Il PD si vergogna perché…ci ha rubato tutto
Il PD si vergogna perché…ci ha rubato tutto

Il PD si vergogna perché…ci ha rubato tutto

Tra tutte le possibili strategie per la campagna elettorale, una domina in assoluto per il Partito Democratico e la sintetizzerei così:
NESSUNO DEVE SAPERE CHE IL CANDIDATO È DEL PD.
Avete capito bene, la strategia dei candidati PD è camuffarsi tra gli altri, sperare che gli elettori più distratti non li riconoscano e vadano a votare perché si sentono di sinistra o di destra.
Guardate questi manifesti di Beppe Sala (Milano), Roberto Giachetti (Roma) e Piero Fassino (Torino), cosa hanno in comune?
Ve lo dico io, l’assenza del simbolo PD.
Loro si sono giustificati dicendo che non lo mettono per rispetto delle altre liste che li sostengono. Balle. Avrebbero potuto metterli tutti ad esempio.
Non lo mettono perché nell’immaginario collettivo oggi, dire PD, fa venire in mente immediatamente Mafia Capitale, Banca Etruria, la corruzione di Tempa Rossa, l’alleanza con Verdini, i favori alle banche e gli oltre 140 indagati o condannati nel solo 2015.
Se avessero messo anche i simboli dei partiti a sostegno poi, avrebbero svelato un’ulteriore vergogna visto che in gran parte dei comuni hanno fatto la grande coalizione contro il M5S imbarcando trombati di tutti i partiti inclusi verdiniani e berlusconiani.
Pensate che Roberto Giachetti, in vista del confronto con Virginia Raggi su Sky di domani, ha chiesto (o forse preteso…) che nel sottopancia che accompagnerà la sua immagine non sia indicato “Partito Democratico”, proprio lui che per il PD è addirittura Vicepresidente alla Camera dei Deputati.
Ve lo immaginate Luigi Di Maio che chiede di non scrivere M5S?
Patetici.
La verità è che ‪#‎IlPdSiVergognaPerché‬ ci ha rubato tutto, dai soldi delle nostre tasse coi rimborsi elettorali e la corruzione fino al futuro, consegnandoci un paese col record storico di disoccupazione.
Il 5 giugno liberiamo le nostre città da questa sciagura chiamata Partito Democratico, votiamo M5S e mandiamoli a casa.

pd ruba



FONTE : Manlio Di Stefano | Un cittadino in Parlamento