Gli Studenti hanno bruciato i manichini sbagliati…

Riportiamo qui un atricolo Di Eulalia Grillo pubblicato da https://www.possibile.com in data 30 maggio 2018:

IL REGALO DI GENTILONI A FINE MANDATO: 160 MILIONI DI TAGLI ALLA SCUOLA

La legge di bilancio 2018 ha previsto la riduzione di spesa dei bilanci dei ministeri; il Miur, invece di ridurre esclusivamente il proprio bilancio interno, ha però deciso di intervenire su alcune voci di finanziamento di competenza delle Scuole che riguardano la legge 440, il funzionamento delle istituzioni scolastiche e di una parte del bonus docenti per la valorizzazione del merito.

Ancora una volta quindi – l’avvio più clamoroso fu di Gelmini nel 2011 con il taglio di 8 miliardi e 20.000 cattedre “inutili” – la politica dei tagli attinge alla Scuola, colpisce direttamente il suo funzionamento e le retribuzioni stesse del personale.

Ma vediamo nello specifico di cosa stiamo parlando.

La legge 440 è stata introdotta quasi 20 anni fa dall’alloro ministro Luigi Berlinguer, e stanziava risorse per l’autonomia scolastica, in prevalenza per la progettazione. In passato è già stata oggetto di decurtazione, sempre per mano dell’amministrazione centrale e per coprire precise voci di bilancio scolastico in sofferenza. Si tratta delle risorse per i progetti – alfabetizzazione degli alunni stranieri, recupero degli alunni in difficoltà, progetti contro la dispersione scolastica, di educazione alle differenze e di educazione alimentare e stradale, per dirne solo alcuni -, progetti che la maggior parte degli insegnanti ormai svolgono per una manciata di ore retribuite 17 euro lorde e che rappresentano solo una quota minima di quelle realmente impiegate.

Con l’ulteriore riduzione dei fondi che leggerete di seguito, quanti insegnanti saranno ancora disposti a presentarli e a svolgerli?

Un altro capitolo di spesa che verrà tagliato, dopo che a gran voce se ne era annunciato il rifinanziamento, è il “funzionamento delle istituzioni scolastiche”: si tratta di quella quota che permette alle scuole di acquistare i “generi di prima necessità” della didattica e per il sostentamento quotidiano della scuola, come il toner per le stampanti, la carta per le fotocopie, i materiali per i laboratori di scienze, di informatica, di chimica, di musica, i materiali per l’amministrazione, i gessetti per scrivere alle lavagne e via dicendo.

Insomma, è proprio ciò che è strettamente necessario acquistare per mettere in moto la macchina virtuosa per la formazione e l’educazione dei cittadini e delle cittadine di domani.

Infine, anche sul bonus docenti, in parte utilizzato dal rinnovo del contratto e messo in questo modo nelle tasche dei lavoratori, è stato effettuato un ulteriore taglio di oltre 18 milioni all’anno sulla parte rimanente, senza contare i 5 milioni nel triennio per la formazione del personale docente e dirigente grazie a nuovi programmi che prevedono l’uso delle piattaforme informatiche.

Stiamo parlando di complessivi 160 milioni di euro di tagli alla scuola statale nel triennio 2018- 2020.

E’ scritto nei decreti interministeriali di monitoraggio per la revisione della spesa nei ministeri: “Rispetto alle annualità 2015-2016 e 2017, il cui andamento di spesa (impegnato) è stato crescente anche per effetto dei finanziamenti derivanti dalla legge 107/2015 si dovrà procedere a una riduzione significativa di interventi specifici a favore delle istituzioni scolastiche”.

Nel dettaglio: 35.895.240 euro in meno per il 2018 (8,9 milioni per ogni grado, dalla prescolastica alla secondaria di secondo grado); 36 milioni in meno per il 2019 (9 milioni per ogni grado); 35.350.000 in meno nel 2020 (ancora la media di 8,9 milioni per ogni grado). “La riduzione – continua il documento – comporterà la non attuazione di alcuni interventi specifici a favore de le istituzioni scolastiche”.

Si tratta dell’ ennesima e inaccettabile mortificazione della la scuola statale, del suo personale e della formazione dei nostri ragazzi.