Lettera aperta ai Sindaci soci di Cem: dite no alla fusione con Bea!
Lettera aperta ai Sindaci soci di Cem: dite no alla fusione con Bea!

Lettera aperta ai Sindaci soci di Cem: dite no alla fusione con Bea!

By Gianmarco

letter-600x450

Abbiamo inviato una lettera aperto ai Sindaci soci di Cem Ambiente affinché dicano NO alla fusione con Bea!

———–

Gentile Sindaco, Assessore, Consigliere,

a breve il Consiglio Comunale sarà chiamato ad esprimere un giudizio sul progetto di fusione della società Cem Ambiente S.p.A. con Bea Brianza Energia Ambiente S.p.A.

Con la presente desideriamo illustrarLe i motivi della nostra ferma contrarietà a questa operazione e, nel contempo, avanzare una proposta alternativa.

BEA e CEM: SERVIZI SIMILI O SERVIZI CONTRAPPOSTI?

Analizzando la Relazione Illustrativa del Piano di Aggregazione e Sviluppo Cem/Bea, sono molti i punti poco chiari e gli assunti dati per scontati e non dimostrati. In particolare si fa cenno alla Relazione del Commissario Straordinario Cottarelli che riassume la strategia di efficientamento del settore delle c.d. Società partecipate dal pubblico, ponendo l’attenzione sulla necessità di promuovere l’aggregazione tra partecipate che offrono servizi simili per sfruttare al meglio le economie di scala.

La Relazione Illustrativa del Piano di Aggregazione e Sviluppo Cem/Bea (così come tutti gli altri documenti prodotti a supporto di tale aggregazione) non dimostra in alcun modo la reale sussistenza di tali economie di scala: si limita ad indicare genericamente una riduzione dei costi di gestione del 5%. Tali economie di scala a nostro giudizio non possono realizzarsi in quanto le due società non offrono servizi simili, bensì servizi contrapposti e in competizione tra loro.

La logica e la pratica dimostrano che, in un determinato territorio, tanto meglio lavora il soggetto che effettua la raccolta differenziata, tanto meno lavora il soggetto che, a valle della differenziata, smaltisce il rifiuto residuo. Riunire in una sola società la raccolta differenziata e lo smaltimento del residuo rappresenterebbe un grave errore strategico in quanto l’obiettivo della raccolta differenziata è proprio la minimizzazione del rifiuto residuo da avviare a smaltimento. E’ dunque chiaro che i due servizi sono per loro stessa natura contrapposti e in competizione tra loro. Non a caso la proposta di legge nazionale di iniziativa popolare Rifiuti Zero prevede un preciso obbligo di separazione tra i soggetti che raccolgono e quelli che smaltiscono. La fusione dei due servizi renderebbe nei fatti impossibile l’innovazione e l’evoluzione virtuosa del sistema a partire dallo sviluppo delle raccolte differenziate.

Facciamo nostre le parole del Sindaco di Vanzaghello Leopoldo Giani (centrosinistra), alle prese con l’analogo progetto di fusione tra le società pubbliche Accam (inceneritore di Busto Arsizio) e Agesp, Amga e Amsc (raccolta differenziata):

“Si creerebbe nei fatti un conflitto di interessi nella mission industriale delle varie “business unit”: da un lato la business unit dedicata alla raccolta differenziata avrebbe come mission (supportata dalle politiche attive delle Amministrazioni comunali con campagne di educazione) quella di raccogliere una minore quantità di rifiuti e che la percentuale di raccolta differenziata sia sempre più alta (obiettivo 80% e oltre), mentre la mission della business unit incenerimento avrebbe come obiettivo la maggiore quantità possibile di rifiuti e che questi abbiano la maggior capacità termica per cui con ampia presenza di plastica, carta, cartone ecc (poco differenziata)(1)”.

Dunque non si capisce a cosa si riferisca in concreto la Relazione Illustrativa del Piano di Aggregazione e Sviluppo Cem/Bea quando parla di “sinergie operative e gestionali necessarie per migliorare le proprie performance”.

IL CONTESTO REGIONALE: SOVRACAPACITA’ IMPIANTISTICA E DISMISSIONE DEI FORNI

La valutazione del piano di fusione non può prescindere, a nostro avviso, dal contesto in cui questa operazione si sta concretizzando. Nei mesi scorsi è stato adottato in Regione Lombardia il nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti che certifica in modo molto chiaro come vi sia (oggi e, ancor di più, nel prossimo futuro) uno squilibrio tra capacità di incenerimento e quantitativi di rifiuti indifferenziati prodotti nella nostra Regione. Partendo da questa constatazione di fatto, è stato deciso di perseguire la strada della progressiva dismissione degli impianti di incenerimento lombardi, a partire da quelli più vecchi e meno performanti dal punto di vista ambientale, al fine di riallineare la capacità di incenerimento agli effettivi quantitativi di rifiuti indifferenziati prodotti.

