Facebook contro la disinformazione: chiuse 652 pagine

Di Press Report:

Facebook contro la disinformazione: chiuse 652 pagine

Ancora una volta il colosso di Internet, Facebook, si è schierato contro la disinformazione, in seguito ad alcuni eventi estremamente spiacevoli. I recenti attacchi dei troll russi ai profili del Presidente Mattarella e le notizie fuorvianti, presenti anche sul social di Mark Zuckerberg, provenienti da profili iraniani contro la politica proposta dagli Stati Uniti d’America e dal Regno Unito. Il creatore di Facebook ha deciso di usare il pugno di ferro ed ha eliminato 652 pagine che diffondevano notizie ritenute false riguardo la propaganda dei Paesi citati poc’anzi. Parliamone insieme.

Pugno di ferro o soluzione ragionevole?

Nel recente periodo sono state rese pubbliche una serie di quattro campagne di disinformazione, grazie alle quali si sono individuate oltre dieci pagine e più di sessanta profili legati a quest’operazione di propaganda. Gli account non avevano nomi famosi, ed hanno tentato di mantenere un basso profilo, presentandosi come testate giornalistiche di recente creazione, utilizzati poi per tentativi di hacking presso anche profili di alte cariche statali, come ad esempio nel caso del Presidente Mattarella. Il timore, nel recente periodo, ha raggiunto il suo apice quando l’ultima di queste quattro operazioni avrebbe tentato di violare dati appartenenti a banche dati di Intelligence russa ed americana. Gli hacker risultavano provenienti principalmente dall’Iran, e da altri centri minori in Medio Oriente. Zuckerberg, dopo aver valutato attentamente, si è esposto in prima persona sull’accaduto, dichiarando che la mancanza di informazioni su queste circostanze ha portato alla scelta di estirpare il problema alla radice, piuttosto che essere conciliante o trovare una soluzione intermedia. Il rischio che il passare del tempo potesse creare ulteriori problematiche in una situazione, già spinosa di per sé, l’ha spinto ad una decisione drastica. Dalla parte del creatore di Facebook si è schierato anche il numero uno di Microsoft ed i suoi più alti dirigenti, che ha ritenuto la misura preventiva corretta, visti i numerosi attacchi hacker ai governi delle Nazioni più importanti del mondo. Tutto ciò per evitare l’uscita di informazioni estremamente riservate appartenenti ai file secretati ed agli Archivi di Stato, forse anche per evitare un nuovo caso WikiLeaks, con la diffusione internazionale di informazioni da parte dell’australiano Julian Assange.

Non solo il Medio Oriente?

Negli ultimi giorni si è anche parlato di un possibile coinvolgimento di utenti residenti in Russia ai recenti eventi, prontamente smentiti, in seguito allo scandalo dei troll russi divampato sul web meno di un mese fa. L’idea non è quella di schierarsi contro un gruppo politico o un Paese, ma di limitare al minimo, soprattutto in un periodo delicato come questo, la disinformazione e la falsa propaganda dilagante degli ultimi mesi, indipendentemente dalla provenienza. La facilità nell’individuare questi tentativi di violazione sta nei metodi utilizzati: per la stragrande maggioranza si tratta di metodologie compassate e facilmente individuabili, tranne casi isolati, il che ha facilitato il lavoro degli esperti e tecnici informatici. Questi hanno portato a galla quanto è stato fatto, mostrandolo al mondo e dando la possibilità ai colossi di internet, ed anche alle realtà minori presenti sulla rete, di prendere misure di sicurezza e di eliminare questi utenti parassiti, indipendentemente dal fatto che questi potessero essere grandi influencer o persone comuni. L’idea è quella di non contaminare il web né ogni altra possibile fonte in vista delle elezioni di medio termine che si terranno a breve in America. Queste misure preventive sono state prese per evitare di dare vita ad una falsa propaganda e creare caos sul web; Zuckerberg ha scelto di essere molto attento, per mantenere la quiete e la libertà di espressione, purchè sia la verità a prevalere. Anche con le maniere forti, se necessario, pur di garantire a tutti di non dover distinguere notizie vere da informazioni false.

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FONTE : Press Report