Indigenous children with disabilities

di Giuseppe Lo Monaco

La violenza e l’intolleranza nei confronti delle popolazioni indigene ormai è una notizia nota e alla portata di tutti. Questi popoli, la cui unica “colpa” è quella di non avere voluto assorbire i modelli societari e culturali del mondo moderno, continuano a non avere pace e ad essere discriminati a tutto campo, essendo spesso privati anche dei diritti più basilari.

Ma c’è una condizione che scatena violenza e intolleranza. L’indifferenza e l’ignoranza, il non sapere, la non conoscenza.

Nel mondo dei social media, dei big data, della ricerca avanzata, delle esplorazioni dello spazio e del microcosmo, ho scoperto che il mondo civilizzato, il mondo che finanzia e specula sullo sviluppo sostenibile non ha mai considerato i bambini indigeni con disabilità.

Bambini a vita che non hanno diritto all’esistenza, perché spesso proprio a causa della loro disabilità vengono abbandonati, isolati, abusati o addirittura uccisi. Una società non può ritenersi veramente egualitaria se non è inclusiva di tutti! Compresi i disabili ed i bambini, tutti i bambini, a cominciare dai più vulnerabili!

In Parlamento europeo, grazie al ruolo di coordinatore nella commissione DROI di Ignazio Corrao, ho potuto proporre uno studio che finalmente portasse alla luce il fenomeno in tutta la sua complessità.

La proposta è stata accettata dagli altri gruppi e lo studio è stato realizzato grazie al coordinamento tra TEPSA e sottocommissione per i diritti umani (DROI) del Parlamento europeo. La pubblicazione è stata preparata da Isabel Inguanzo Ortiz (Universidad Loyola Andalucía).

E’ emerso che i bambini indigeni con disabilità hanno ricevuto scarsa attenzione nella ricerca accademica e nelle politiche di sviluppo. Tuttavia, subiscono discriminazioni a molti livelli, basate su etnia, età, abilità e genere e questo spesso porta a gravi violazioni dei diritti umani. La mancanza di dati, sia sulla prevalenza delle disabilità tra i bambini e i giovani indigeni che su specifiche violazioni dei loro diritti umani, costituisce una seria limitazione a qualsiasi politica intesa a rispettare, proteggere e promuovere i loro diritti umani. Lo studio cerca di identificare queste lacune, indicare alcuni modelli e raccomandare modi per migliorare la raccolta dei dati e la situazione dei bambini indigeni con disabilità in futuro.

Dal quadro complessivo è emersa una scarsità di dati a disposizione e una notevole difficoltà nella raccolta degli stessi, oltre che un´assenza generalizzata di tutela normativa dei diritti dei bambini indigeni con disabilità a tutte le latitudini. La situazione continua a non essere studiata abbastanza. Per queste ragioni, da più parti si ritiene che lo studio sulla disabilità dei bambini delle popolazioni indigene di tutto il mondo, rappresenti il primo strumento scientifico a disposizione delle istituzioni europee.

Lo studio ha tracciato un quadro abbastanza esaustivo degli elementi che accomunano quasi tutti i bambini disabili nelle comunità indigene e la condizione in cui versano, attraverso un campione relativamente esteso.

I principali elementi in comune riscontrati tra le varie comunità campione riguardano: 1) l’assenza del diritto di autodeterminazione; 2) la discriminazione in diverse sfere; 3) la mancanza di attrezzature adeguate alla disabilita`; 4) l’accesso all’assistenza sanitaria; 5) l’estrema povertà`; 6) la discriminazione di genere; 7) l’accesso alla giustizia; 8) la violenza sessuale; 9) l’accesso all`istruzione (specialmente relativa all’insegnamento della lingua): 10) la totale esclusione in situazioni di emergenza; 11) il diritto di partecipazione nei processi decisionali.

L’elemento più preoccupante di questo studio è il concatenamento di molti di questi fattori, che trasforma la già grave condizione della disabilità in una barriera insormontabile.

Le barriere di accesso all’istruzione, ad esempio (l’insegnamento della lingua su tutte), precludono spesso l’accesso alla giustizia e al mercato del lavoro i quali, a loro volta, portano a un non miglioramento della condizione di povertà e a un esclusione sociale; tale esclusione porta a una segregazione in quanto questi bambini non possono interagire in ambienti consoni alla loro crescita e integrazione sociale come le scuole. E questo li condanna per sempre a non avere alcuna possibilità di avere una vita minimamente dignitosa. Non è un caso che, secondo le interviste, molti di questi bambini invece di andare a scuola vengono mandati nelle strade a elemosinare o sono sfruttati sessualmente o in lavori domestici.

Andando ancor più nello specifico, sono stati riscontrati tantissimi casi in cui i bambini disabili vengono tenuti segregati in casa per via della stigmatizzazione nella comunità e, nei casi peggiori, vengono addirittura tenuti legati a letto. In molte comunità i loro membri non sono neanche a conoscenza dell´esistenza di questi bambini semplicemente perché non li hanno mai visti! Tutto questo è il triste risultato delle enormi barriere culturali di alcune culture dove vengono stigmatizzate certe caratteristiche, associando spesso la disabilità a una sorta di maledizione, castigo o punizione dei genitori per qualcosa di sbagliato che hanno fatto nella loro vita.

Povertà e disabilità sono strettamente collegate e creano un pericoloso circolo vizioso. La disabilità infatti peggiora la condizione di povertà (mancanza di istruzione, esclusione sociale e lavorativa, ecc.) la quale a sua volta peggiora ulteriormente la disabilità, precludendo le già flebili opportunità di un riscatto sociale (oltre che l´accesso a cure e attrezzature adeguate).

E´ necessario migliorare la raccolta dati e potenziare il quadro giuridico, concentrandosi su interventi legislativi mirati ed efficaci.

Sarebbe di fondamentale importanza quindi includere in tutte le politiche, azioni e programmi di cooperazione internazionale i bambini indigeni con disabilità, come pure che l`UE garantisca l`intersezionalitá tra indigeni e stati di disabilità nel framework legale internazionale.

Lo Studio

http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2017/603837/EXPO_STU(2017)603837_EN.pdf

 

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FONTE : Ignazio Corrao

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