(Il) Nulla
(Il) Nulla

(Il) Nulla

Il recente ed enorme dibattito sulla questione dell’obbligo vaccinale, con riferimenti continui e insistenti sugli aspetti legali, penali e civilistici, ha messo in secondo piano considerazioni che a mio avviso sono piu’ profondi e importanti: quelle relative ai valori.

Genitori che non stanno facendo altro che manifestare un dubbio (forse a voce piu’ alta rispetto al passato e alla luce della violenta coercizione) ed esercitare la loro potesta’ sui figli, ossia garantendo il miglior sviluppo e la loro migliore educazione, negli ultimi mesi sono stati abbandonati dallo Stato, dalla politica, dalla scienza medica (“cui sembra dovuta una sorta di fede cieca che non è dovuta neanche a Dio”, scrive un semplice sacerdote di Siena), da medici e pediatri, dalle istituzioni ecclesiastiche, dalle regioni, dalle scuole e, ora, dai sindaci.

Reietti, intoccabili, emarginati, marchiati, segnalati, additati come untori. Per il solo fatto di farsi delle domande E a chi si DEVE rivolgere un cittadino che si sente a rischio di emarginazione sociale? Al sindaco, appunto, termine che deriva dal latino syndacum che significa “rappresentante di una comunità”.

E qui trattiamo la questione dei valori.

 

Se alcuni sindaci si sono mossi in largo anticipo per far sentire il proprio supporto ai propri cittadini, come il sindaco di Porto Torres, che ha rivolto loro l’invito a “non essere precipitosi”, adoperandosi per fornire ogni informazione possibile. O il sindaco di Vimercate, che partecipa di persona a incontri pubblici alla presenza di genitori di tanti comuni, non solo il suo. O ancora la stessa ANCI che, pur approvando la legge, solleva la questione dei troppi adempimenti a carico delle famiglie.

E poi ci sono sindaci che insultano i genitori. Altri, come quello di Sovico, che ai dubbi di una madre risponde di non condividere e di “non ritenere opportuno procedere ad alcun incontro”. Un altro che fa…nulla. Ma non per modo di dire. Perche’ nulla e’ dovuto e nulla si puo’ fare. La legge e’ legge e va solo applicata. E se un suo cittadino e’ violentato nelle sue convinzioni e nel suo esercizio dei diritti costituzionali, si volta dall’altra parte.

Un sindaco che scrive a una mamma “per quanto riguarda la comunicazione ai cittadini al fine di fornire strumenti ed approfondimenti e diffondere la SENSIBILIZZAZIONE e le corrette informazioni, si procedera’ a momenti istituzionali aperti alla cittadinanza”…. E poi non fa nulla.

Rifiuta un consiglio comunale aperto per discutere delle procedure di accesso a scuola perche’ non e’ uno strumento corretto. Oppure, usando le parole di un consigliere di maggioranza, “non verrebbe nessuno” e “da quando in qua le informazioni alla cittadinanza si fanno in Consiglio comunale”? E non ne propongono altri di strumenti.

Invita a discuterne solo i genitori che ne fanno richiesta, alla faccia del momento “aperto alla cittadinanza”. E intanto la’ fuori, mentre lei e’ dentro nel suo ufficio, e’ una corsa alle informazioni.

Il sindaco di Lissone, perche’ di lei si parla, di fronte alla profonda crisi di coscienza dei genitori, “informa la cittadinanza” limitandosi a postare sul sito comunale un penoso link ai documenti di legge. Che riguarda SOLO il nido pubblico ed e’ pure errato, non trattando neppure il caso dei bimbi gia’ immunizzati. E questo perche’ solo il nido pubblico e’ sotto la sua gestione, le altre scuole sono private e statali e “io non posso fare nulla”.

Allora le ricordiamo volentieri alcuni aspetti che danno forma e sostanza al suo ruolo.

Innanzitutto, le scuole statali oggi non sono di sua competenza. Ma ieri era agevole proporre (imporre?) progetti territoriali legate alla “bellezza” o a Expo. Tra poco si approva il piano per il diritto allo studio col finanziamento alle scuole. Ma lei probabilmente non sa nulla. Come non sa che le scuole, oltre che sue, sono sul suo territorio e cio’ che vi succede deve interessare tutti. E lei dovrebbe sapere che il M5S e i genitori ghettizzati non le faranno sconti sulla sicurezza e la salubrita’ delle scuole che lei sa non essere minimamente a norma. Come puo’ non interessarle quanti bambini non riescono ad accedervi, cosi’ come dovrebbe sapere quanti hanno disturbi cognitivi, quanti sono segnalati a Uonpia, oppure cosa indirizza la scelta per determinate scuole?

