Il condono? Berlusconi sacrifica l’incolumità dei cittadini per i voti degli speculatori

Berlusconi apre al condono. Incredibile.

Come se frane, alluvioni, morti imputabili a dissesto idrogeologico e consumo di suolo non contassero nulla. Ancora una volta un certo tipo di politica strizza l’occhio all’abusivismo, alla speculazione e ai palazzinari, cercando voti che poi – il meccanismo purtroppo è noto – costeranno favori.

Berlusconi dimostra ancora una volta di non prendere nemmeno in considerazione i disastri ambientali, passati e futuri, che decisioni politiche scellerate hanno causato al nostro territorio. Stesso discorso vale per la Lega del suo alleato Salvini, il quale ora finge di non saperne nulla. Verrebbe da chiedersi allora chi, al posto suo, ha firmato il programma del centrodestra.

Basta prendere in giro i cittadini. Basta minacciarne la salute. Basta metterne a rischio l’incolumità.

A differenza loro, il M5S ha un programma chiaro e una voce sola sull’argomento: stop consumo di suolo, no a inutili nuove costruzioni, sì alla messa in sicurezza del territorio: la vera opera pubblica indispensabile per il Paese.

L’Italia è il paese dei condoni. Sanatorie utili da una parte a stimolare il mercato edilizio e andare all’incasso – cosa portino le commistioni fra politica e palazzinari senza scrupoli, lo ha raccontato la cronaca degli ultimi anni – , dall’altra a certificare l’incapacità di Stato, Regioni e Comuni, di amministrare il territorio. È avvenuto nel 1985, quando del milione e mezzo di domande di condono pervenute negli uffici comunali, 230mila furono relative ad immobili abusivi realizzati nei due anni precedenti la norma (ossia quelli causati dall’”effetto annuncio”). È accaduto con il governo Berlusconi, già titolare del record negativo, dopo aver concesso due condoni nel giro di pochi anni.

Tutti questi edifici condonati – la cui superficie totale potrebbe essere comparabile con quella della provincia di Trieste– rappresentano un costo insopportabile per la collettività. Quando si parla di edifici abusivi infatti dobbiamo mettere in conto di realizzare (ovviamente a spese nostre) opere e servizi: acqua, energia elettrica, gas, infrastrutture viarie, trasporto pubblico, ecc. Inoltre gli edifici abusivi sono i più vulnerabili rispetto agli eventi calamitosi. La casa costruita troppo vicino al fiume sarà la prima ad allagarsi, quella sul costone della montagna la prima a franare e quella tirata su in fretta e furia senza fondamenta, la prima a crollare in caso di terremoto. Oggi siamo in grado di dire con precisione scientifica dove sia possibile costruire, e dove invece non lo sia. Allora perché perseverare con politiche che hanno già causato tanta morte e sofferenza? Per interesse, forse? Per poter promettere a favore di telecamera: “Non vi lasceremo soli” dopo ogni disgrazia?

Non venissero poi a raccontarci la storia dell’”abuso per necessità”. La cui introduzione non modificherebbe il quadro normativo. Al contrario, aumenterebbe solo l’”incertezza del diritto”. Ossia la diffusa condizione nella quale si è indotti a commettere reati, proprio perché la probabilità che se ne paghi un prezzo è piuttosto modesta.

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