Entro giugno 2015 la Giunta Regionale emanerà le linee guida di tale progetto di decommissioning selettivo degli impianti. Proprio per rendere possibile il decommissioning, il Piano Regionale di Gestione Rifiuti ha superato il concetto di autosufficienza provinciale dello smaltimento per passare ad un più razionale principio di autosufficienza regionale. Ad oggi, i candidati più accreditati a rientrare in questo progetto di dismissione sono gli impianti di Desio, Busto Arsizio, Cremona e Parona, come recentemente argomentato da uno studio di Legambiente (2).

GESTIONE RIFIUTI: UN MONDO CHE CAMBIA RAPIDAMENTE

Al di là dei piani regionali, occorre tenere presente che il mondo dei rifiuti è in rapidissima evoluzione: l’aumento delle raccolte differenziate, la diminuzione della produzione dei rifiuti, l’affermazione delle strategie Rifiuti Zero, la progressiva e inesorabile diminuzione degli incentivi statali all’incenerimento stanno determinando una forte competizione tra gli impianti a suon di ribassi dei prezzi. Un grande vantaggio per i cittadini e le amministrazioni locali, ma anche una vera e propria condanna a morte per gli impianti più vecchi, come ha sottolineato recentemente Pietro Colucci, presidente e amministratore delegato di Kinexia ed esperto di waste management: “dei poco più di 50 inceneritori presenti in Italia, ne resteranno una decina seri e di grandi dimensioni, i più piccoli sono destinati a chiudere”

In questo contesto il forno di Bea, vecchio e di piccole dimensioni, è il classico vaso di coccio tra vasi di ferro, tanto più che allo stato attuale necessita di un rifacimento (con aumento della capacità di incenerimento fino a circa 90 mila tonnellate) per la cifra esorbitante di 20 milioni di euro.

bellusco-e-mezzago-sacco-rosso-470x140

INCENERIMENTO CONTRO SACCO ROSSO (tariffa puntuale)

Il nostro timore è che le reali motivazioni sottese a questo progetto di aggregazione Bea/Cem siano quelle di salvare l’inceneritore di Desio assicurandogli le 57 mila tonnellate di rifiuti indifferenziati prodotti dai comuni soci di Cem e con esse i relativi introiti, necessari per finanziare nel tempo l’operazione di revamping. A nostro giudizio si tratta di una operazione per mettere in sicurezza il forno e, tramite una sorta di vitalizio a spese dei Comuni Cem, garantirgli lunga e prosperosa vita per i decenni a venire, al riparo dai marosi di un settore sempre più ristretto e aggressivo.

Conseguentemente abbiamo serissimi dubbi sul fatto che la nuova società possa avere un reale interesse ad estendere a tutti i comuni soci la tariffa puntuale (sacco rosso) per arrivare all’80% di raccolta differenziata. E’ semplicemente una questione di numeri: i 280 mila abitanti dei Comuni soci BEA sommati ai 450 mila abitanti dei Comuni soci CEM costituiscono un bacino di 730 mila abitanti. Nei Comuni in cui CEM ha sperimentato la tariffa puntuale si è registrato, oltre all’aumento della raccolta differenziata, anche una significativa riduzione dei rifiuti prodotti. In particolare il rifiuto residuo indifferenziato per abitante/anno è risultato pari a 50 kg (contro una media provinciale sopra i 120 kg), perfettamente in linea con i risultati raggiunti su grande scala, per esempio, dal Consorzio Contarina in provincia di Treviso. Ora, 50 kg per 730 mila abitanti fanno 36.500 tonnellate annue da bruciare, un quantitativo del tutto insufficiente per saturare la capacità dell’inceneritore di Bea (90 mila tonnellate).

Se davvero la nuova società adottasse la tariffa puntuale in tutti i comuni soci (con il conseguente aumento della raccolta differenziata e diminuzione dei rifiuti prodotti), si ritroverebbe sostanzialmente nella situazione in cui si trova Bea oggi e dovrebbe andare sul mercato a reperire altre 50 mila tonnellate per coprire la capacità dell’impianto.

E’ quindi del tutto evidente il conflitto di interessi delle diverse “business unit” di cui parla il sindaco di Vanzaghello. L’intento di estendere la tariffa puntuale è in palese contraddizione con le motivazione di fondo che sottendono – a nostro giudizio – a questo progetto di aggregazione (salvataggio del forno desiano).

