Le jour de gloire est arrivé
Le jour de gloire est arrivé

Le jour de gloire est arrivé

La Francia è in mobilitazione costante contro il jobs act che Hollande, su mandato europeo, vuole imporre al Paese.
Giovedì 26 maggio è stata, infatti, l’ottava giornata di mobilitazione contro una controversa riforma del lavoro approvata dall’Assemblea Nazionale senza discussione né voto, grazie a un particolare cavillo parlamentare.
Stranezze, ma neanche troppo, di un mondo che si crede talmente libero e democratico da poter esportare il suo modello con la forza all’esterno.
In settimana anche in Belgio migliaia di manifestanti sono scesi in piazza contro l’austerità.
In gioco, con le manifestazioni e le mobilitazioni in Francia e Belgio, c’è il futuro dell’Unione Europea, cioè dell’euro, che ci costa la continua rinegoziazione dei diritti per la partecipazione alla zona euro.
Euro e austerità sono due facce della stessa medaglia. Non si può mettere in discussione l’austerità, senza mettere in discussione il suo strumento di morte. Altrimenti, in pochi giorni, si fa la fine di Tsipras e si accetta la nuova “resa” che, nello stupro semantico della nostra epoca, chiamano “piano di aiuti”.
L’umiliazione della Grecia, da sempre cavia da laboratorio della Troika, con la definitiva resa di Syriza di domenica scorsa quando il Parlamento greco ha deciso di dare il via libera al piano di (non) salvataggio, ci mostra il destino di ogni Paese della zona euro che decida di restare nell’unione monetaria.
Una vera e propria macelleria sociale che, a fronte di tagli lacrime e sangue per i cittadini ellenici, porta soltanto il 5% dei 215 miliardi complessivi dei tre piani di salvataggio nelle casse dello Stato, il resto, ovviamente, va alle banche.
In gioco, dunque, con le manifestazioni in Francia e Belgio c’è il futuro dell’eurozona. In gioco c’è un modello sostenibile solo per le grandi oligarchie finanziarie.
A questa lotta per la preservazione dei diritti, si dovrebbero stringere le popolazioni di tutto il continente che attendono con ansia il momento in cui potranno finalmente spezzare le catene dell’austerità e della perdita perenne di diritti e democrazia.
Qualche segnale di resa è arrivato. Il primo ministro Valls ha aperto alle modifiche. Il mandante (padrone) di Hollande ha detto no. Moscovici, ex ministro delle finanze francese ora burocrate del regime di Bruxelles, ha ribattuto che il “jobs act” non si tocca e deve essere approvato così com’è.
Le mobilitazioni in Francia ci dicono che è anche giunto il momento dell’autocritica di un Paese, il nostro, che passivamente sta accettando la distruzione del lavoro ad opera di Renzi e della sua combriccola.
Nell’Italia sotto commissariamento della Troika resta ormai un solo, ultimo, appuntamento che non può essere fallito: il referendum di ottobre per impedire che il renzismo distrugga anche la nostra Costituzione.
Un chiaro NO ad ottobre sarebbe un segnale importante da mandare a Bruxelles e a tutte quelle oligarchie finanziarie che detestano così tanto le democrazie sovrane nazionali.
Per arrivare a quel NO serve la mobilitazione di tutti. Il Jobs Act francese arriverà in Senato dal prossimo 14 giugno, giorno in cui è già stata fissata una nuova grande protesta in Francia. Per le popolazioni europee la battaglia è comune, il regime da sconfiggere anche.

gloire



FONTE : Manlio Di Stefano | Un cittadino in Parlamento