ITALIAONLINE CHIUDE A TORINO: 248 LICENZIATI, IL RESTO TRASFERITI A MILANO

 

L’azienda Italiaonline (ex Seat-Pagine Gialle), che fa capo alla holding lussemburghese della famiglia Sawiris, ha annunciato 400 esuberi in Italia nell’ambito di un piano di ristrutturazione generale.
A pagare in prezzo più alto è la sede torinese, che sarà smantellata: su 489 dipendenti si salveranno solo in 241 (di cui il 60% sono donne) a cui è stato proposto “d’imperio” il trasferimento ad Assago, in provincia di Milano, ma non tutti potranno permettersi il “lusso” di fare i pendolari.
C’è il rischio che questa proposta si trasformi in altri esuberi che colpiranno chi non accetterà lo spostamento. Il resto, 248 persone, perderanno il posto di lavoro.

Eppure, l’azienda ha incassato ben 27 milioni di euro grazie agli ammortizzatori sociali concessi dal #Mise e, a fine 2017, il management ha “elargito” un maxi dividendo da 80 milioni agli azionisti, come ebbi modo di denunciare con un’interrogazione parlamentare a Poletti e a Calenda, con lo scopo di verificare le intenzioni e le scelte aziendali di Italiaonline e con l’obiettivo di favorire l’elaborazione di una seria strategia condivisa dalle parti sociali interessate che avesse come fine prioritario la centralità del rilancio dell’attività aziendale, il rinnovamento dei prodotti e il mantenimento dei livelli occupazionali.

Ma questo non è avvenuto e sulla vertenza è intervenuta anche la sindaca Appendino che ha dichiarato “vergognoso” l’atteggiamento dei vertici di ItaliaOnline che hanno ignorato le richieste di incontro avanzate dalla stessa, prima dell’approvazione del piano industriale.
Il Governo deve intervenire e prendere una posizione netta e chiara con il ministro Calenda (che invece appare impegnato ad iscriversi al Pd) nei confronti dell’azienda, affinché i prospettati licenziamenti vengano ritirati e si attui un vero piano industriale che abbia la finalità prioritaria della riqualificazione del personale e il mantenimento dei livelli occupazionali.

Non è ammissibile che l’ennesima azienda, dopo il caso #Embraco, prenda contributi pubblici e poi licenzi ben 400 dipendenti, senza nessuna garanzia futura.
Tra i miei primi atti parlamentari ci sarà la presentazione di una specifica interrogazione al Mise, affinché il management torni sulle proprie scelte che, se confermate, avranno ricadute sociali devastanti dal punto di vista occupazionale e produttivo.

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FONTE : Tiziana Ciprini