INTERESSI E POLITICHE CONTRAPPOSTE

Un altro evidente segnale di interessi confliggenti tra BEA e CEM lo si trova nelle rispettive politiche dei prezzi applicati ai clienti/soci. Nella nota congiunta emanata dalle due società per confutare la nostra comparazione dei prezzi applicati dalle varie società brianzole, Cem afferma che “i prezzi del solo smaltimento esposti da CEM ai Soci sono calibrati internamente per disincentivare lo smaltimento finale a favore del recupero.” Bea su questo tema specifico non rilascia alcuna dichiarazione; si dice che a pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina: è del tutto evidente che è suo interesse l’esatto contrario, cioè calibrare internamente i prezzi per disincentivare il recupero a favore dello smaltimento finale. Perché BEA applica un prezzo per il compostaggio della frazione umida spropositato (115 euro) rispetto a quello di mercato (68 euro)? Una quota parte di questo enorme margine va forse a coprire i costi dell’incenerimento dell’indifferenziato, i cui prezzi devono necessariamente rimanere bassi per competere con impianti ben più grandi e moderni? Se così fosse, non si tratterebbe di un calibramento interno dei prezzi che disincentiva il compostaggio dell’umido a favore dello smaltimento dell’indifferenziato? L’esatto opposto di quello che Cem dichiara di fare.

E’ importante notare che, a differenza di CEM, BEA ha in pancia un impianto di incenerimento che per sua natura deve funzionare a pieno regime imponendo forti rigidità nella gestione complessiva dei rifiuti, rigidità che di fatto si contrappongono agli interessi dei Comuni soci. Nella recente storia di Bea vi sono episodi poco rassicuranti: ad esempio, nel 2012 Bea ha proposto ai Comuni soci un contratto di servizio (legato al nuovo piano industriale) con una clausola che vincolava i Comuni stessi a conferire un predeterminato quantitativo di rifiuti indifferenziati da bruciare per un periodo di ben venti anni. Come si può credere che ora abbia davvero interesse ad adottare la tariffa puntuale, aumentare la raccolta differenziata e diminuire alla fonte i rifiuti?

Dato che Bea intende investire 20 milioni di euro per mantenere in vita un impianto vecchio, questo inevitabilmente inciderà in negativo sulle tariffe applicate ai Comuni soci. Ammesso che il revamping riesca, il forno dovrà essere obbligatoriamente alimentato per una ventina d’anni, a regime pieno e costante. E’ per questo che i Comuni soci dovranno garantire un flusso stabile e continuativo di rifiuti da bruciare; diversamente la società dovrà andare a cercare i rifiuti sul mercato, con tutte le difficoltà evidenziate sopra. Nel primo caso i Comuni sarebbero costretti ad abbandonare l’idea della tariffa puntuale, dell’aumento della raccolta differenziata e dei conseguenti benefici economici che ne deriverebbero; nel secondo caso dovrebbero assumersi il rischio finanziario legato alle crescenti difficoltà di reperire rifiuti da bruciare sul mercato per ripagare negli anni l’investimento del revamping.

Per tutte le ragioni sopra esposte, facciamo molta fatica a comprendere quali siano i vantaggi derivanti da questa operazione per i Comuni soci di Cem, che hanno in realtà tutto da perdere e nulla da guadagnare.

137000345324045-BIDONI

LA NOSTRA PROPOSTA ALTERNATIVA: SI ALLA GESTIONE PUBBLICA, SI ALLE AGGREGAZIONI VIRTUOSE, SI AL VERO CICLO INTEGRATO

Siamo stati accusati di essere contrari a priori alla gestione pubblica del ciclo integrato dei rifiuti e alla razionalizzazione degli enti partecipati dal pubblico. Nulla di più falso.

Non siamo affatto contrari alla gestione pubblica dei rifiuti. Consideriamo però profondamente sbagliato parlare di “ciclo” integrato dei rifiuti in presenza di un impianto che incenerisce materia (a fronte di uno scarsissimo recupero di energia). Nel bruciare i rifiuti non c’è nulla di “ciclico”. Si tratta di un processo lineare (estraggo materie prime dall’ambiente, produco oggetti e dopo l’uso li incenerisco) che distrugge risorse invece di riciclarle come madre natura ci insegna. Un processo lineare non più sostenibile in una società con risorse limitate come la nostra. L’unico vero ciclo possibile è quello della strategia Rifiuti Zero (quello cioè che tende al recupero totale dei materiali post consumo mediante la Riduzione, il Riuso, il Riciclo e il Recupero della materia).

