste figure che si basa la buona gestione di una Fondazione lirico-sinfonica;
● introdurre norme di contrasto alla presenza conflitti di interesse per i componenti
degli organi di gestione delle fondazioni;
● incentivare le Fondazioni lirico-sinfoniche ad effettuare concretamente il calcolo degli
interessi anatocistici corrisposti sui prestiti bancari e ad utilizzare tale verifica in sede
di rinegoziazione del debito verso istituti bancari.
Teatro
Sul Teatro poco è stato fatto in generale in questi anni. La differenziazione tra Teatri
Nazionali e Teatri di interesse culturale ha replicato il meccanismo, già applicato per le
Fondazioni Lirico-sinfoniche, dei teatri di serie A e Teatri di Serie B. Spesso, dietro tale
differenziazione, si celano pressioni politiche assolutamente inopportune e a pagarne le
conseguenze sono, come troppo spesso accade, i lavoratori e la qualità della produzione
artistica.
L’Italia, da Nord a Sud, è piena di vive realtà teatrali,piccole o meno piccole, che lavorano su
progetti di ricerca e innovazione, e che spesso raggiungono altissimi livelli in termini
qualitativi, ma che non riescono ad entrare nei sistemi di finanziamento pubblico o, cosa
ancora più difficile, ad avviare un progetto imprenditoriale che si basi sul lavoro dicompagnia.
Riteniamo necessario prevedere delle iniziative che agevolino quei giovani artisti,
attori, registi, che decidano di investire in un progetto imprenditoriale teatrale.
Incentivare la nascita di teatri privati, anche piccoli su tutto il territorio italiano
darebbe, infatti, una svolta alla concezione del teatro ​, ancora troppo legata alla
dimensione dello Stabile, e garantirebbe una maggiore e migliore fruizione da parte del
pubblico. Una programmazione di politiche finalizzate al sostegno del teatro e dell’impresa
teatrale, nonché una visione chiara e a lungo termine, getterebbero le basi per scardinare
vecchi clichés e luoghi comuni, per ridare dignità a questa nobilissima arte.
Il Movimento 5 Stelle si è impegnato a introdurre il riordino della normativa relativa
all’organizzazione e al funzionamento delle scuole di teatro ​.
Inoltre abbiamo denunciato come, al fine di evitare inutili sprechi nella gestione delle risorse
pubbliche assegnate ai teatri e alle fondazioni teatrali, sia necessario garantire trasparenza
nell’utilizzo di risorse pubbliche e introdurre meccanismi di gestione virtuosi. Punto di
partenza imprescindibile per i teatri pubblici o per le istituzioni culturali teatrali,
finanziate con soldi pubblici, è la selezione dei direttori e di figure apicali per mezzo di
bandi pubblici e non attraverso la odiosa pratica delle nomine politiche.
Il Movimento 5 stelle ritiene un atto di crescita culturale, aiutare senza distinzione sia i
piccoli che in grandi teatri.
Tra le azioni che reputiamo importanti vi sono:
● introdurre dei sistemi di finanziamento indiretti per il teatro, per esempio prevedendo
maggiore accessibilità agli spazi idonei per lo svolgimento delle attività artistiche;
● operare una distinzione tra le attività di spettacolo svolte in maniera professionale, da
promuovere e sostenere, e quelle svolte in maniera amatoriale, che devono essere
comunque riconosciute;
● sostenere il teatro di innovazione e ricerca, oggi dimenticato: gran parte dei teatri,
infatti, costretta da logiche commerciali, non riesce più a produrre innovazione.
L’Alta formazione artistica e musicale
L’ AFAM ​, l’Alta formazione artistica e musicale, pur nella sua natura circoscritta e variegata,
rappresenta un piccolo riassunto dell’Italia di oggi: un ambito in cui si intrecciano eccellenze
storiche ed elevati livelli di formazione a realtà in cui sono presenti forti criticità.
Nel suo complesso il comparto continua a versare in una situazione difficile che va
dall’assenza di armonizzazione tra i diversi livelli della formazione artistico-musicale, che
rischiano sovrapposizioni, come tra i conservatori e i licei musicali, alle problematiche,
derivate da una riforma prevista dal 1999 e mai attuata, che affliggono l’Alta formazione
artistica e musicale (AFAM).
Nonostante l’argomento sia stato più volte inserito nell’agenda politica, il riordino del
comparto si è trasformato in un nulla di fatto o meglio in una soluzione a metà.
A ciò si aggiunge la situazione degli studenti che a differenza dei colleghi di altri settori non
hanno certezze neanche sui titoli che con fatica ottengono al termine della formazione.Nel caos generale e in assenza di norme chiare e generali, la gestione delle Istituzioni Afam
è affidata non ad una autonomia che si muove in un contesto di norme generali condivise
ma ad un vero e proprio arbitrio: per cui assistiamo a casi di sprechi economici,
auto-assegnazioni di cattedre, insegnamenti non adeguati, limitazioni di insegnamenti di
determinate materie in spregio al piano di studi etc.
Muovendo in direzione ostinata e contraria, il Movimento 5 Stelle ha sempre difeso il
comparto AFAM, ritenendolo una ricchezza per il nostro patrimonio culturale e per
questo ha sempre sostenuto queste azioni come fondamentali:
● promuovere un nuovo tipo di governance, più meritocratica ed efficiente;
● equiparare a tutti gli effetti titoli rilasciati in accordo con la normativa degli altri Stati
Membri della UE;
● fondare il reclutamento degli insegnanti e di tutto il personale, anche degli organi di
vertice, su procedure selettive pubbliche trasparenti che diano importanza alla
qualità;
● introdurre dottorati di ricerca e dare in generale impulso alla ricerca;
● riconoscere il diritto all’assistenza degli studenti con disabilità come previsto per tutti
gli studenti universitari;
● garantire il diritto allo studio e percorsi Erasmus agli studenti AFAM;
● garantire la qualità dell’insegnamento con adeguati piani di studio e aggiornamenti
degli insegnanti.
