L’Iran e le sorti del Medio Oriente
L’Iran e le sorti del Medio Oriente

L’Iran e le sorti del Medio Oriente

#ObiettivoEsteri

Sono “le più strategiche” per il futuro di tutto il Medio Oriente. Così il giornalista Alberto Negri, da Teheran, ha definito le elezioni in Iran che si svolgono oggi nel Paese.
Del resto, si tratta delle prime elezioni nella Repubblica islamica dopo l’accordo nucleare siglato con gli Stati Uniti nel 2015 e le prime senza la figura carismatica (” il burattinaio”) dell’ayatollah Rafsanjani.
A contendersi la guida del paese saranno il Presidente in carica Hassan Rouhani e il conservatore Ebrahim Rajsi, cui è confluita l’importante adesione del sindaco di Teheran.
Sin dalle prime ore del mattino l’affluenza registrata è stata molto alta e questo dovrebbe favorire Rouhani, la cui vittoria non è però così scontata.
Quello che gli iraniani devono decidere in queste elezioni è se proseguire con i segnali di apertura al mondo esterno, iniziati dall’attuale presidenza, o chiudersi intorno alle politiche ultraconservatrici.
Gli Stati Uniti, intanto, il loro messaggio l’hanno mandato forte e chiaro: Trump, che aveva definito «orribile» l’accordo nucleare pur non mettendolo mai apertamente in discussione, apprenderà del risultato da Riad, in Arabia Saudita, prima tappa del suo viaggio mediorientale che lo porterà anche in Israele, entrambi Paesi acerrimi nemici dell’Iran.
La visita è stata preceduta da sanzioni individuali a esponenti iraniani per gli esperimenti sui missili balistici e vorrebbe facilitare la nascita di un’alleanza tra israeliani e sauditi in funzione anti-Isis e anti-Iran, rispolverando come copertura diplomatica il negoziato con i palestinesi, con l’evidente scopo di legittimare questa “strana” alleanza. Per raggiungere questo scopo, l’accerchiamento dell’Iran, i sauditi offriranno al presidente americano 40 miliardi di dollari di investimenti nei programmi infrastrutturali americani voluti proprio da Trump a patto che il Presidente continui a tenere gli occhi chiusi sui bombardamenti sauditi in Yemen contro i ribelli Houthi.
Ma vista la sua storia recente e la recente affermazione in Siria contro il terrorismo jihadista, possiamo star certi che l’”asse della resistenza” dell’Iran non si spaventerà certo e proseguirà per la sua strada in politica internazionale.

Dal conto nostro conviene analizzare un dato su tutti, quello economico, visto che l’interscambio commerciale Italia-Iran al 2011 ammontava a ben 7 miliardi di euro mentre, con le sanzioni del 2012, è sceso ad appena 1.6 miliardi.
Un calo di oltre il 70% in pochissimi anni.

Come sempre, quindi, non sta a noi fornire giudizi o valutazioni su queste elezioni, ma l’auspicio è che l’Iran torni ad essere un partner fondamentale dell’Italia come lo era prima delle sanzioni.
Oltretutto, un Iran moderato e vicino all’Occidente, sarebbe fondamentale per individuare un percorso di pace in Siria e per la lotta contro l’Isis. L’Italia e l’UE hanno per questo il dovere politico di intavolare un dialogo trasparente con Teheran. Fermo restando che la stessa Repubblica islamica dovrà mettere ordine anche in casa propria, pensiamo agli Hezbollah, alle numerose condanne a morte, a volte senza nemmeno un processo, e al ruolo della donna.



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