lettera aperta di una giornalista italiana ai suoi colleghi

di Riccardo Fraccaro

“Vi prego di leggere e condividere questa lettera aperta di una giornalista italiana ai suoi colleghi. Invece di formulare un appello al voto preferisco pubblicare questo messaggio di una professionista libera e onesta che merita tutta la stima e l’ammirazione di cui sono capace. Abbiamo bisogno di persone così.”

“Ciao a tutti, mi rivolgo a voi a due giorni dal voto per invitare tutti noi a una riflessione corale. Mentre scrivo queste righe sono “immersa” nel sistema mediatico come tutti voi ma vi chiedo cinque minuti della vostra giornata, con la consapevolezza che avremo da seguire i comizi conclusivi di una campagna elettorale a dir poco impegnativa, tra il Pd alle prese con una crisi di nervi culminata in una ‘notte bianca elettorale’ che ci porterà a muoverci tra le piazze dei leader, un centrodestra unito sulla carta ma diviso negli eventi di chiusura, una destra estremista che ci vedrà sparsi tra i palchi e le proteste antifasciste nelle piazze, e un Movimento che, nonostante quanto accade tra le altre forze politiche, continuiamo ostinatamente a dipingere ogni giorno come il maggiore pericolo per la nostra democrazia.

Sulle pagine che quotidianamente firmiamo abbiamo cercato di raccontare ai nostri lettori quanto stava accadendo nel nostro Paese alla vigilia di un appuntamento elettorale che ancora oggi, a poche ore dal voto, non siamo in grado di analizzare nel profondo. Una tornata elettorale dall’esito a dir poco incerto ci ha disorientato e continua a disorientare gli analisti più attenti, che ancora oggi non si azzardano a una previsione certa sul risultato elettorale. Il mio intento, tuttavia, non è questo, non è richiamarvi a cercare di capire cosa accadrà il 5 marzo in Italia. Vi invito piuttosto a un esame di coscienza.

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Vi invito a mettervi davanti a uno specchio, con l’umiltà di chi, credo come la maggior parte di noi, ha iniziato a fare questo lavoro, potenzialmente il più bello e nobile del mondo, con la speranza di informare i cittadini nella maniera più obiettiva possibile, e a farvi qualche domanda.

Secondo voi siamo stati obiettivi nel descrivere lo scenario politico che abbiamo davanti? Siamo stati in grado di fare le domande giuste, anche quando eravamo stanchi, al fianco di amici fotografi e cameramen, delle spinte e delle sgomitate nella ressa? Siamo riusciti a trovare la voglia e il coraggio di fare le domande ‘scomode’ ai leader di partito che ci siamo trovati di fronte in decine di occasioni? Abbiamo con tutti gli schieramenti rispettato o tradito il principio “la notizia prima di tutto”?

Vivo anche io quotidiani momenti di stanchezza fisica e mentale, perché chi dovrebbe darci una linea chiara ci sta facendo passare la voglia di fare il lavoro più bello del mondo, con richieste da parte delle direzioni sempre più pressanti che spesso rispondo a logiche di potere più che alla necessità di informare correttamente l’opinione pubblica. Ciò che vorrei fare è invitarvi a chiedervi se potete andare a dormire tranquilli sapendo di aver avuto davanti Berlusconi e non averlo pressato sui suoi processi e sui suoi conflitti d’interesse, di non averne scritto abbastanza o per niente. Se potete andare a dormire tranquilli, con i vostri figli nelle stanze accanto, sapendo di aver avuto davanti Renzi senza avergli chiesto mai una volta perché il figlio di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore ucciso nel 2010 a Pollica, ha chiesto di togliere il nome di suo padre dai circoli Pd, dopo la decisione dei Dem di candidare Franco Alfieri, ex sindaco di Agropoli, nel collegio del Cilento. Vi chiedo se abbiamo evidenziato abbastanza il paradosso di una militante radicale come Emma Bonino che, pur di restare in corsa in questa tornata elettorale, ha accettato di fare una lista con Tabacci, candidandosi in coalizione con il Pd di Renzi.

Vi chiedo se abbiamo discusso abbastanza, nei salotti dei talk show, davanti a una telecamera o attaccati a un telefono, delle politiche per il Sud di Matteo Salvini.

Sul Movimento 5 stelle ci siamo soffermati forse in modo eccessivo, se non ossessivo. Ma agli altri abbiamo riservato lo stesso trattamento?

È vero, nelle redazioni siamo sempre più pochi, a causa di scellerate politiche editoriali che tagliano risorse preziose e con esse la qualità dell’informazione, e tuttavia non riducono le richieste di servizi. Ma noi abbiamo davvero fatto il nostro dovere? Ci siamo informati a sufficienza si ciò che una forza giovane come il Movimento 5 Stelle stava proponendo per cambiare questo Paese, urlando nelle piazze, come nessuno ha fatto in questi mesi, le parole “mafia”, “corruzione”, “conflitto d’interesse”? E se non lo abbiamo fatto, come possiamo pensare di aver fatto un buon lavoro, come possiamo pensare di avere la coscienza pulita senza aver informato correttamente l’opinione pubblica? Non vi chiedo di stravolgere le pagine dei quotidiani, ormai i danni se ci sono stati sono irrimediabili. Vi chiedo però, a due giorni dal voto, uno scatto di umiltà e di orgoglio: abbiamo fornito una corretta informazione a questo Paese o contribuito con i nostri editori a fare disinformazione? Fare i giornalisti non significa imporsi ciecamente di apparire neutrali ma implica la responsabilità di rispettare chi ci legge ripagando la sua buona fede con un minimo di onestà intellettuale. Noi l’abbiamo rispettata? Se la risposta è no, siamo ancora in tempo per aver il coraggio di cambiare.

Vi lascio al vostro lavoro, con l’augurio di fare la scelta che riterrete migliore per il futuro del nostro Paese e dei vostri figli.
Buon voto a tutti”.