Il PD è morto proprio sulla “sua” questione morale
Il PD è morto proprio sulla “sua” questione morale

Il PD è morto proprio sulla “sua” questione morale

Correva l’anno 1981 quando Enrico Berlinguer denunciò la famosa “questione morale” ovvero il fatto che i partiti fossero degenerati, diventando macchine di potere e di clientela, e non facessero più politica.
Ieri, dopo 35 anni, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha ammesso pubblicamente che nel Partito Democratico c’è una questione morale. Era ora. Ci sono voluti 103 tra indagati, condannati e arrestati solo nell’ultimo anno per fargliene rendere conto.
Ovviamente, però, il buon Matteo non poteva fare semplicemente un mea culpa, aveva bisogno comunque di un’arma elettorale così, davanti ad un Fazio in adorazione, è partito all’attacco del M5S accusandolo di dare più importanza ai propri codici di autoregolamentazione che alle leggi dello Stato.
Fermi tutti, qualcosa non torna. Non è proprio questo il concetto stesso di “questione morale”?
Se fosse “questione legale” dovremmo aspettare la magistratura in ultima istanza ma questa è “morale” ovvero di etica interna ai partiti.
Il M5S, ormai lo sanno tutti, ha fatto proprio della questione morale la sua bandiera ed è per questo che si è imposto alcune regole addirittura più stringenti di quelle statali. Noi, infatti:
– Svolgiamo massimo due mandati: evitando così la creazione di reti di potere;
– Candidiamo solo incensurati: evitando così persone in odore di criminalità;
– Ci tagliamo lo stipendio del 50% e rinunciamo ai rimborsi non spesi: così aiutiamo le piccole e medie imprese;
– Portiamo a termine il nostro mandato senza cambi di casacca: se esci dal M5S con noi hai chiuso per sempre perché non hai rispettato il mandato popolare.
Esattamente ciò che intendeva Enrico Berlinguer.
Grazie a queste nostre semplici regole interne, tanto invise al Partito Delinquenziale, riusciamo a mantenere la schiena dritta e a garantire, a chi crede in noi e ai nostri elettori, di operare sempre nel loro interesse.
Sentite come, in poche parole, Alfonso Bonafede mette al muro Walter Verini sulla questione di Filippo Nogarin Sindaco di Livorno.



FONTE : Manlio Di Stefano | Un cittadino in Parlamento