Intelligence Collettiva: il concetto di sicurezza

Ciao a tutti, siamo pronti per affrontare il terzo video della serie Informazione, comunicazione e sicurezza. Oggi approfondiremo il concetto di sicurezza, partiremo da alcuni interessanti documenti storici per arrivare alla moderna definizione della società del rischio.

Cosa intendiamo esprimere quando pronunciamo la parola sicurezza? Il significato può variare molto, esattamente come per il concetto di informazione, in relazione alle modalità di comunicazione ed al contesto in cui la utilizziamo.

In primo luogo possiamo dire che la condizione principale per definire un determinato sistema “sicuro” è quella di prevenire o attenuare i rischi che potrebbero comprometterne l’integrità.

La sicurezza, dal latino sine cura «senza preoccupazione», non è altro che la certezza, effettiva o percepita, che un qualunque sistema non subirà danni indesiderati o li subirà in forma ridotta.

La sicurezza è una condizione oggettivamente esente da pericoli o quantomeno garantita contro alcuni di essi.

Nei primi tre video del primo capitolo abbiamo analizzato velocemente, attraverso la contestualizzazione storica di una serie di importantissime innovazioni, come è cambiata l’informazione in relazione al mezzo di diffusione, al linguaggio utilizzato e alla qualità e/o quantità delle fonti disponibili. Il concetto di sicurezza è invece indissolubilmente legato alle nozioni di rischio, minaccia, impatto, vulnerabilità, probabilità e protezione.

L’essere umano, risalendo la scala temporale che abbiamo in parte già delineato, è sempre stato percorso dall’incertezza nei confronti della realtà; percezione di insicurezza che è stato possibile limitare solo creando reti di protezione dal rischio progressivamente più grandi.

Il rischio è quindi la probabilità di un dato sistema o di un socio-sistema di subire un determinato livello di danno da parte di un evento calamitoso di una determinata intensità e attraverso determinate modalità.

Nel periodo preistorico l’uomo aveva poche fonti dirette e comunicava verbalmente con una cerchia ristretta di persone, il rischio maggiore era rappresentato dalle minacce meteorologiche e ambientali, dagli atti di ostilità di altre tribù, dall’incapacità di organizzare un sistema in cui garantirsi il sostentamento utile alla sopravvivenza.

Il continuo progresso umano ed il parallelo processo di civilizzazione hanno fatto sì che nascessero nuove dimensioni decisionali al di fuori delle percezioni, delle capacità e della memoria del singolo: entità astratte che hanno aperto la strada a nuove sfide in ambito sociale, economico, politico e militare.

L’uomo si sente ora parte di una comunità e si organizza, in diverse forme, per gestire questa nuova dimensione, per autoregolamentarsi e dialogare con le altre comunità. Il concetto di sopravvivenza, ormai garantito in modo sempre crescente dall’innovazione tecnologica, lascia il posto ad una nuova importante aspirazione sia personale che collettiva: la prosperità.

A questo punto il concetto di sicurezza non deve essere più applicato solo al singolo individuo, ma deve trovare nuova formula a difesa di un intero sistema organizzato e delle ragioni che ne garantiscono la conservazione, la coesione e lo sviluppo.

Difendere le leggi che regolano i rapporti tra i singoli, i testi che tramandano le conoscenze tecniche, scientifiche e sociali, le risorse che contribuiscono alla crescita ed al benessere, le informazioni che potrebbero rendere più vulnerabili di fronte ad azioni ostili diventa quindi prioritario per qualunque organizzazione umana.

Per capire quanto venga da lontano questa esigenza informativa finalizzata alla previsione dei rischi basti pensare che molte delle definizioni e delle classificazioni che applichiamo ancora oggi al concetto di sicurezza derivano da testi scritti migliaia di anni fa.

«Non procurarsi informazioni sul nemico e combattere per anni per evitare di compensare agenti segreti abili è dunque un’azione che va contro il popolo, è indegna di un generale, di un retto consigliere del sovrano, di una persona che possa raggiungere la vittoria. Infatti, ciò che permette ad un principe illuminato e a un abile generale di sottomettere il nemico e conseguire risultati straordinari è la capacità di previsione. Ma la “capacità di previsione” non è un dono degli Dei, né si ottiene interrogando spiriti e fantasmi, né con ragionamenti o calcoli. Si ottiene impiegando uomini che ci informano sulla situazione del nemico».

Così si legge nel trattato di strategia militare “L’arte della guerra”, ritrovato su rotolo di bambù intorno al III secolo a.C. e attribuito, a seguito di una tradizione orale lunga almeno due secoli, al generale Sūnzǐ (Sun Tzu)[1], che ancora oggi continua ad avere una grande influenza anche nella strategia militare europea e viene associato a molti aspetti della vita, dell’economia e alla conduzione degli affari.

