IL MIO INTERVENTO DURANTE IL CONVEGNO “IL LAVORO NELLE PIATTAFORME DIGITALI”

IL LAVORO NELL’ERA DELLA GIG ECONOMY: RESPINTO IL RICORSO DEI RIDERS #FOODORA. LA POLITICA HA IL DOVERE DI INTERVENIRE PER FORNIRE UN QUADRO NORMATIVO REGOLATORIO ALLE NUOVE FORME DI “COTTIMO DIGITALE”

Oltre al danno la beffa. Il Tribunale del lavoro di #Torino ha respinto il ricorso presentato da sei ex fattorini ciclisti di Foodora, i quali avevano intentato una causa civile contro la società tedesca di “food delivery” che aveva deciso di interrompere il loro rapporto di lavoro dopo le mobilitazioni del 2016, in cui chiedevano un giusto trattamento economico e normativo.

Nello specifico, secondo il Tribunale, il ricorso non avrebbe motivo di esistere dal momento che i “rider” sono da considerarsi dei semplici collaboratori autonomi e, dunque, non legati da un rapporto di lavoro subordinato con Foodora.

Si tratta della prima causa di questo genere in #Italia relativa alla cosiddetta #GigEconomy, cioè l’economia dei lavoretti “a chiamata”, che per molti diventa un lavoro non dissimile da uno subordinato, per quanto precario, in cui i lavoratori sono considerati tutti, a torto, “autonomi”, in balia del libero mercato senza regole. Il gig worker diventa così, egli stesso, un lavoratore “a richiesta di consumo”, isolato e atomizzato, spesso e volentieri pagato a cottimo, per meno di 400 euro al mese.

A tale proposito lo scorso anno ho presentato, a mia prima firma, una risoluzione in commissione #Lavoro che impegna il Governo ad adottare normative volte a regolamentare le modalità operative dei datori di lavoro delle piattaforme digitali, facendosi promotore di idonee misure che impediscano comportamenti opportunistici dei giganti digitali che, servendosi di forme di lavoro atipico, non garantiscono sicurezze sociali, tutele e adeguati standard retributivi ai lavoratori.

È necessario, quindi, adoperarsi in maniera più attiva per un maggior coinvolgimento delle parti sociali nella definizione delle regole relative al lavoro svolto nell’ambito della Gig Economy attraverso le piattaforme digitali, onde evitare che siano solo queste ultime a stabilire anche la fissazione di corrispettivi e la mediazione delle controversie.

Se non si interviene quanto prima, la Gig Economy diventerà il nuovo caporalato digitale: occorre, pertanto, superare al più presto il modello del lavoratore “on demand” per riaffermare la dignità del lavoro e approntare politiche redistributive di ricchezza, lavoro e opportunità.

In questo video ripropongo le mie riflessioni e proposte sul tema, illustrate nel corso del convegno “Il lavoro nelle piattaforme digitali”, organizzato dalla Rivista Giuridica del Lavoro e della Previdenza Sociale nell’ottobre scorso.

 

 

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FONTE : Tiziana Ciprini

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