Il Ponte sullo Stretto di Messina? solo fumo negli occhi dei sudditi elettori e soldi in tasca per gli speculatori.

L’idea di collegare la Sicilia alla penisola italiana risale ad ancor prima del 1870 (data del primo progetto concreto), all’epoca dei Romani che avevano pensato, e secondo alcune fonti realizzato, un ponte su barche e botti. Una soluzione poi abbandonata perché di impedimento al transito delle navi nello stretto. Questo primo progetto è narrato da Plinio il Vecchio che racconta della costruzione, voluta dal console Lucio Cecilio Metello nel 251 a.C., del ponte per trasportare dalla Sicilia 140 elefanti catturati ai Cartaginesi nella battaglia di Palermo.

Il tema del Ponte sullo Stretto di Messina torna puntualmente di attulità durante ogni campagna elettoralee a partire dal 2001, quando i due principali candidati alla guida del governo, Silvio Berlusconi e Francesco Rutelli, annunciarono durante la campagna per le elezioni legislative il loro sostegno alla proposta di costruzione del ponte.

Da sempre la promessa della costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina e’ stata solo fumo negli occhi dei sudditi elettori a cui queste promesse sin’ora sono gia’ costate circa 600 milioni di euro.

Secondo un rapporto della Corte dei Conti nell’arco temporale limitato al solo periodo compreso tra 1982 al 2005, sono stati sostenuti i seguenti costi per un totale di € 128.597.000.

Quanto costerebbe l’opera una volta realizzata e’ difficile da stimare visto la tradizione italica dove ogni opera pubblica a lavori ultimati vede i costi capatultati al cielo.

Secondo il piano economico, approvato dal consiglio d’amministrazione della Stretto di Messina Spa il 29 luglio 2011, il costo complessivo dell’opera sarebbe di 8,5 miliardi di euro.

La somma preventivata non tiene però conto della decisione della Commissione europea di escludere il Ponte sullo Stretto dalle linee strategiche sui corridoi transeuropei, il che comporterebbe una spesa unicamente sostenuta dallo Stato italiano. Solo tali opere, infatti, possono godere del co-finanziamento comunitario.

Il Ponte sullo Stretto di Messina e’ una cattedrale nel deserto. Una cattedrale che unisce due intere regioni prive d’infrastrutture decenti. Con costi altissimi sia di costruzione che di gestione, poca ricaduta occupazionale, e che alla fine sarebbe anche scarsamente trafficata. È quello che rischia di essere il ponte sullo Stretto, l’eterno sogno promesso da trent’anni di governi. Basta dare un’occhiata alle rete viaria di Sicilia e Calabria, le due regioni che il ponte dovrebbe collegare, per rendersi conto della situazione dei collegamenti nell’estremo Sud Italia.
“Ci sono decine di opere che hanno bisogno di manutenzione, strade che versano in condizioni disastrose”, dice Marco Ponti, professore ordinario di Economia dei Trasporti al Politecnico di Milano. “Tra l’altro– continua il docente – queste piccole opere di manutenzione creerebbero lavoro. Tanto lavoro. Per definizione le piccole opere creano maggior occupazione per ogni euro speso, al contrario del ponte: vorrei tanto parlare con chi ha stimato in centomila i posti di lavoro generati dalla sua costruzione”.

Il Ponte sullo Stretto di Messina? solo fumo negli occhi dei sudditi elettori e soldi in tasca degli gli speculatori.

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