Diritto d’autore Open Access
Con l’avvento dei nuovi mezzi e delle nuove tecnologie, quali quelli informatici, la filosofia
sottesa alla fruizione delle opere creative si va sempre più modificando nella direzione della
condivisione e il libero scambio di materiale testuale, video e audio, e dunque di idee, opere
e creazioni, che non vanno necessariamente in direzione di «lucro», ma molto più spesso
verso finalità di arricchimento sociale e culturale.
L’attuale impianto normativo, seppure lievemente corretto dalla normativa recente, risulta
ancora incompleto anche per ciò che concerne il settore della intermediazione e della
riscossione dei diritti d’autore, incentrato com’è su un numero circoscritto di soggetti e senza
una completa apertura al mercato e alla concorrenza. Peraltro, entro l’insistita
trasformazione che investe l’universo del sapere nel suo complesso, anche attraverso il
moltiplicarsi delle diverse fonti di informazione, divulgazione e conoscenza, la tutela del
patrimonio archivistico e librario e una sempre maggiore disponibilità e fruibilità delle fonti
appaiono quali elementi essenziali tanto per preservare, valorizzare e diffondere le nostre
risorse culturali, quanto per il rilancio culturale del Paese. In particolare, considerato che
ancora parte significativa della produzione accademica e legata alla ricerca, data
generalmente alle stampe in riviste, volumi miscellanei o atti di convegni, viene pubblicata
da case editrici accademiche che ne detengono diritti esclusivi, un autore che volesse
pubblicare il suo lavoro in un giornale scientifico di prestigio, archiviandolo ad «accesso
aperto», si troverebbe a infrangere gli accordi di esclusività o copyright posti dall’editore.
L’Open access (o accesso aperto) è infatti una «modalità di pubblicazione delmateriale prodotto dalla ricerca» che ne consente il libero accesso senza restrizioni, e
che pertanto si riferisce alla libera disponibilità, pur nel rispetto del diritto d’autore,
ma senza comportare nessun’altra implicazione ​.
Alla luce di tali considerazioni il Movimento 5 Stelle si impegna a:
● garantire agli autori la possibilità di scegliere liberamente le nuove licenze open,
come “creative common”, “copyleft” o “fair use”, estendendo, nel medesimo tempo,
le modalità di pubblicazione ad accesso aperto per la letteratura scientifica e la
produzione accademica, in modo che esse possano essere messe a disposizione
senza scopo di lucro per la comunità degli studiosi;
● riformare seriamente l’attività di amministrazione e di intermediazione del diritto
d’autore, determinando una condizione maggiormente concorrenziale, aperta al
mercato, e completamente in linea con quanto previsto dalla normativa europea;
Paesaggio
L’avvio del percorso di riforma della pubblica amministrazione tesa, tra l’altro, a semplificare
e a velocizzare i processi decisionali pubblici, coinvolge anche la tutela del paesaggio e
dell’ambiente.
Purtroppo si è scambiato il concetto di semplificazione con quello di compressione della
tutela.
Il primo duro colpo inflitto al paesaggio da quest’ultimo Governo (in continuità quelli che lo
hanno preceduto) è stato il decreto legge c.d. “Sblocca Italia” che ha spalancato le porte alla
cementificazione del territorio e dei paesaggi italiani , in barba all’art. 9 della Costituzione.
Siamo tornati, quindi, alle “deregulation” continue che hanno generato devastanti condoni.
Dopo la Sblocca Italia è arrivata la riforma Franceschini che ha sancito il sostanziale
depotenziamento della figura del Soprintendente, arricchito di nuove funzioni, ma privato di
strumenti per esercitare la tutela. La nuova riforma viaggia a braccetto con la c.d. Legge
Madia, che riorganizza le amministrazioni pubbliche e tocca le capacità di intervento delle
Soprintendenze e dell’istituto della Conferenza dei Servizi.
Ci troviamo di fronte a un sistema concepito per compromettere la funzione di tutela del
patrimonio e del paesaggio, che si espone a rilievi di incostituzionalità per contrasto con il
principio di primarietà e indefettibilità della funzione di tutela di patrimonio e paesaggio.
Ben immaginabile la principale conseguenza: l’allargamento delle maglie di tutela del
territorio che permetteranno altre cementificazioni nelle valli e sulle coste.
Come se non bastasse abbiamo assistito alla semplificazione delle autorizzazioni
paesaggistiche e della valutazione di impatto ambientale, dove le soprintendenze sono
letteralmente superate.
Il Movimento 5 Stelle si è sempre battuto per la salvaguardia del paesaggio
opponendosi con forza a queste scellerate riforme. Intendiamo ridare importanza al
nostro paesaggio, rispettando l’articolo 9 delle Costituzione e annullando queste riforme che
non impongono più limiti a cementificazione, trivellazioni e abbattimento di patrimoni arborei
come nel caso dei millenari ulivi della Puglia in base al progetto del Gasdotto Trans-Adriatico
(TAP).Riteniamo, inoltre, fondamentale attribuire di nuovo le piene funzioni di tutela del
paesaggio alle soprintendenze ​, insieme con la necessità di rendere burocraticamente più
efficiente il lavoro delle stesse.

Questa pagina e’ qui servita solo allo scopo di migliorare l’accesso all’informazione.
Per il programma ufficiale del governo #m5S, si prega di fare riferimento a: http://www.movimento5stelle.it/programma/

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