Giù le mani dall’oasi del WWF

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La fiumara Reschia nasce nel territorio di San Nicola da Crissa e attraversa la parte inferiore di Monterosso Calabro. Insieme con il torrente Fallà, il Reschia rappresenta il maggior immissario del bacino dell’Angitola, nel quale confluisce da destra; pertanto, alla salubrità delle acque del Reschia è subordinata quella dell’intera oasi protetta Wwf, di cui costituisce una delle attrattive principali. Durante le Giornate dell’Oasi che il Wwf di Vibo Valentia è solito organizzare in primavera e che richiamano comitive provenienti da tutta la regione, i visitatori non mancano di effettuare escursioni lungo la fiumara, sempre apprezzata per le sue acque cristalline e per la magnifica varietà di flora e fauna che caratterizza tutta l’area che attraversa. Un luogo da preservare, quindi, e per questo l’appello dell’associazione ambientalista alle Istituzioni ad intervenire.

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Oggi ho appreso da un articolo apparso sulla Gazzetta del Sud – del quale si riportano alcuni estratti – che sostanze di dubbia natura sono state scaricate nelle acque del fiume Reschia, uno dei due principali immissari del lago Angitola, oasi del Wwf e zona umida di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar.
Il Wwf di Vibo Valentia, attraverso il presidente provinciale Angelo Calzone ha evidenziato che: “l’acqua si presenta scura, a tratti addirittura nera: segno evidente che a monte vengono immesse sostanze delle quali, al momento, si ignora la natura” (…) “Alto è il rischio che si possa essere in presenza di sostanze nocive per l’ambiente, che alterano la composizione naturale dell’acqua, con conseguenze nefaste per la fauna e la flora del torrente e del lago” mentre “si esclude che il fenomeno possa essere dovuto a scarichi fognari in quanto l’acqua non era maleodorante” (…) “Non mancano i rischi per la salute umana, Infatti, lungo il fiume Reschia ci si imbatte qualche volta nei pescatori di frodo, pur avendo sempre monitorato la situazione, anche attraverso l’intervento del Corpo forestale, per scoraggiare tale pratica. Qualora dovesse essere confermata la presenza di sostanze inquinanti, il pesce pescato nel torrente Reschia costituirebbe un potenziale pericolo per la salute di chi lo consuma”.

L’oasi dell’Angitola, area Sic (Sito di interesse comunitario), è conosciuta per la straordinaria varietà di animali e piante che ospita, vantando anche la presenza di molte specie rare. Oltre a molti volatili e rapaci protetti, che trovano nell’oasi il clima favorevole alla nidificazione, tante sono le specie acquatiche (gallinella d’acqua, diverse varietà di anatra, ma anche martin pescatore, testuggine palustre e nutrice dal collare) che popolano il bacino e i suoi immissari. Quanto alla flora, essa è costituita in prevalenza dal pino d’Aleppo, pioppo nero, salice bianco, ontano nero, eucalipto e quercia da sughero.
Un’alterazione della composizione delle fiumare e, quindi, del lago potrebbe avere ripercussioni devastanti sull’intera oasi, compromettendo il mantenimento delle catene trofiche acquatiche e della vegetazione di sponda.

Attraverso un’interrogazione parlamentare con la collega Dalila Nesci abbiamo interessato il Ministro dell’ambiente e il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo chiedendo: “quali iniziative per quanto di competenza intendano adottare per garantire la tutela dell’oasi che si trova all’interno del perimetro del sito di interesse comunitario “Dune dell’Angitola” e se non ritengano opportuno promuovere una urgente verifica per il tramite del comando dei carabinieri per la tutela dell’ambiente al fine di monitorare i livelli di inquinamento fluviale nell’area scongiurando, al contempo, i pericoli per la flora, la fauna e la salute umana.

La Calabria vive un’emergenza ambientale senza precedenti. Bisogna correre velocemente ai ripari e salvaguardare quelle zone che, proprio come l’oasi dell’Angitola, rappresentano un’ancora di salvezza per la nostra regione.



Tutti i diritti sono degli autori indicati alla fonte: Paolo Parentela : http://paoloparentela.blogspot.de/2017/11/giu-le-mani-dalloasi-del-wwf.html

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