Al sindaco, lo sapra’, sono affidati i poteri di programmazione, di controllo e di giudizio sull’operato del direttore generale delle ASL. A proposito, forse dimentica, o non sa, che fa parte di diverse conferenze dei sindaci, a partire da quella del distretto socio-sanitario di Carate, di cui il nostro comune e’ capofila, che ha tra i suoi obiettivi “la promozione di diritti e di opportunità a favore dell’infanzia e dell’adolescenza (legge 28 agosto 1997, n.285)” e la “prevenzione del disagio minorile in ambito scolastico” e, leggendo il Piano di Zona, “individua momenti di raccordo tra servizi sociali e pediatri di libera scelta per lo scambio di informazioni e per definire delle prassi di collaborazione”. Per quanto riguarda la fascia materne, elementari e medie, “offre attività educative, di aggregazione e di socializzazione durante tutto l’anno…” e “favorisce legami sociali in grado di sostenere maggiormente chi si trovi in difficoltà”.

Direi che col risultato di escludere i bambini dalle scuole l’obiettivo della “socializzazione” e’ stato raggiunto!

In generale le politiche sociali (pensavamo ci fosse un ufficio in comune…) “perseguono obiettivi di ben-essere attraverso la realizzazione di un Sistema integrato di interventi e servizi che garantisca qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione e diritti di cittadinanza”. Basta leggere l’area tematica del sito comunale: “il servizio sociale accoglie i cittadini residenti nel Comune di Lissone che vivono una situazione di disagio e li accompagna nell’individuare strategie per affrontarla”. Il SUO regolamento per la disciplina delle prestazioni sociali afferma che occorre “prevenire e rimuovere le cause che pos­sono impedire alla persone di realizzarsi e di integrarsi nell’ambito familiare e sociale, e che possono condurre a fenomeni di emarginazione nella vita quotidiana.

Le ricordiamo alcuni articoli della nostra Costituzione che dovrebbe ben conoscere dato che li richiama spesso negli atti approvati dal suo Comune in ambito sociale:

Articolo 2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalita’, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarieta’ politica, economica e sociale

Articolo 32: La Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettivita’….nessuno puo’ essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La Legge non puo’ in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

E se non fosse ancora chiaro…

Articolo 13: La liberta’ personale e’ inviolabile

Le ricordiamo anche lo Statuto del SUO comune, che dovrebbe guidare il suo operato:

3.5. Il Comune riconosce e tutela i diritti della famiglia

3.8. Il Comune favorisce la partecipazione coinvolgendo la popolazione mediante pubblicazioni, assemblee ed incontri con i cittadini, promuove la discussione e il confronto sui problemi connessi con la realizzazione dei propri fini istituzionali e dei programmi, nonché la gestione dei servizi.

4.2. Il Comune persegue il miglioramento della qualità della vita che favorisca una Comunità felice, dove sia possibile una convivenza civile conforme al principio delle pari opportunità senza pregiudizio per la condizione individuale e di sesso nel rispetto dei valori di cui ogni persona è portatrice.

Lei e’ poi sindaco di una citta’ di 50.000 abitanti ed e’ pure Consigliere provinciale. Per non parlare del fatto che e’ maestra ed e’ incredibile la sua mancanza di sensibilita’ sull’esclusione scolastica di alcuni bambini.

Infine le ricordiamo, semmai se ne fosse dimenticata, che il Sindaco è autorità sanitaria locale. In questa veste, è il responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio e condivide questa responsabilità con il Consiglio Comunale. E controfirma i famosi Trattamenti Sanitari Obbligatori di cui le vaccinazioni obbligatorie di massa ne assumono la forma in modo molto sinistro.

I compiti del sindaco in materia sanitaria sono comunque ampi e conoscere e migliorare lo stato di salute della popolazione è fra i principali.

Il sindaco, di fronte ai pericoli per la salute che questa legge potrebbe causare ha il diritto e il dovere di SOSPENDERNE IL SUO RECEPIMENTO, a sua discrezione e in via cautelare, con un’ordinanza urgente, anche in attesa di comprendere gli esiti delle varie indagini in corso. E che l’inoculazione dei vaccini provochi effetti collaterali e reazioni avverse non lo dico certo io. E il sindaco dovrebbe saperlo.

Di fronte a gravissime violazioni delle liberta’ personali e della diginita’ umana, a una legge violenta, indubbiamente fascista e senza alcun fondamento costituzionale e di buon senso, emergono i valori delle persone, prima ancora delle responsabilita’ legate al proprio ruolo.

Certamente potrà intuire quanto potrà accadere a partire dalle prossime settimane, quando si vedrà aumentare la spaccatura tra chi è vaccinato e chi non lo è (oppure lo è solo parzialmente). I dati vaccinali, seppur coperti dalla privacy, difficilmente rimarranno riservati.

La nostra Comunità è piccola e il rischio di emarginazione e ghettizzazione per i nostri figli e per le nostre famiglie è alto. L’inclusione sociale è un tema di attenzione per l’amministrazione comunale, al pari di altri importanti temi che toccano questa legge, quali la profilassi vaccinale, la tutela della salute in senso esteso, l’istruzione e l’accesso ai servizi di welfare.

Ma di fronte alla probabile emarginazione sociale dei suoi cittadini, lei e le liste che la sostengono, ci hanno informato su cosa hanno fatto e faranno: nulla.

Emanuele Sana

GdL Istruzione e politiche sociali



FONTE : Lissone 5 Stelle – Home

LINK: http://www.lissone5stelle.it/7-notizie/573-il-nulla.html

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