Parlamento calpestato e la maggioranza si inchina

“Critichiamo da sempre questa riforma alla rovescia, partita con il dimezzamento del finanziamento delle Camere di commercio, per un risparmio medio stimato di appena 5 euro mensili a impresa, e nata su impulso di Confindustria, che il 7 aprile 2014, con lettera dell’allora Presidente Squinzi a Renzi, chiedeva espressamente il definitivo superamento del sistema camerale. Ma ora la maggioranza ha calato le braghe di fronte a un testo del governo che se ne infischia delle condizioni espresse dalla sua stessa base parlamentare”. Così commentano i deputati M5S in Commissione Attività produttive il voto di oggi sui pareri allo schema di decreto legislativo della riforma Madia che muta l’assetto delle Camere di commercio.

“Il testo ha suscitato nel sistema camerale, tra i sindacati e anche in diverse associazioni di categoria, critiche e preoccupazioni circa la sostenibilità finanziaria dell’assetto riformato e rispetto alla tenuta dei livelli occupazionali, condizione richiesta dalla delega della Legge Madia”, aggiunge in particolare il portavoce Marco Da Villa.

“La maggioranza, e soprattutto il Pd, resisi conto della fondatezza delle critiche raccolte nelle audizioni, aveva approvato un parere favorevole allo schema, a condizione che venissero adottati forti correttivi a una riforma pessima. Oggi – rincara Da Villa – possiamo ben dire che, per il governo, un ordine di Confindustria vale molto più del parere del Partito democratico in commissione.

Ci saremmo aspettati a questo punto un moto d’orgoglio da parte dei colleghi di maggioranza con un parere negativo, che peraltro non è nemmeno vincolante. E il M5S ha offerto una possibilità di riscatto alla maggioranza, con il proprio testo contrario che riportava nelle premesse tutte le condizioni rifiutate dal governo”.

“Invece loro hanno preferito lisciare il pelo a Palazzo Chigi che intanto morde la mano. E hanno approvato un ulteriore parere favorevole che segna la resa incondizionata del Parlamento, secondo una deriva ‘governista’ che la riforma costituzionale del 4 dicembre, qualora vincesse il Sì, non potrà che aggravare”, chiudono i portavoce M5S.



FONTE : Novara 5 Stelle