M5S: chiarezza sulla vicenda dei tre medici dirigenti dell’Usl 20 arrestati
M5S: chiarezza sulla vicenda dei tre medici dirigenti dell’Usl 20 arrestati

M5S: chiarezza sulla vicenda dei tre medici dirigenti dell’Usl 20 arrestati


Caso Serpelloni, interrogazione in parlamento. «Vicenda inquietante»

Businarolo e Brusco: «Da un proibizionista del genere si doveva esigere rispetto delle leggi».

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Chiarezza fino in fondo sulla vicenda dei tre medici dirigenti dell’Usl 20, arrestati con l’accusa di tentata corruzione e turbativa d’asta. È quanto chiedono la deputata del Movimento 5 Stelle Francesca Businarolo e il consigliere regionale M5S Manuel Brusco, che hanno presentato due interrogazioni sull’argomento. La parlamentare ha chiesto informazioni in merito al ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione e al ministero per la salute, mentre il consigliere regionale ha formalizzato un’interrogazione alla giunta veneta.

Secondo l’accusa, i tre medici, tutti in servizio al Serd, il Servizio contro le dipendenze di Verona, Giovanni Serpelloni, già a capo delle politiche antidroga durante i governi Berlusconi, Maurizio Gomma e Oliviero Bosco avrebbero preteso una percentuale sulle somme incassate dalla Ciditech, società informatica che aveva realizzato un software, il Mfp, che serviva a gestire i dati riguardanti i consumatori di stupefacenti. Questo programma, sviluppato per l’Ulss 20 di Verona, è stato successivamente utilizzato da oltre duecento strutture sanitarie presenti sul territorio nazionale.

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In particolare i tre medici, in un’occasione, hanno avanzato pretese per centomila euro, in una lettera raccomandata in cui asserivano di possedere «diritti individuali per la realizzazione sul software».
«Si tratta di una vicenda molto grave – spiegano Businarolo e Brusco – che non va sottovalutata.

Gli illeciti associati alla corruzione causano danni erariali e ledono l’immagine della pubblica amministrazione. Ricordo che stiamo parlando di dipendenti pubblici e che questo software era stato acquistato, oltre che dall’Ulss di Verona anche dalla Regione Veneto».

Il quadro è reso ancora più allarmante dalle ipotesi del Gip. «Secondo le carte – proseguono i due esponenti del Movimento 5 Stelle – Serpelloni deteneva il potere assoluto e confidava in un’impunità totale. E appaiono inquietanti le scusa che sembrano state utilizzate: l’ex capo dell’antidroga avrebbe detto che quesi soldi il avrebbe donati alla Caritas.

Il dottor Serpelloni si è contraddistinto per un convinto proibizionismo, accompagnato da repressione e criminalizzazione anche nei confronti dei consumatori di cannabis: un approccio che è tra le cause dell’attuale sovraffollamento carcerario. Da una persona del genere, il minimo che ci si aspetta è il rispetto assoluto delle leggi».



FONTE : Francesca Businarolo