Quando è nato quindi il mestiere di spia? Probabilmente quando il primo uomo di nascosto è andato a vedere che cosa facesse il suo vicino, anche se, quello che sappiamo, è che già nel XVIII secolo a.C. il fondatore dell’Impero babilonese Hammurabi[2] utilizzava le spie infiltrandole tra le fila degli eserciti nemici. Sappiamo che i Persiani avevano una rete informativa di funzionari chiamata “gli occhi e le orecchie del re” e che gli Egiziani in guerra usavano abitualmente delle spie, conosciamo le teorizzazioni dottrinale dei Greci sulla ricognizione e troviamo nella Bibbia stessa il racconto di Mosè che inviava gruppi di esploratori nel paese di Canaan[3] per avere informazioni preliminari su quel popolo.

Da Annibale[4] a Giulio Cesare, dai bizantini agli arabi, dalla Russia ai monaci cattolici, da Gengis Khan[5] a Napoleone, dalle prime forme di guerra globale arrivando fino al moderno scacchiere geopolitico, l’informazione è stata riconosciuta dai detentori del potere economico-politico dominante come la principale arma per la difesa o espansione dei propri interessi.

La prima valutazione importante da fare è che, dalle prime civiltà fino alle moderne democrazie, c’è stato un duplice livello di sviluppo, da un lato un continuo allargamento della cerchia delle figure politiche con accesso ad informazioni di importanza strategica e dall’altro lato l’allargamento di una rete informativa più complessa fatta di tutte quelle figure professionali utili a garantire la sicurezza di un determinato sistema sociale.

I principali mass media hanno avuto sempre una posizione dominante nelle pubblicizzazioni di nuovi modelli culturali, ma il loro potere persuasivo nella moderna concezione dell’informazione partecipata fatta da influencer, city journalist, blogger, opinion leader dei social network, si è molto ridimensionato.

Il cyberspace, oltre ad aver frammentato le fonti di approvvigionamento dell’informazione, ha allargato esponenzialmente il numero delle nuove applicazioni assimilabili al concetto di sicurezza.

Le nuove possibilità sociali, politiche ed economiche offerte da Internet, la rete delle reti, hanno cambiato profondamente il modo di intendere noi stessi, le relazioni che abbiamo con gli altri e con il mondo che ci circonda, il rapporto stesso con la materia.

In un momento di progressiva semplificazione nell’uso della tecnologia abbiamo sviluppato migliaia di applicativi sociali e commerciali che hanno modificato profondamente le nostre abitudini.

Nell’era dell’informazione e nell’attuale situazione geopolitica, quali sono i principali rischi che corre l’uomo e quali le nuove possibilità a sua disposizione?

Lo scopriremo insieme nella prossima pillola. Ciao a tutti 🙂

[1] Sun Tzu (544 a.C. – 496 a.C.) è stato un generale e filosofo cinese, vissuto probabilmente fra il VI e il V secolo a.C. A lui si attribuisce uno dei più importanti trattati di strategia militare di tutti i tempi, L’arte della guerra. Il suo nome di nascita era Sun Wu. Sun Tzu ha avuto un significativo impatto sulla storia cinese e asiatica, sia come autore de L’Arte della Guerra che attraverso le leggende. Tra il XIX e XX secolo il libro di Sun Tzu è cresciuto in popolarità nel mondo occidentale e ha trovato utilizzo in vari ambiti nella cultura sia asiatica che occidentale.

[2] Hammurabi fu il sesto re di Babilonia della cosiddetta I dinastia babilonese. Viene ricordato per aver unificato la bassa Mesopotamia e soprattutto per aver promulgato una raccolta di leggi nota come Codice di Hammurabi, che rappresenta uno dei primi esempi di leggi scritte della storia. Non si conosce esattamente il periodo di regno di Hammurabi in quanto le datazioni per il periodo si basano su allusioni ad eventi astronomici rintracciate in testi paleo-babilonesi dei tempi del re Ammi-Saduqa, che gli astronomi hanno interpretato in modi molto diversi. Negli ultimi decenni si tende ad utilizzare la cronologia media (1792-1750 a.C.).

[3] Canaan è un antico termine geografico che si riferiva ad una regione che comprendeva, grosso modo, il territorio attuale di Libano, Israele e parti di Siria e Giordania.

[4] Annibale Barca (Cartagine, 247 a.C. – Lybissa, 183 a.C.) è stato un condottiero e politico cartaginese, famoso per le sue vittorie durante la seconda guerra punica.

[5] Gengis Khan, nato come Temugin, in mongolo Temuçin, (alto corso dell’Onon, 1162 – agosto 1227), è stato un condottiero e sovrano mongolo. Dopo aver unificato le tribù mongole, fondando l’Impero mongolo, le condusse alla conquista della maggior parte dell’Asia centrale, della Cina, della Russia, della Persia, del Medio Oriente e di parte dell’Europa orientale, dando vita, anche se per breve tempo, al più vasto impero terrestre della storia umana. Fu sepolto in un luogo tuttora ignoto della nativa Mongolia.



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