Farnesina e “impiegati a contratto”
Farnesina e “impiegati a contratto”

Farnesina e “impiegati a contratto”

Il lungo lavoro che porterà il Movimento 5 Stelle alla guida di questo Paese, dovrà necessariamente passare dal funzionamento di alcune strutture istituzionali.

Il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, la Farnesina, non solo ci riguarda da vicino ma è senz’altro una struttura affascinante attorno alla quale ruota tutta la politica nazionale. In questi anni stiamo imparando a conoscerne il funzionamento e quei meccanismi che rendono la “macchina” così operativa e funzionale. Studiamo ruoli, competenze e cerchiamo di dire la nostra in merito ad alcune problematiche.
Una di queste è senza dubbio quella legata ai dipendenti che operano presso le sedi estere, nello specifico, i cosiddetti “impiegati a contratto”. Si tratta del personale che lavora presso le ambasciate, i consolati, gli istituti di cultura ecc.
Ad oggi il Ministero ne conta 2720 di cui 2012 a “contratto locale” e 638 a “contratto italiano”.
Ebbene, abbiamo riscontrato che il trattamento retributivo e previdenziale del personale a contratto locale, rappresenta un grosso problema per carenza di omogeneità e adeguatezza salariale.
Succede, quindi, che un impiegato a contratto locale dell’Ambasciata italiana in India guadagni, in proporzione, nettamente meno o nettamente più rispetto all’analogo collega a contratto locale che lavora in Germania.
Ad oggi non c’è una legge che disciplini questo aspetto, o meglio, c’è ed è il DPR n.18 del 1967, ma l’articolo di riferimento, il 157, non risulta essere di chiara ed esaustiva interpretazione.
Vogliamo che sia un’agenzia specializzata, come avviene già col personale diplomatico, a stabilire, tenuto conto del costo della vita, delle condizioni economiche, sociali e sanitarie di ogni Paese, la congruità tra la retribuzione prevista dal contratto e le condizioni del mercato del lavoro locale. Sapremo così con un metodo quasi scientifico a quanto ammonti lo stipendio di un autista a Buenos Aires, di un segretario a Pechino, di un’impiegata amministrativa ad Algeri senza lasciar spazio a interpretazioni di sorta.
Vogliamo inoltre diminuire il divario tra gli impiegati a contratto italiano e quello a contratto locale visto che in alcuni casi i compensi dei primi, a parità di ruolo, superano di oltre il 100% quelli dei secondi.
Vogliamo modificare il rapporto tra rappresentanze diplomatiche e sindacali visto che oggi non è fatto obbligo concordare le modifiche contrattuali necessarie.
Infine, proponiamo una norma sulla trasparenza: vogliamo che ogni sede pubblichi online il numero di dipendenti e le relative retribuzioni. Dati che, ad oggi, sembrano essere segreti.
Tutto ciò l’abbiamo raccolto in una proposta di legge a mia prima firma, che vi presento oggi (goo.gl/Q5Mhr8) e alla quale vi chiedo di partecipare inviando le vostre eventuali integrazioni o modifiche (goo.gl/wn743M).
Questa è la democrazia diretta signori. È questo ciò che siamo!

#ObiettivoEsteri



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