Noi siamo assolutamente favorevoli alla creazione di un unico soggetto pubblico che si occupi di tutte le fasi di gestione dei rifiuti finalizzate al recupero di materia, mentre il ricorso alla discarica o all’incenerimento può e deve essere sempre più marginalizzato fino a risultare ininfluente nel giro di pochissimi anni.

Siamo assolutamente favorevoli a vere politiche di riduzione dei costi, efficientamento delle gestioni, aggregazione di società partecipate in un’ottica di spending review. Ma tali aggregazioni devono esprimere una politica industriale coerente con una gestione davvero ciclica e sostenibile dei rifiuti, dal punto di vista ambientale, sanitario ed economico .

In quest’ottica siamo favorevoli all’aggregazione di Cem con altre aziende pubbliche che offrono il suo stesso servizio di raccolta differenziata, per ottenere effetti positivi (economici, operativi, gestionali) dalle economie di scala che ne conseguirebbero. E siamo favorevoli all’aggregazione anche con società pubbliche che gestiscono impianti di trattamento del rifiuto indifferenziato, purché finalizzato al recupero di materia, come quella Fabbrica dei Materiali fortemente voluta dal Partito Democratico di Reggio Emilia in sostituzione del vecchio inceneritore locale (3). E questo soggetto potrebbe benissimo essere Bea, se solo si decidesse ad abbandonare l’ormai sorpassata politica dell’incenerimento e prendesse in seria considerazione un progetto di riconversione dell’impianto in Fabbrica dei Materiali.

Un soggetto pubblico che derivasse dall’aggregazione delle società partecipate che si occupano di raccolta differenziata e trattamento dell’indifferenziato finalizzato al recupero di materia non avrebbe alcun conflitto di interesse insanabile al proprio interno e potrebbe dare vita a quelle politiche virtuose che nel giro di pochi anni lo porterebbero a gestire il 90/95% dei rifiuti prodotti sul proprio bacino di competenza, con grandi benefici anche per le casse comunali e per i cittadini.

Purtroppo oggi l’aggregazione tra Cem e Bea, così come è stata prospettata, è figlia di una visione politica miope che va nella direzione opposta, perseguendo a tutti i costi il salvataggio di un vecchio impianto che non ha più ragione di esistere, a tutto discapito dei Comuni soci di Cem, che in quest’operazione – lo ripetiamo – hanno tutto da perdere e nulla da guadagnare.

Concludiamo questo nostro appello ad opporsi al progetto di aggregazione tra Cem e Bea, prendendo in prestito ancora una volta le sagge parole del sindaco di Vanzaghello:

Gli amministratori che ci hanno preceduto negli anni ’70 compirono una scelta coraggiosa e all’avanguardia per l’epoca: anziché scegliere di scavare un buco per seppellire i rifiuti decisero di costruire un impianto che in quegli anni rappresentava un deciso passo avanti dal punto di vista tecnologico.

Non guardarono solo al costo immediato (la discarica sarebbe costata molto meno) ma concepirono un consorzio di realtà locali che si univano per creare una alternativa alla prassi all’epoca più comune (la discarica più o meno controllata).

A distanza di 45 anni siamo di fronte ad una scelta di analoga importanza strategica: quello che scegliamo oggi avrà conseguenze per il territorio e per la qualità della vita dei nostri concittadini almeno per 30 anni.

Con una visione miope e contingente potremmo decidere di proseguire con la tecnica ormai obsoleta dell’incenerimento e allora sarebbe come se i nostri predecessori avessero scelto la discarica.

Con una visione lungimirante e attenta alla totalità dei bisogni e alla salute dei nostri cittadini non possiamo che scegliere la tecnologia innovativa rappresentata dalla Fabbrica dei Materiali. Continueremmo così nella linea di innovazione tecnologica e attenzione all’ambiente che ha caratterizzato queste amministrazioni comunali.

I nostri padri e i nostri predecessori sarebbero sicuramente d’accordo e sicuramente lo sono anche i nostri figli ed i nostri nipoti.”

Grazie per l’attenzione, i migliori saluti.

Gianmarco Corbetta

Consigliere Regionale

MoVimento 5 Stelle Lombardia

1 http://sipinveruno.altervista.org/joomla/docs/my_docs/nota_5r.pd

2 http://lombardia.legambiente.it/contenuti/comunicati/legambiente-presenta-il-dossier-sugli-inceneritori-lombardi

3 http://www.lafabbricadeimateriali.it/

FONTE: : http://gianmarcocorbetta.it/2014/11/lettera-aperta-ai-sindaci-soci-di-cem-dite-no-alla-fusione-con-bea/